Malattie neurodegenerative: PepTiDa ottiene finanziamenti per nuove terapie innovative

Nel panorama della ricerca sulle malattie neurodegenerative, arriva un segnale importante dall’Italia. La start-up PepTiDa, spin-off dell’Università degli Studi di Milano, ha ottenuto un finanziamento di 700mila euro nell’ambito del programma Mnesys, il più ampio progetto nazionale dedicato allo studio del cervello, che coinvolge oltre 800 ricercatori e 90 centri di ricerca.

L’investimento si inserisce nel quadro dei fondi del PNRR destinati alla ricerca avanzata in ambito neuroscientifico, con un piano complessivo di oltre 2 miliardi di euro per sostenere l’innovazione e il trasferimento tecnologico.

PepTiDa: innovazione biotech contro Alzheimer e ischemia cerebrale

Guidata da Tiziana Borsello, docente presso il Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari “Rodolfo Paoletti”, PepTiDa è impegnata nello sviluppo di peptidi neuroprotettivi capaci di intervenire sui meccanismi chiave della neurodegenerazione.

Il cuore della ricerca è rappresentato da SIMBA2, un inibitore altamente selettivo dell’enzima JNK3, che ha mostrato un significativo potenziale nel contrasto di patologie come l’ischemia cerebrale e la malattia di Alzheimer. Oltre al ruolo terapeutico, JNK3 si distingue anche come biomarcatore rilevabile nel plasma, offrendo nuove possibilità per monitorare l’evoluzione delle malattie neurodegenerative.

Secondo Borsello, questo finanziamento rappresenta un passaggio strategico per trasformare anni di ricerca di base in soluzioni terapeutiche concrete. L’elemento distintivo dell’approccio sviluppato da PepTiDa risiede nella combinazione tra elevata selettività del composto SIMBA2 e utilizzo di JNK3 come indicatore periferico, aprendo la strada a diagnosi più precoci, meno invasive e a un monitoraggio in tempo reale dell’efficacia dei trattamenti.

Ricerca e trasferimento tecnologico: il modello Statale di Milano

Il successo di PepTiDa conferma il ruolo centrale della ricerca accademica italiana nel generare innovazione ad alto impatto. Come sottolineato da Monica Di Luca, la capacità della Statale di Milano di trasformare i risultati scientifici in applicazioni cliniche rappresenta un esempio virtuoso di trasferimento tecnologico.

In un contesto in cui le malattie neurodegenerative sono in costante crescita a livello globale, iniziative come quella di PepTiDa dimostrano come la sinergia tra università, ricerca pubblica e investimenti strategici possa accelerare lo sviluppo di nuove terapie, contribuendo a colmare il divario tra laboratorio e pratica clinica.

L’operazione segna quindi un passo significativo non solo per la start-up milanese, ma per l’intero ecosistema della ricerca neuroscientifica italiana, sempre più orientato verso soluzioni innovative, sostenibili e ad alto valore scientifico.

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