Teatro Quirino: in scena “La mandragola” in veste contemporanea come satira del capitalismo senza regole

“Il fine giustifica i mezzi”: è la sintesi del pensiero del noto scrittore e politico fiorentino rinascimentale Niccolò Machiavelli. Ed è anche la morale della sua celebre commedia: “La mandragola”, in scena al Teatro Quirino sino al 19 aprile, per la regia di Guglielmo Ferro, con la partecipazione di Massimo Venturiello e di Maurizio Micheli.

Ed è proprio Massimo Venturiello che oltre a recitare nel ruolo di Messer Nicia, incarna alla perfezione la funzione corale illustrando nel prologo la trama de “La Mandragola” e commentando i momenti salienti dell’intreccio scenico.

La scena si apre su una Firenze contemporanea: una moderna SPA con grandi schermi che riproduce gli highlights delle News e delle quotazioni in Borsa, dove Callimaco un giovane e rampante manager confessa al suo malvagio faccendiere Ligurio, la volontà di sedurre la bellissima Lucrezia, moglie di Nicia, il notaio, architettando un qualche astuto stratagemma.

Sempre lì, si presenta poi Nicia che confessa a Ligurio la sua volontà di avere a tutti i costi un figlio da sua moglie e la necessità di trovare un medico capace, anche di fuori.

Foto di Rita Ricci

E sarà così che Ligurio avrà l’idea di spingere Callimaco a presentarsi come medico fresco di studi in Francia e di consigliare al notaio un innovativo rimedio d’oltralpe: la somministrazione della mandragola, un’erba “medicinale” che poteva rendere la sua sposa subito fertile, ma avrebbe ucciso il primo uomo che con lei avrebbe giaciuto.

Ed è così che Callimaco sarebbe riuscito nell’intento di sedurre Lucrezia e piegarne la virtù, con la complicità del religioso Fra Timoteo – interpretato egregiamente da Maurizio Micheli – e della madre della giovane: entrambi facilmente corruttibili dalla pecunia. Il piano riuscirà alla perfezione, con il consenso del marito, che attenderà nella stanza accanto a quella della moglie la riuscita del “progetto”, contento di poter finalmente generare un erede, a qualsiasi costo.

Apostrofa Venturiello nel suo alter ego corale: «Colui che inganna, troverà sempre chi si lascerà ingannare?». E a ciò si risponde, sottolineando come «sia la forza del desiderio a rendere cieco l’uomo» come nel caso di Nicia.

L’epilogo è una messa collettiva, dove tutti: Messer Nicia e Lucrezia, insieme a sua madre e a Callimaco nei panni del medico e Ligurio, riceveranno la comunione da Fra Timoteo, lasciandosi tutti andare a un ballo dance sfrenato, incuranti delle proprie anime corrotte.

Centoventi minuti che passano velocemente, tra goliardia, divertimento e risate amare. Esilarante è Maurizio Micheli nei panni di Fra Timoteo, il personaggio chiave che dipana la trama, il religioso che rende possibile il piano, assolvendo la giovane dai propri peccati tramite la confessione in cambio di una cospicua somma offertagli dal marito. «L’intera messa in scena si regge sulla figura di Venturiello, che non solo recita, ma svolge una funzione corale» dichiara Micheli.

Fondamentale è, infatti, il duplice ruolo di Venturiello, abile a porre interrogativi etici e risvegliare le coscienze dal sonno morale che la società ha imposto, allora come oggi, per raggiungere il potere e la ricchezza, senza alcuno scrupolo.

Al teatro Quirino dal 7 al 19 aprile

La mandragola

di Niccolò Machiavelli

regia di Guglielmo Ferro

Con Massimo Venturiello, Maurizio Micheli, Antonella Piccolo, Marco Imparato, Guglielmo Poggi, Martina Fatighenti, Enrico Spelta, Matilde Pettazzoni

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