Mercoledì, 02 Maggio 2012 13:58

Lega Nord. Per Bossi non è successo nulla. Si ricandida alla segreteria, come i vecchi notabili democristiani

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Indro Montanelli, con una delle sue formidabili battute, lo aveva rinominato “Rieccolo”. Era Amintore Fanfani, uno dei brontosauri della prima Repubblica, immarcescibile principe di quei «cavalli di razza» della Democrazia Cristiana sempre pronto a ritornare in sella, ad occupare la poltrona di segretario, di primo ministro o di ministro.

La Lega nord non è per niente diversa dal partito che ha segnato le sorti della prima Repubblica. Nata fintamente per fare la “rivoluzione” e rivoltare come un calzino (maleodorante) una Nazione che contestava perfino territorialmente, ha portato avanti un finto messaggio di onestà strutturale, accusando «Roma ladrona» di tutti i misfatti possibili, quando lei non era per niente diversa, o forse era anche peggio.

Le “virtù civiche” dei guerrieri padani furono acquistate con poco: bastarono 200 milioni prontamente elargiti dalla “Enimont” nel 1993, per la quale Bossi è stato condannato in via definitiva a otto mesi, a sedare la loro ansia barbarica. Si capì subito quale tipo di rivoluzione i leghisti amassero.

Le ultime vicende sono state, se possibile, ancora più inquietanti. Le indagini della magistrautra, non ancora concluse, hanno evidenziato una gestione perlomeno discutibile del bilancio del partito, utilizzazione di capitali pubblici con investimenti perfino in Tanzania, finanziamenti opachi alla famiglia del leader (tanto che il Trota si è perfino dimesso dal Consiglio regionale), insomma pratiche finanziarie degne della Democrazia Cristiana o del Partito socialista dei tempi d’oro, quelli della “Italcasse”, dello scandalo dei petroli, del memorabile invito di Caltagirone al plenipotenziario andreottiano «A Fra’ che te serve?».La Lega ha evidentemente assorbito e fatto sua quella cultura, quell’istinto tipicamente romano, in cui tutto si tratta e si contratta, modificando ovviamente il dialetto e i luoghi: al posto del Colosseo, il Duomo e la “Madunnina”, al posto degli gnocchi, il brasato o gli ossi con la polenta.

Ma per i guerrieri padani non è successo nulla. Avrebbero fatto pulizia espellendo il segretario amministrativo Belsito e la vicepresidente del Senato Rosi Mauro ed in questo modo ritengono di aver dato una ripulita al magazzino. Ieri, il loro Odino ha detto che porrà di nuovo il suo nome per la carica di segretario, dopo essersi fintamente dimesso in finte riunioni in cui i guerrieri avevano deposto la spada di Giussano per imbracciare la scopa. Ora deporranno la scopa per imbracciare nuovamente la spada. Le pulizie sono già terminate, anche se la sporcizia è stata nascosta sotto il tappeto. 

Ultima modifica il Mercoledì, 02 Maggio 2012 14:09
Fulvio Lo Cicero

Romano, laureato in Scienze politiche, pubblicista. Docente di economia politica, si occupa anche di fotografia. Ha pubblicato "Principi di economia politica" (Milano, 1992) e "Inquisitori ed eretici. Il demone della verità nella narrativa di Leonardo Sciascia" (Roma, 2005) 

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