Micro e nanoplastiche nell’aria: lo studio del CNR

Nuove prospettive per la sicurezza nei luoghi di lavoro. I dati inediti su PM10 e particelle respirabili: il progetto Cellophane supporta INAIL nella definizione dei futuri limiti di esposizione


Microplastiche aerodisperse: una sfida emergente per salute e industria

Le micro e nanoplastiche nell’aria rappresentano una delle nuove frontiere della ricerca ambientale e della sicurezza sul lavoro. Un contributo decisivo arriva dal progetto Cellophane, coordinato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche attraverso l’Istituto sull’inquinamento atmosferico (Cnr-Iia), con il supporto dell’INAIL nell’ambito del programma BRiC.

Si tratta di uno studio pionieristico nel panorama italiano, focalizzato sull’analisi della presenza di micro e nanoplastiche nella frazione respirabile del particolato atmosferico, le cosiddette PM10, in ambienti di lavoro ad alta intensità di utilizzo di materiali polimerici.


Dove si trovano le microplastiche: i risultati nei contesti industriali

La ricerca ha coinvolto diversi comparti produttivi – tra cui lavorazione di pneumatici, imbottigliamento e industria tessile – evidenziando come le micro e nanoplastiche siano presenti in modo significativo nell’aria, soprattutto nelle aree direttamente interessate dai processi produttivi.

Queste particelle, a differenza delle microplastiche più grandi, sono in grado di penetrare profondamente nell’apparato respiratorio, rendendole particolarmente critiche dal punto di vista sanitario.

Secondo i dati raccolti, la componente organica del particolato PM10 nei punti più vicini alle lavorazioni plastiche può raggiungere percentuali comprese tra il 40% e il 70%, valori sensibilmente superiori rispetto ad ambienti non industriali, dove si attestano tra il 20% e il 40%.

“Il progetto è partito dalla necessità di ottenere informazioni dettagliate, che ad oggi mancano, sulle microplastiche e nanoplastiche aerodisperse, cioè respirabili, soprattutto in ambienti di lavoro dove si processano e utilizzano materiali plastici e quindi dove è più probabile che le concentrazioni di microplastiche in aria siano maggiori che in altri ambienti”

Adriana Pietrodangelo

Additivi plastici e “impronta chimica”: la chiave per il monitoraggio

Uno degli aspetti più innovativi dello studio riguarda l’identificazione degli additivi plastici – come plastificanti, antiossidanti e ritardanti di fiamma – utilizzati come veri e propri traccianti.

Queste sostanze, spesso classificate come inquinanti emergenti, permettono di definire una “impronta chimica” specifica per ogni ambiente produttivo, facilitando il riconoscimento rapido e affidabile della presenza di micro e nanoplastiche nell’aria.

Questo approccio apre scenari concreti per lo sviluppo di tecnologie avanzate di monitoraggio ambientale, fondamentali per la prevenzione e la gestione del rischio.


Verso nuovi limiti di esposizione: il ruolo dei dati per INAIL

Uno degli obiettivi principali del progetto Cellophane è fornire all’INAIL una base scientifica solida per la creazione di un database nazionale.

Ad oggi, infatti, non esistono limiti normativi specifici per le microplastiche aerodisperse generate in modo non intenzionale durante i processi industriali. I risultati dello studio rappresentano quindi un passaggio fondamentale per l’individuazione futura di soglie di sicurezza e fattori di rischio.


Nuovi scenari: stampa 3D e riciclo sotto osservazione

Oltre ai contesti già analizzati, i ricercatori evidenziano come ambienti quali impianti di riciclo delle plastiche o aziende che utilizzano stampanti 3D possano presentare livelli analoghi di contaminazione.

Questi ambiti, ancora poco studiati, richiederanno ulteriori indagini per comprendere appieno l’impatto delle microplastiche aerodisperse sulla salute dei lavoratori.


Una base scientifica per la ricerca futura

Nonostante i progressi, resta ancora aperta la questione della tossicità: al momento non esistono evidenze sufficienti per definire limiti precisi di esposizione. Tuttavia, il progetto Cellophane rappresenta un punto di partenza cruciale per orientare la ricerca futura e per sviluppare normative più adeguate.


Monitoraggio ambientale: da esigenza a priorità strategica

I risultati dello studio rafforzano un concetto sempre più centrale: il monitoraggio continuo della qualità dell’aria negli ambienti di lavoro non è più un’opzione, ma una necessità.

In un contesto industriale sempre più orientato alla sostenibilità e alla sicurezza, la capacità di misurare e interpretare dati ambientali complessi diventa un elemento chiave per proteggere la salute umana e guidare le politiche di prevenzione.

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