Mercoledì, 28 Maggio 2014 15:27

Michelangelo ai Capitolini. Intervista a Cristina Acidini

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Cristina Acidini, soprintendente per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il Polo museale della città di Firenze Cristina Acidini, soprintendente per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il Polo museale della città di Firenze

 

Michelangelo e le tensioni del suo spirito.  La soprintendente del polo Museale di Firenze, curatrice della rassegna romana, racconta la filosofia dell'esposizione

Cristina Acidini, qual è la filosofia profonda della mostra 1564 – 2014 Michelangelo, incontrare un artista universale?

«Portare Michelangelo e la sua lunga esistenza, 89 anni fitti di incontri, fitti di committenze, di lavori e di esperienze, è una sfida quasi impossibile da affrontare. Realizzare una mostra su Michelangelo provoca un misto di entusiasmo e scoraggiamento, perché, di fatto, non si può fare: per lui occorre proporre particolari chiavi di lettura e una dimensione comunicativa che narrino le opere “intrasportabili”, gli affreschi, le architetture».

L’uomo e l’artista, quindi.

«Sì. Abbiamo scelto di presentare opere originali, opere di altri che hanno tradotto sue idee progettuali, opere di testimonianza, in modo da fornire alcune chiavi di accesso alla sua creatività profonda, alla sua essenza d’uomo che è quella di riflettere continuamente con il cuore, con la mente e con le mani, sui temi fondamentali della vita umana».

Quali, nello specifico?

«Sono temi che toccano tutti noi, il destino, il bene e il male, la morte e la vita, la bellezza e la penitenza; e tuttavia in Michelangelo questi temi hanno avuto una risonanza profonda, hanno indirizzato la sua vita e hanno determinato la sua opera, nella quale si legge il riflesso di queste continue pulsioni spirituali interiori. Abbiamo cercato di tirar fuori l’uomo, con la sua immensa e geniale creatività e con la sua continua sofferenza».

E poi c’è il tema della “contrapposizione”.

«Esattamente. Prima di tutto, la contrapposizione che ogni essere dotato di coscienza sperimenta dentro di sé, le oscillazioni e le tensioni dello spirito che ogni essere umano vive. L’interiorità di Michelangelo però, con una metafora, è come una grande stanza, e le tensioni con come un’eco che in essa risuona: più la stanza è grande, più l’eco si propaga. Nell’anima di Michelangelo, ognuna di queste oscillazioni in lui scava, e scava».

A proposito di contrapposizioni, parliamo del Michelangelo giovane e del Michelangelo adulto?

«Mentre da giovane, egli è preso dalla dialettica del corpo, più avanti l’artista è rapito dal tema della salvezza e della ricerca di Dio. Questo prevale, al punto tale da operare in modo definitivo nell’interiorità di Michelangelo: egli arriva a rifiutare ciò che fino a quel momento lo aveva mosso verso l “idolo” dell’arte, la figura umana».

In che relazione possono essere poste le due città di Firenze e Roma nella vita e nell’opera di Michelangelo?

«Dalla dimensione fiorentina di impronta neoplatonica Michelangelo arriva per la prima volta a Roma nel 1496: un vero e proprio sbalzo, in un’atmosfera che non è più la sua. I commenti sul David sono esemplari: a Firenze la scultura è monumentale e maestosa; a Roma, invece, di fronte all’imponenza della Capitale, ilDavid appare addirittura “piccolo”. Ancora una volta, ecco la dialettica e la contrapposizione».

 

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