Baby Gang 74: Ragazzi a caccia di uomini di Gabriele Lanci si colloca nel solco del romanzo di formazione italiano, intrecciando memoria storica, cronaca nera e commedia adolescenziale
Il libro prende avvio da un fatto realmente accaduto a Lanciano nel 1974: il suicidio di un bambino di dodici anni, vittima di violenza sessuale, un evento che segnò profondamente la comunità cittadina e che nel romanzo diventa il detonatore di una vicenda narrativa dai toni insieme drammatici e grotteschi.
Trama e contesto storico: Lanciano, 1974
I protagonisti di Baby Gang 74 sono cinque adolescenti tra i quattordici e i sedici anni, appartenenti a contesti sociali e familiari differenti. Sconvolti dalla tragedia che ha colpito il loro quartiere, decidono di mettersi sulle tracce del possibile responsabile. A guidare il gruppo è Paolo, il più grande, che imprime all’amicizia una struttura quasi iniziatica: i ragazzi si definiscono “fratelli” e si vincolano attraverso un giuramento di sangue, trasformando la loro alleanza in una sorta di confraternita segreta.

L’indagine improvvisata si sviluppa in un clima che mescola spirito d’avventura, goliardia e incoscienza tipicamente adolescenziale. I cinque iniziano ad aggredire presunti maniaci in una zona ambigua della città, dando vita a una spirale di violenza che cresce progressivamente di intensità, pur mantenendo spesso un registro narrativo comico e grottesco.
Adolescenza, violenza e giustizia fai-da-te
Uno dei nuclei tematici centrali del romanzo è la riflessione sui rischi della giustizia fai-da-te, soprattutto quando a esercitarla sono soggetti fragili, ancora in formazione. La distanza tra la gravità delle azioni compiute dai ragazzi e la loro immaturità emotiva e morale è costantemente sottolineata dall’autore, che utilizza l’ironia come strumento critico e non come attenuante.
Baby Gang 74 mette in scena il cortocircuito tra trauma collettivo, desiderio di vendetta e bisogno di appartenenza, restituendo un ritratto credibile dell’adolescenza come età della spacconeria, dell’incoscienza e dell’emulazione, ma anche della paura e della confusione identitaria.
Stile narrativo e lingua: il registro comico-grottesco
Dal punto di vista stilistico, il romanzo si distingue per un uso frequente del dialogo, che mima con efficacia la lingua parlata nella Lanciano degli anni Settanta. La narrazione adotta spesso il punto di vista dei singoli protagonisti, riproducendone il modo di pensare, di percepire la realtà e di reagire agli eventi.
Nonostante il contenuto drammatico, il linguaggio resta orientato a un registro comico e goliardico, che aderisce al mondo adolescenziale e ne restituisce le contraddizioni. Il tono grottesco accentua il senso di straniamento e rafforza la critica implicita alla violenza e all’illusione di una giustizia sommaria.
Ricostruzione sociale e politica degli anni Settanta
Ampio spazio è dedicato alla ricostruzione storica e socioculturale della provincia italiana negli anni Settanta. Scuola, quartieri, dinamiche familiari, linguaggi giovanili e prime forme di politicizzazione fanno da sfondo a una vicenda ispirata a fatti realmente accaduti. In questo senso, Baby Gang 74 si configura anche come un romanzo sulla memoria collettiva e sulle ferite irrisolte di una comunità.
Gabriele Lanci: profilo dell’autore
Gabriele Lanci è nato a Sant’Apollinare, presso la Costa dei Trabocchi in Abruzzo. Dopo la maturità classica e la laurea in Lettere, conseguita con una tesi su Guido Morselli (relatori Giacinto Spagnoletti e Umberto Russo), ha svolto l’attività di insegnante di Lettere in Istituti Tecnici e Licei in diverse regioni italiane, dal Piemonte all’Abruzzo.
È autore delle opere narrative Internet Stories (2009) e Ukraina (2022) e ha pubblicato numerose recensioni e saggi su riviste letterarie e culturali come Campi immaginabili, Rivista di studi italiani, Punto d’Incontro e L’Acacia.
Un romanzo di formazione tra ironia e tragedia
Con Baby Gang 74 – Ragazzi a caccia di uomini, Gabriele Lanci firma un romanzo che, pur affrontando una vicenda tragica di cronaca nera, sceglie di aderire allo sguardo adolescenziale, fatto di ironia, eccessi e inconsapevolezza. Ne emerge un’opera che riflette sulla fragilità dell’età giovane, sui pericoli della violenza e sul bisogno di dare un senso al dolore, offrendo al tempo stesso un ritratto vivido dell’Italia di provincia negli anni Settanta.



