Musica. Nouer e la love revolution. L’intervista

ROMA – Nouer, dopo aver ascoltato il vostro EP “Love Revolution”, vi abbiamo visto suonare al Teatro Valle Occupato, in occasione della tre giorni dei ‘Copyleft Days’, proponendo la vostra musica in un’insolita veste acustica (i video del live sono pubblicati ufficialmente su youtube ndr).

Per chi è abituato ad ascoltarvi in versione elettrica rock dura e pura, è stata una sorpresa inaspettata:  avete scelto questo set per la sacralità del Teatro Valle o possiamo sperare di rivedervi ancora in esperimenti sonori di questo tipo?

Suonare al teatro Valle è stata una bellissima esperienza. Quando siamo entrati abbiamo subito percepito l’importanza di quel posto non solo per  la sua storia passata ma per il significato della battaglia che si sta portando avanti. Inizialmente eravamo un po’ tesi, soprattutto perchè non abituati a suonare in teatro e soprattutto in un teatro di tale spessore. Poi  con il trascorrere dei minuti abbiamo trasformato la tensione in energia positiva ed è stato tutto molto naturale. Non era la prima volta che suonavamo in veste acustica e sicuramente ci sarà modo di ripetersi.

Avete suonato all’ estero con i Low-Fi, una band con la quale avete diviso un tour in Germania, Rep. Ceca, Polonia ed Ungheria. Loro cantavano, e cantano, in inglese, mentre voi invece per la maggior parte in Italiano: che impatto hanno avuto le vostre canzoni sugli spettatori di Berlino, Praga, Budapest e Varsavia?

Per noi la cura dei testi rappresenta un aspetto molto importante e quindi cantare in italiano davanti a persone che non conoscono la tua lingua può essere un po’ penalizzante, è come presentarsi in una versione un po’ amputata. Tuttavia crediamo che si fa musica non solo con suoni e parole ma anche con gli sguardi, la gestualità, i movimenti corporei e quindi il modo di farsi capire lo si trova sempre. Le reazioni sono state molto positive, abbiamo trovato un pubblico attento e partecipe che ci ha trasmesso anche tanta energia. Certo, suonare all’estero per un gruppo del sud Italia presenta qualche problema d’ordine pratico ma speriamo di ripetere quanto prima questa esperienza. Allargando un po’ il discorso, la prospettiva di un mondo musicale dove tutti cantano in inglese ci appare un po’ deprimente. Vogliamo distanziarci da quest’orgia esterofila che ha caratterizzato negli ultimi tempi la scena musicale italiana…

I vostri testi si distinguono da quelli un po’ banali e demode che sentiamo proporre dall’indie nostrano degli ultimi tempi. Anche nelle vostre canzoni più allegre non abbandonante mai il percorso malinconico, e l’utilizzo testuale che sembra lasciare poco al caso. E’ una scelta narrativa o una necessità comunicativa che ha origini diverse?

E’ vero spesso i nostri testi sono malinconici anche se in realtà ci reputiamo persone abbastanza allegre e socievoli.
Negli anni il lavoro sui testi ha assunto per noi sempre più importanza ed è in continua evoluzione. Quando abbiamo iniziato a suonare forse ci concentravamo molto di più sulla musica e i testi in qualche modo venivano messi un po’ in secondo piano. Oggi sempre più spesso le nostre canzoni nascono intorno ad un testo.

La vostra scelta di utilizzare le licenze Creative Commons  e di sostenere iniziative volte ad una diversa gestione del diritto d’autore nell’ era della diffusione digitale, rappresenta per voi un modo nuovo, più orizzontale, di proporsi al pubblico?

L’utilizzo di licenze Creative Commons ci permette innanzitutto di essere più liberi come artisti e ci permette di utilizzare come ci pare e piace la nostra musica senza paletti e ostacoli di alcun tipo. Oviamente alla base del copyleft c’è un modo completamente diverso di guardare alla musica: significa anteporre l’dea della libera condivisione alle logiche del buisness.
 

La Subcava Sonora, etichetta ed agenzia con la quale collaborate, ha pubblicamente dichiarato che ‘il monopolio della SIAE’  è uno dei maggiori fattori frenanti nello sviluppo dell’economia musicale italiana”. Condividete queste affermazioni?

Beh diciamo che il monopolio della SIAE  è una delle tante cause che frenano lo sviluppo dell’economia musicale italiana. Pensiamo che la questione sia molto più complessa ed è molto legata a fattori d’ordine culturale come l’atavica resistenza alle innovazioni o la difficoltà a considerare la musica, o l’arte più in generale, come un aspetto fondamentale per il progesso di una società.
Siamo comunque dell’idea che qualsiasi forma di monopolio è sempre da contrastare.


Gestite uno studio prove abbastanza distante dalla confusionaria metropoli napoletana, condividendo molto tempo in sala con numerose band  e suonando voi stessi moltissimo tempo: quanto questo scambio musicale continuo influenza il vostro modo di comporre?

Sicuramente! Ogni giorno ci confrontiamo con tante band e ognuna di loro ci lascia qualcosa. Parliamo spesso con altri gruppi, ci confrontiamo su tante questioni e tutto questo ovviamente lascia un segno anche sul nostro modo di fare musica. Tuttavia ci sono dei momenti in cui preferiamo restare da soli in sala, soprattutto quando siamo impegnati nella costruzione di pezzi nuovi. A volte ci capita di passare giorni in sala senza internet e senza telefono, un po’ isolati dal mondo ma mai veramente soli. C’è sempre la nostra coscienza a farci compagnia!

In una recente intervista avete dichiarato che girerete il video del vostro prossimo singolo con la casa di produzione ‘Arti Visuali’, che ha girato tra l’altro il video dei rapper Luchè (ex Co-Sang) e Marracash. Avete  mai pensato a qualche featuring nelle vostre canzoni, come avviene spesso nella musica rap ed hip hop?

La collaborazione artistica è fondamentale ed in fondo è già da qualche anno che pratichiamo questa strada. Suonare con altre persone ti permette di aprire i tuoi orizzonti, di crescere come artista e soprattutto come persona. E’ un modo importantissimo per sfuggire all’autoreferenzialità.

Vi salutiamo e vi auguriamo in bocca al lupo!

Crepi! Un abbraccio a tutti voi

IL VIDEO

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