Don Gallo, la luce della speranza

ROMA – Don Gallo, purtroppo scomparso nel pomeriggio di ieri, era molto più di un semplice sacerdote. Era un messaggero di pace e di speranza, un raggio di luce in questo tempo buio, un uomo animato da una fede autentica, sincera, appassionata e, proprio per questo, spesso contrastata e irrisa da chi, al contrario, si serve dell’abito talare per fini che non hanno nulla a che vedere con l’annunciazione del Vangelo.

Ed era, soprattutto, uno degli ultimi esponenti di quella splendida categoria che qualche anno fa Candido Cannavò definì “pretacci”, ossia i preti di strada, i preti da marciapiede, i preti che dedicano ogni loro respiro al prossimo, sia esso un drogato o una prostituta, un ragazzo sbandato o una ragazza madre, senza fare distinzioni perché Dio non ha chiesto loro di giudicare gli uomini ma di prestare loro ascolto e accoglienza.
Senza dimenticare la sua esperienza da partigiano, nome di battaglia Nan, che lo induceva ad avere due bussole: il Vangelo, in quanto cattolico e credente, e la Costituzione, in quanto cittadino italiano che si era battuto per restituire al nostro Paese dignità e libertà negli anni dell’oppressione nazi-fascista.
Per questo, don Gallo era considerato da molti, in particolare dagli ipocriti e dai vigliacchi, non al passo coi tempi: perché non accettava la costante distruzione dei diritti contenuti nella nostra Bibbia laica e tanto meno era disposto a rimanere in silenzio di fronte alla costante umiliazione dei princìpi e degli ideali per i quali si era battuto da ragazzo.
Per questo, c’era chi si divertiva a ingiuriarlo e ad etichettarlo come “comunista” (e forse lo era davvero): perché, di fronte alle battaglie di civiltà e in nome dei beni comuni, non solo non si tirava indietro ma era sempre in prima fila.
Per questo, era amatissimo dai giovani che, in un tempo senza valori, in cui la politica spesso fatica ad indicare una strada, il Don diceva loro di amarla e di dedicarvisi attivamente, con passione e spirito critico, a cominciare dagli studenti e dai precari, dai disoccupati e dagli esponenti di quella generazione cancellata e privata di ogni diritto che non perdeva occasione per difendere ed esortare a reagire.

“Se fosse un politico avremmo trovato il nostro leader”

“Sono venuto per servire” aveva dichiarato in un libro intervista realizzato dall’amico Loris Mazzetti, il quale rimase talmente colpito dalla forza morale e civile del suo messaggio che affermò: “Peccato che Don sia un prete, se fosse un politico, avremmo trovato il nostro leader”.
E un po’ lo era il nostro leader: il leader dei giovani che hanno sfilato in corteo e animato decine di manifestazioni in difesa della scuola e dell’università pubblica; il leader degli operai e dei lavoratori cui le imperanti dottrine neo-liberiste hanno sottratto dignità e diritti; il leader delle coppie omosessuali perché il Don spiegava che non sta scritto in nessun Vangelo che loro non possano sposarsi ed essere felici al pari delle coppie eterosessuali, al punto di arrivare ad asserire in una lettera aperta a Bagnasco (che aveva dichiarato di non ravvisare “gli argomenti per un incontro” con gli organizzatori del Gay Pride a Genova): “Mi pare poter dire a tutti, in particolare modo a chi si definisce Cristiano, che proprio l’ascolto simpatico delle persone, al di là e al di fuori delle semplificazioni e degli slogan pro o contro che siano, permette di scoprire oltre le differenze pure notevoli, una grossa base comune.
Per me, questa base è il terreno delle “relazioni interpersonali”,  dove le differenze sono molte meno rilevanti di quanto normalmente si pensi.
Anzi, proprio a partire da qui, l’ascolto paziente e la conoscenza della realtà omosessuale può aprire anche prospettive nuove e condurre ad una migliore comprensione della sessualità di tutti, senza ipocrisie e morbosità”.
E, più che mai, è stato per anni il leader degli ultimi, degli esclusi, degli emarginati e di tutti coloro che versano in condizioni di indigenza o sono soggetti a ingiustizie e discriminazioni perché presso la Comunità di San Benedetto al Porto trovavano sempre la porta aperta, una parola di conforto, un consiglio, un aiuto concreto e la grandezza di una fede cristallina, in grado di farsi interprete di un messaggio d’amore e rispetto per il prossimo e per le sue esigenze che in questa società sempre più incattivita è considerato un vezzo da “radical chic”.
Sarebbe bello se ora a piangerlo fossero solo quelli che lo hanno amato veramente e si sono sentiti rischiarati dalla luce della sua bellezza interiore e non tutti i coccodrilli che verseranno lacrime nauseanti per la loro falsità, dopo avergliene dette di tutti i colori, dopo averlo considerato uno “sfigato” e un povero illuso, dopo aver tessuto le laudi del thatcherismo e dopo aver contribuito a devastare il nostro tessuto sociale e il nostro senso di comunità. Sarebbe bello, ma sappiamo già che purtroppo non accadrà.

I “pretacci” che sfidano la ferocia del nostro tempo
Scrivendo quest’articolo, mi è tornata in mente una riflessione di Enzo Biagi: “Ho girato il mondo e dovunque ho incontrato il dolore dell’umanità, là ho incontrato un prete”. Preti come don Gallo, naturalmente, con don Zeno, don Milani, don Mazzolari, padre Alex Zanotelli: i “pretacci” di Cannavò, insomma, quelli che ancora hanno il coraggio di sfidare a viso aperto la crudeltà e la ferocia del nostro tempo e di dire con parole chiare e semplici che non può esistere alcun processo di sviluppo sostenibile, né tanto meno tollerabile, se esso non pone al centro l’uomo e i suoi diritti.
E mi è tornata in mente anche una preghiera, proprio di don Gallo, intitolata “Se il tuo Dio” che inizia così: “Se il tuo Dio è bambino di strada umiliato, maltrattato, assassinato, bambina, ragazza, donna violentata, venduta, usata, omosessuale che si dà fuoco senza diritto di esistere, handicappato fisico, mentale, compatito, prostituta dell’Africa, dei Paesi dell’est, che tenta di sfuggire la fame e la miseria creata dai nostri stessi Paesi, transessuale deriso e perseguitato, emigrato sfruttato e senza diritti, barbone senza casa né considerazione […] egli sarà anche il mio Dio perché manifestandosi negli ultimi è Amore con l’universo delle donne e degli uomini, nello spazio e nel tempo, e con la totalità dell’essere, amore cosmico che era, sta e viene nell’amore di tutte le donne e di tutti gli uomini, nei loro sforzi per la giustizia, la libertà, la felicità e la pace”.
Addio Don, che la luce dei tuoi occhi continui a brillare su di noi.

Roberto Bertoni

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