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Femminicidio. Ti voglio mia, quindi ti ammazzo. La ‘mattanza’ delle donne

ROMA – 2061 le donne uccise dal 2000 al 2011. 127 nel 2012. 25 dall’inizio dell’anno. Donne uccise da chi diceva di amarle. E’ una “mattanza” delle donne, ed ormai è pressoché quotidiana. In soltanto 24 ore tre donne sono state uccise.

La neo ministra Josefa Idem ha definito il femminicidio “un fenomeno inaccettabile”.  Ed ha aggiunto: “intendiamo costituire un osservatorio nazionale che studi la violenza di genere per capire meglio che fenomeno dobbiamo combattere”. Tre ministeri saranno in prima linea per contrastare gli abusi sulle donne: Pari Opportunità, Giustizia e Interni. Meglio tardi che mai. Sarebbe finalmente utile che lo Stato intervenisse e che considerasse come una priorità  la difesa del sesso femminile, visto che finora è stata una questione a lungo accantonata se non addirittura rimossa, mentre è un problema assolutamente aperto e contingente.

Finora il tema è stato caro solo ai centri antiviolenza (ancora troppo  poco diffusi sul territorio) e forse ai giornalisti,  che ormai quasi tutti i  giorni, parlano in cronaca di femminicidio (e meno male che questa parola  è entrata nel nostro vocabolario ed è uscita fuori dai circoli ristretti!). 

‘Pazzo di gelosia uccide la moglie’ ‘Delitto passionale – strangola la fidanzata’ ‘Tradito dalla moglie la uccide e poi si suicida’. Eppure il delitto d’onore è stato abolito il 5 agosto del 1981.

Ma più o meno sono questi i titoli che leggiamo tutti i giorni sulle prime pagine dei giornali. Insomma il concetto che passa comunemente è che l’uomo uccide per amore. Gelosia + possesso = amore.  Amore? Ma l’amore non dovrebbe essere quel sentimento che comporta comprensione, generosità, desiderio di benessere per il proprio amato? L’omicidio, come la violenza, scatenati da desiderio di possesso e da una gelosia cieca non dovrebbero essere contemplati nell’amore. L’amore è un’altra cosa, non è manipolazione, non è dominio della vita del partner. L’uomo che uccide una donna viene facilmente definito come un “malato d’amore” e l’uccisione della donna viene derubricata spesso come  “un atto d’amore”. Quindi un cazzotto invece che una rosa è un atto d’amore? C’è qualcosa che non funziona. Forse le parole non corrispondono più al senso delle cose. Significherebbe che le donne pagano con la loro vita un atto d’amore?  No, non è così e non può essere così.  In realtà le donne pagano con la loro vita la scelta di poter essere se stesse, di non appartenere ai loro partner, di cercare di sfuggire a quel tipo di gelosia che altro non è che ansia di controllo. Pagano con la loro vita anche quei luoghi comuni, ancora troppo diffusi, che le vorrebbero sempre docili, buone, rassicuranti, accudenti e soprattutto sottomesse, per non alterare gli equilibri di coppia e scatenare conseguentemente la furia assassina. Insomma la donna come oggetto del desiderio, come madre, come santa, ma se si ribella, vittima.  Ma questo è un problema culturale. Per tale motivo sarebbe finalmente importante sradicare una ‘cultura’, che in qualche modo, anche con parole inadeguate, ‘giustifichi’ la follia omicida dell’uomo (che ovviamente non ha la violenza insita nella sua natura) semplificandola e riducendola a epilogo di un amore incommensurabile, mentre è solo l’estrema conseguenza di una cultura del possesso e del”imposizione di ruoli di genere.

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