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Renzi (Cencelli) al governo porta la sua segreteria

E’ il governo di Renzi. Si potrebbe chiudere qui un commento a caldo dopo aver  atteso per più di tre ore che si aprisse la storica porta  del Quirinale da cui escono i protagonisti della vita politica italiana. Si potrebbe ricorrere a congetture di vario tipo, la prima riguarda la durata del confronto.

Che cosa si saranno detti? Napolitano gela gli ardori di Renzi. “Facevo il mio lavoro di routine” ha detto il Capo dello Stato. E fra i più attenti commentatori  si  è subito detto che questa volta non si tratta di un “governo del Presidente”. Per questo Napolitano ha svolto una vera e propria istruttoria, ha usato i poteri che la Costituzione gli affida in modo soft. Non a caso ha tenuto a sottolineare che la scelta dei ministri spetta al presidente incaricato.

Napolitano: “Facevo il mio lavoro di routine”

Renzi, ha fatto sapere l’inquilino del Qurinale, ha fatto il suo lavoro, ha completato la lista, io facevo altri lavori, di “routine” appunto. Insomma, il Presidente in parole povere non ci mette la faccia. Mentre Renzi, un po’ giù di tono,  fa le lodi del suo governo, è il meglio possibile,  ci consentirà di arrivare al 2018, il Capo dello Stato si ,limita a sottolineare qualche elemento di novità, un governo con molti giovani. E tutto finisce qui. Forse le tre ore dentro il Quirinale sono state spese bene.Non lo sapremo mai. Oppure ci sarà un Friedman che racconterà, magari fra qualche anno, cosa si sono detti i due protagonisti della giornata.

Rappresentate col bilancino le correnti Pd

La realtà è questa: il governo di Renzi, appunto, che ha trasferito nei palazzi dei ministeri parte consistente della sua segreteria, del suo staff.  Poi, memore del manuale Cencelli, in puro stile democristiano, ha operato guardando all’interno del suo partito. Una veltroniana, un “giovane turco”, un “bersaniano”, una per la quale Civati aveva espresso forte ammirazione.  Ha smosso un po’ le acque nelle quali navigano gli alleati, si ‘è sbarazzato del vicepresidente. Non ce ne è bisogno dal momento che  il suo staff  e al governo.  Alfano gli avrebbe creato troppi problemi, meglio lasciarlo all’Interno ce lo vedete uno scontro Pinotti- Alfano? Ha dovuto accettare, senza molto gradire, un ministro come Padoan, il più importante della compagine, uno,forse il solo che ha esperienza tecnica e politica, collaboratore di D’Alema e Amato, già direttore della Fondazione Italiani Europei.

Diversi nominati non sono al loro posto

Avrebbe preferito un altro nome, gradito a De Benedetti e al mondo delle assicurazioni ,della finanza. Inutile entrare nel merito dei singoli.Ci sembra che diversi nominati non siano proprio al loro posto. Ma il capolavoro di Renzi, il coniglio tirato fuori dal cappello, riguarda due nomine, uno il presidente uscente, a fine,mandato della Lega nazionale delle cooperative e portavoce della Alleanza fra le tre  più importanti centrali Cooperative,l’altra una imprenditrice che è stata anche presidente dei giovani di Confindustria. Niente da dire. Solo che Poletti  forse era più indicato per il ministero dello Sviluppo. Lo stesso Renzi nel presentarlo ha richiamato il valore,il ruolo delle imprese cooperative. Per quanto riguarda prolemi più specifici, sindacali diciamo, che riguardano il lavoro, le coop hanno una loro specificità. Una considerazione. Renzi è stato spesso criticato perché, di fatto, ignora le forze sociali. Vedete,sembra dire, addirittura ho portato al   governo  le coop e la Confindustria Forse il problema non è questo. Più che ministeri occorre una politica economica e sociale che valorizzi il terzo settore, la cooperazione, l’impresa, il lavoro. Certo non il jobs act.

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