Ingranaggi (Prima parte)

Televisione, media, giornali, telegiornali, radio, cinema, internet, tutti questi mezzi, i soli per una comunicazione (che non comunica, obbliga all’ascolto) globale rapida e ad effetto, sono al servizio del capitale. Tutto è pubblicità, propaganda, illusione, mascheramento della realtà dei fatti, costruzione di una realtà illusoria ma che rappresenta quella di ogni individuo che si trova a crescere sotto l’influenza obbligatoria di questi mezzi sofisti.

Ogni momento siamo bombardati da messaggi, immagini, slogan, che abbassano le nostre difese immunitarie, le nostre convinzioni, che annullano i nostri ragionamenti. Il sistema industriale ha come fine il comandare le menti senza che si possa avere il sospetto di questa obbligazione, vuole intontire i cervelli che fantasticamente si fanno trascinare nel mondo dell’illusione. Credere di vivere questa realtà, creata per domare le necessità dell’essere umano è il risultato di un lungo percorso che sta per realizzarsi completamente. Niente ora è reversibile. È allucinante vedere come delle persone adulte si facciano abbindolare dalle cazzate che gli vengono proposte su temi comuni come la droga, il governo, il lavoro, la scuola, l’educazione. Nessuno sembra pensare con la propria testa, con le proprie esperienze vissute. Quello che in genere si fa, si pensa, si dice è approvato. Uscire dagli schemi non è altro che restare negli schemi dai quali si vuole uscire. Non è possibile uscire da questa rete, e se cerchi la fuga rischi di morire o di trovare una rieducazione totale per il tuo esserti ribellato. Se il sistema si accorge di un eventuale testa pensante, giustamente critica e liberale, alza le sue antenne e dedica a questa persona tutte le sue energie per rieducarla, per far si che la sua voglia di evadere dal sistema diventi un brutto sogno passato. I più vecchi oramai sono rincoglioniti, hanno il cervello in decomposizione, si godono i piaceri sensibili della vita che possono ancora avere e non pensano al futuro perché oramai sono totalmente asserviti alle consuetudini della loro esistenza. I più giovani non hanno coscienza perché assuefatti dai videogiochi, dalla televisione, dal sesso, dagli oggetti, dalla mercificazione dilagante che trasforma in vendibile qualsiasi cosa. Non prestano attenzione alla rete che li avvolge; per loro essere liberi di comprare e di consumare significa poter vivere liberamente. Il sistema ha cambiato la concezione di libertà, non significa più niente. Il sistema cambia la realtà, la nega per proporre la sua, quella che lo alimenta. Gli esseri viventi sono dei prodotti che vanno consumati, costruiti, venduti. A vendersi sono tutti, dal prete, alla massaia, tutti e tutto hanno un prezzo. Vivere in questo tipo di mondo è impossibile se lo si riesce a pensare, a toglierlo da quella nuvola che nasconde la vera realtà.

La realtà artificiale ci fa essere competitivi, violenti, senza scrupoli, ci toglie la parola umanità. Il più debole perisce nella lotta per l’approvvigionamento del denaro, anch’esso invenzione dell’uomo. Il novanta per cento delle azioni di una persona comune è fatto per conseguire denaro. Le dodici ore di lavoro legalizzate sono il tempo trascorso a conseguire denaro, un metallo, un pezzo di carta, un numero elettronico. Il motore d’azione è questo, senza di lui le persone non saprebbero cosa fare, lui è la vita, il battito originario. Questa situazione di normalità non è una cosa normale, se per normale intendiamo qualcosa che succede in natura. Il gioco degli uomini è una totale follia, una perversione malata di un insieme globale di teste senza collegamento con il proprio io. La vera persona dell’essere umano, l’io che ognuno ha in sé è stato sostituito dalla meccanizzazione dei gesti della vita quotidiana vissuta per conseguire soldi, cose e potere. Uccidere un animale per mangiare è qualcosa di assurdo. Mungere una vacca o una capra per bere del latte è qualcosa di ridicolo agli occhi degli altri. Tutto si trova al supermercato, al centro commerciale. I posti in cui Sil non poteva andare per esempio.

 Sil stava male vedendo tutta quella concentrazione di automi in fila per prendere le cose che poi in segreto avrebbero consumato nella loro tana. Quella era la caccia? si domandava. L’essere in società porta a doversi comportare come il resto degli altri,  porta a pensare come gli altri, porta ad agire come queste cose dotate di movimento. 

Marco Marian

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