Venezia. Casa dei Tre Oci. ‘Sguardo di donna’, il trionfo di una fotografia tutta al femminile. Recensione

A fronte del grande successo di critica e di pubblico riscosso, la mostra sull’isola della Giudecca continua a emozionare appassionati e non

VENEZIA – Non si poteva scegliere migliore ambientazione per ospitare SGUARDO DI DONNA. Da Diane Arbus a Letizia Battaglia. La passione e il coraggio, ambiziosissimo progetto a cura di Francesca Alfano Miglietti che racchiude venticinque autrici fra gli ampi saloni della Casa dei Tre Oci, cornice dal sapore eminentemente veneziano, luogo di produzione artistica e di dibattito in un passato lungi dall’essere dimenticato.

Trasformato per qualche mese in un altare su cui immolare meritatamente parte del proprio tempo libero, l’edificio pare aver cambiato forma e sostanza: alle pareti amaranto delle salette laterali, serie di fotografie che rispondono a poetiche ben consolidate; all’interno degli stanzoni centrali, per contro, installazioni che sovvertono ogni ordine prestabilito, apparentemente confusionarie eppure intensamente allusive, portatrici di un messaggio potente, irriverente, quasi profanatore. Un allestimento – firmato da Antonio Marras – certo non casuale, che risponde a una logica precisa, divenendo parte integrante del percorso espositivo, irrinunciabile per la sua comprensione.

Sviluppata su tre piani, la mostra si snoda con sconvolgente naturalezza, toccando senza troppe cerimonie argomenti “scomodi” (perlomeno per l’opinione pubblica occidentale), veri e propri tabù oltre i quali di norma non si osa, dinanzi ai quali ci si adagia, ripiegando su un preconcetto atteggiamento di condanna.

Immagini forti, soggetti atipici, confini varcati, soglie superate: il pudore è il grande escluso in questo spazio votato alla scoperta dei volti della marginalità sociale, alla ricerca della bellezza nell’imperfetta disarmonia umana, all’incessante studio di una Weltanschauung in cui riconoscersi, accettarsi, viversi senza lacerarsi.

Venticinque fotografe di chiara fama, venticinque artiste da tutto il mondo, venticinque storie per un totale di quasi 250 lavori si confrontano pacificamente in occasione di SGUARDO DI DONNA, incontro ravvicinato ideato ex post che appare, nonostante le differenti vicende esistenziali, un unico manifesto programmatico in cui collocarsi e inserirsi per acquistare maggiore carica espressiva, maggiore incisività, maggiore reviviscenza.

L’eccentrica stravaganza dei ritratti freak di Diane Arbus, lo studio sui gemelli omozigoti e la spasmodica ossessione per il dettaglio in Martina Bacigalupo, il futuro del giovane Stato d’Israele visto con gli occhi di Yael Bartana, la Palermo degli anni di piombo e dei delitti di mafia testimoniati da Letizia Battaglia, il fotogiornalismo engagé della celeberrima Margaret Bourke-White,la struttura foto-didascalica di Sophie Calle, la drammaticità della solitudine custodita negli scatti rubati di Lisetta Carmi al poeta Ezra Pound,la tragica storia del trimarano Teignmouth Electron documentata da Tacita Dean,l’ambiente clinicamente asettico e sterile del braccio della morte USA rivisitato come un oggetto di design da Lucinda Devlin, l’impegno sociale contro la violenza domestica di Donna Ferrato, l’emblematica virilità degli uomini di Giorgia Fiorio,gli eccessi dell’edonismo newyorkese descritti da Nan Goldin, la pluralità d’identità e sfaccettature alla base del pensiero di Roni Horn, le espressioni della tanto ostracizzata comunità LGBTI catturate da Zanele Muholi, la storia iraniana raccontata su corpi femminili da Shirin Neshat, il progetto “da sogno” fra hair peace e bed peace di Yoko Ono, le sottoculture queer dell’America di oggi di Catherine Opie, la transessualità come ultima frontiera della rivoluzione di genere immortalata da Bettina Rheims,il gusto per il dissacrante di Tracey Rose, la Cuba immutata e fedele al ¡Proletarios de todos los países, uníos! di Martha Rosler, l’isteria collettiva del tarantismo narrata dalla neorealista Chiara Samugheo, i bambini-adulti di Alessandra Sanguinetti, le gigantografie sospese fra erotismo e timido desiderio di Sam Taylor-Johnson,lo sguardo cinematografico di Donata Wenders e, infine, l’atmosfera d’inquietante surrealismodi Yelena Yemchuk lasciano basiti e interdetti come una doccia fredda che, a dispetto del comune sentire, migliora la respirazione e dona una maggiore apertura. Mentale, spirituale, a dir poco (meta)fisica.

SGUARDO DI DONNA è essenzialmente un racconto corale che parla con lucida sensibilità di discriminazione, libertà di scelta, unicità: in una parola, di “umanità”.

Quello descritto magistralmente in venticinque modi diversi, è un universo sommerso e minoritario, un microcosmo spesso soltanto vagamente abbozzato che ora prende la parola proprio grazie alla fotografia responsabile,pensata e meditata, di venticinque donne del nostro tempo. Una nuova coscienza del mondo che può esprimersi facilmente solo attraverso l’obiettivo con immediatezza, pronta partecipazione e una franchezza refrattaria al bigottismo imperante.

Fra scenari principalmente in bianco e nero spezzati di tanto in tanto da toni volutamente saturi, la dinamica si ripete di fronte a ogni cornice: prendendo le mosse da una storia individuale, si risale la china per poi approdare a una tematica di gran lunga più universale. Un approccio palesemente induttivo – e anche politically incorrect – che mira a instillare turbamento nel singolo e a scatenare una riflessione a 360° sulla società cui, volenti o nolenti, apparteniamo.

Ed è così che amori sofferti, morti violente, maschere pirandelliane, conflitti d’interesse, sessualità tormentate, paure, machismo e intolleranza divengono soggetti prediletti di una monumentale Commedia umana che, al pari dell’intento balzachiano, vuole descrivere luci e ombre della contemporaneità. E denunciare, interrogare, svelare, rispolverare e rilevare fatti e antefatti di scarsa risonanza mediatica, per proiettarvi il germe di una nascente consapevolezza: l’antidoto all’ignoranza, il rimedio alla chiusura, la panacea per ogni male di moderna fattura.

SGUARDO DI DONNA. Da Diane Arbus a Letizia Battaglia. La passione e il coraggio

11 settembre 2015 – 10 gennaio 2016

A cura di Francesca Alfano Miglietti

 

Ideata e promossa da Tre Oci

 

Produzione e organizzazione Civita Tre Venezie

 

Mostra in collaborazione con

Corriere della Sera

La27esimaOra

Fondazione Teatro La Fenice di Venezia

Tendercapital

Colorificio San Marco

 

Progetto di allestimento Antonio Marras con Paolo Bazzani

 

Catalogo Marsilio Editori (formato 20×25, pp. 288 con 243 immagini, italiano o inglese)

 

Casa dei Tre Oci

Fondamenta delle Zitelle, 43

30133 Giudecca – Venezia

ORARI:

Tutti i giorni 10:00-19:00 (chiuso martedì).

 

INFO:

tel. +39 041 24 12 332

[email protected]

www.treoci.org

    

Veronica Fabbro

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