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Governo. Renzi, Mille giorni, ultima chance per il Paese

ROMA – C’è tanta carne al fuoco nel discorso di Matteo Renzi pronunciato quest’oggi prima alla Camera e poi al Senato, durante il quale parla dei “famosi” mille giorni come l’ultima chance per il Paese.

Mille giorni che dovranno bruciare le tappe considerando che cadono esattamente con la scadenza naturale di questo governo. Insomma, c’è tempo fino al 2018, ma non c’è tempo da perdere, avverte il premier. “O ce la fa il governo o  perde l’Italia”, puntualizza l’ex sindaco di Firenze.  L’Italia deve fare le riforme «perché servono a noi stessi», ha dettoil presidente del Consiglio: «Vi chiedo di votare le riforme perché servono innanzitutto a noi stessi».

 

E infine il premier avverte che l’ipotesi di un voto anticipato potrebbe essere preso in considerazione solo se il Parlamento si dimostrasse incapace di fare ciò che è necessario nei «prossimi anni».  «Qualcuno potrà sostenere che sarebbe necessario andare a votare, per alcuni aspetti potrebbe persino essere, dal punto di vista utilitaristico, una buona idea. Ma ogni valutazione sul passaggio elettorale deve essere preceduta dalla valutazione sulla capacità di questo Parlamento di fare le riforme nei prossimi tre anni. Noi chiediamo di abituarci al concetto che si vada a votare a febbraio 2018». «Insomma – ha aggiunto – non abbiamo paura nè del giudizio degli italiani nè del confronto serrato, ma pensiamo sia corretto impostare un ragionamento che ci porti al 2018 a condizione di mettere in campo le riforme necessarie anche su pubblica amministrazione, fisco, lavoro, giustizia, diritti civili, Rai. Questo è il senso del programma dei mille giorni».

 

Guarda il discorso integrale  del premier

Matteo Renzi, nel suo intervento alla Camera con cui traccia le linee di attuazione del programma dell’esecutivo, sprona la politica all’azione, chiede unità per condurre in porto le riforme e minaccia «provvedimenti d’urgenza» se le Camere non approveranno la delega sul lavoro in tempi ragionevoli. E, nel passaggio al Senato, torna a viso aperto sulla prospettiva di voto anticipato: «Potrebbe essere, da un punto di vista utilitaristico, una buona idea» andarci ma, aggiunge, «ogni valutazione sul passaggio elettorale deve prescindere da un ragionamento che riguarda un solo partito. Se il Parlamento – avverte – è nelle condizioni di inserire la marcia giusta e fare leriforme, noi prendiamo l’impegno ad assumere un orizzonte di legislatura e non un orizzonte limitato, andando a votare nel 2018».

«Il mondo fuori di qui ha bisogno di una classe politica che pensi all’Italia e agli italiani e che non si limiti costantemente alla polemica autoreferenziale», dice il presidente del Consiglio nei suoi interventi in Parlamento. Negli ultimi anni «ci siamo guardati troppo allo specchio» e ora «è il momento di aprire la finestra e di guardare fuori.

Di cogliere il messaggio dei cittadini». Per i prossimi tre anni, suggerisce, «lavoriamo su provvedimenti concreti. Poi, al momento dello scontro elettorale, vedremo chi avrà consenso e chi ne avrà di più. Ma fino a quel momento continuiamo a lavorare perchè l’Italia recuperi il proprio ruolo in Europa e l’Europa abbia ancora un senso nel mondo».  La strada da seguire è quella delle riforme e dei ‘Mille giornì, «l’ultima chance per recuperare il tempo perduto». «Siamo disponibili a effettuare un percorso di riforme per cui alla fine si possa anche perdere consenso» e, dice tornando ancora sulla carta elezioni, «sono disponibile a correre il rischio di perdere le elezioni ma non di perdere tempo».  Legge elettorale e lavoro: due tra i provvedimenti più importanti da approvare subito. «Bisogna varare la legge elettorale non per andare al voto, altrimenti non avrebbe senso presentare il programma dei mille giorni, ma per mettere fine alla melina sulle riforme», spiega. Mentre sulla riforma del lavoro avverte i partiti: «Rispettiamo il Parlamento e per questo abbiamo presentato la delega sul mercato del lavoro. Ma siamo pronti a intervenire anche con misure di urgenza perchè non possiamo aspettare un minuto di più. Rispetto il dibattito parlamentare ma rispetto anche le pressioni degli imprenditori che vogliono investire». E proprio agli imprenditori Renzi assicura che il calo del costo del lavoro, iniziato con il taglio del 10% dell’Irap, continuerà anche il prossimo anno. Alla fine dei ‘Mille giornì, spiega in sintesi, ci sarà «un fisco più semplice, meno complesso», «una legge sui diritti civili» e una riforma della giustizia «che deve

cancellare il violento scontro ideologico del passato».  «Se la politica fa la sua parte allora è in condizione di chiedere a un magistrato di fare le ferie come un cittadino qualsiasi». 

 

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