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“Magic in the moonlight”, il nuovo Allen

Esce in Italia il 4 dicembre l’ultima commedia del grande regista newyorchese

 

MILANO – E’ uno dei registi cinematografici più prolifici del panorama degli ultimi cinquant’anni. I suoi film ci hanno fatto ridere, riflettere e commuovere per l’originale e sofisticata rappresentazione delle mille sfumature del complesso e problematico rapporto tra uomo e donna. Le sue commedie più riuscite come “Io & Annie” e “Manhattan” hanno descritto con poesia e ironia la sfera dei sentimenti, della psicanalisi e delle contraddizioni della società americana. Woody Allen, cineasta e intellettuale di razza, 79 anni, ha raggiunto risultati straordinari e realistici quando ha raccontato con sottile introspezione l’universo femminile. Dopo gli Oscar di Diane Keaton, Dianne West e Cate Blanchett, il prossimo 4 dicembre esce il nuovo film del regista newyorchese. Dopo le nevrosi e la crisi economica che permeava “Blue Jasmine”, la pellicola di Allen torna ad esplorare i ruggenti anni ’20.

Scetticismo, magia e amore. Più il brano “You do something to me” del grande compositore Cole Porter come canzone iniziale. Woody Allen in “Magic in the moonlight”, film passato al Torino Film Festival con la Warner, regala una commedia leggera, meno densa di battute del solito, ma con il fascino di un “già visto doc” che comunque incanta.

E’ subito numero di magia in un teatro. Di scena Wei Ling Soo, nome d’arte di Stanley Crawford (Colin Firth) inglese sprezzante tanto illusionista e mago quanto cinico e razionalista che rinnega ogni forma di irrazionale. Anzi si vanta di essere un famoso cacciatore di impostori.

Così quando a lui, che si considera ed è il più famoso mago dell’epoca, si dà la possibilità di smascherare una giovane ragazza che si spaccia medium ed è capace di leggere nel pensiero, Stanley non ci pensa due volte e raggiunge la Costa Azzurra insieme al suo collega e amico Howard Burkan (Simon McBurney) che gli ha segnalato il caso. I due si recano così nella ricca abitazione della famiglia Catledge dove insieme a Grace, la madre (Jacki Weaaver), Brice, il figlio (Hamish Linklater) e Caroline, la figlia (Erica Leerhsen) incontrano finalmente la chiaroveggente Sophie Baker (Emma Stone) che risiede lì insieme a sua madre. Qui si scontreranno per giorni e giorni lo scetticismo radicale di Stanley, non privo di umorismo, e le puntuali risposte della veggente che non manca alla fine di convincere ed anche affascinare il cinico Stanley. Ma la resistenza dell’uomo verso una realtà che non riesce ad accettare, quella di un mondo metafisico, porterà i due ad un inevitabile e continuato scontro. In realtà non sono poche le rivelazioni e i colpi di scena in questo film pieno di citazioni divertite e colte (molte quelle su Nietzsche) ma alla fine, come capita nelle migliori commedie, tutto non è come sembra. E se Stanley dovrà rivedere, almeno per un attimo, il suo radicato e ironico scetticismo, e anche Sophie scoprire che si può essere attratte da un uomo che continua a manifestarle la sua non stima.

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