Cambiare è possibile. Quando i semi della pace fioriranno

ROMA – Stiamo vivendo un periodo di terribile confusione. Quello che accade in borsa, nella finanza, in politica, nei conflitti religiosi e d’interessi in tutto il mondo è lo specchio dei tumulti interiori che governano uomini e donne in balia delle loro pulsioni, privati della consapevolezza. Il bene comune, scopo dei nostri eletti a rappresentarci nelle scelte da compiere per una giusta convivenza con altri popoli, credenze religiose, leggi e costumi differenti, interessi nazionali, rispetto e custodia dei diritti umani, della natura e della vita, il bene comune appunto per le classi dirigenti ed i singoli, sembra avere perduto ogni suo significato.

La parola “comune” è stata sostituita da “privato” e di comune sono rimasti i moti peggiori come la rabbia, l’odio e la violenza nel far valere la propria legge contro quella del prossimo. L’ingiustizia trionfa con le sue devastanti conseguenze creando mostri e mostruosità. Viviamo oramai nella paura, spesso nel terrore di perdere il lavoro, la casa, i nostri beni quando ce ne sono ancora, beni che non sono più al sicuro da nessuna parte. Da sospettosi, irascibili, combattivi all’inizio della crisi economica, siamo divenuti aggressivi, cinici, fuori legge e senza pietà.

Il bene è stato spazzato via, allontanato dalle nostre vite senza che ce ne rendessimo conto come un veleno che alla lunga si neutralizza sorbendolo a piccole, regolari dosi. Milioni di esistenze corrono come formiche impazzite in tutte le direzioni senza una ragione. Un significato tranne quello di assecondare l’istinto di sopravvivenza totalmente privo d’intelligenza. La moralità, la dignità, la generosità sono guardati con sospetto e derisi. Si è giudicati imbecilli a praticare il rispetto, il rigore, la disciplina e l’educazione.

Galleggiamo nel caos del “rien ne va plus” e facciamo i nostri giochi ai danni del prossimo compiacendoci delle nostre malefatte, orgogliosi di aver rubato, usurpato, fregato persone, cose, leggi e ci sembra di avere fatto proprio bene, di essere furbi: i più bravi del branco.
Essere il più cattivo, scafato, il più schifoso ci alleggerisce dal peso di una vita che si fa sempre più insulsa e spietata. Ma poi subentra in noi un senso di vuoto che si appiccica al cuore e alla mente e che rimane incollato ai pensieri, ai sapori, agli odori e che svilisce e offende ogni istante della nostra vita. Allora, sprofondiamo in una solitudine opaca e  scura come la pece separati dal creato e privati dal suo amore. Milioni di depressi, ansiosi, angosciati siedono ai posti di comando e pigiano bottoni che determinano le sorti dell’umanità giorno dopo giorno, monitorati da pillolle che dovrebbero regolare il loro umore, appettito sessuale, coagulazione del sangue, grasso nelle arterie, funzioni intestinali. Ma la coscienza non si somministra in pastiglie, sciroppi o  supposte. La gioia non è commestibile e la felicità non s’imbottiglia.

Liberiamoci da droghe, alcool, tabacco, ansiolitici e sonniferi. Liberiamoci dal rumore degli altri e anche dal nostro, quello interiore che ci martella le tempie incessantemente. Lontani dai gas di scarico della tecnologia del benessere respiriamo raddrizzando la schiena e allargando il torace. Interrompiamo il chiacchiericcio della mente creando uno spazio fra un respiro e l’altro per riuscire a scendere in profondità nel nostro silenzio interiore, per riposare nell’assenza di parole e di suoni.

Alleniamoci ad un rapporto intimo e costante con la nostra coscienza per ritrovare fiducia in noi stessi e riapropriarci della bellezza. Costruiamo nel nostro giardino segreto fondamenta e lasciamo infoltirsi radici per sostenerci nei momenti critici quando la rabbia o la tristezza s’impossessano della nostra mente e del nostro cuore per non esserne travolti. E restiamo calmi, ben ancorati alla propria consapevolezza e dignità.

Piantiamo il seme di un fiore in qualche posto della città ogni volta che riusciamo a non perdere la pazienza ne la fiducia, ogni volta che manteniamo viva la saggezza. Riempiamo assieme balconi, aiuole, giardini con una moltitudine di colori e di profumi dando un segnale di pace. Offriamo i semi della bellezza e della civiltà ovunque andiamo come si lascia un bel libro appena letto sul tavolino di un bar per la gioia dell’ignoto che lo raccoglierà, come si scrive una poesia che si sigilla in una bottiglia affidata alle maree, come si accende una candela nella cripta di una cattedrale per celebrare la luce. Piantiamo i nostri semi di pace nella terra perchè possano fiorire.

Catherine Spaak

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