Giovedì, 21 Ottobre 2010 21:02

Afghanistan: i Talebani siedono al tavolo della pace

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KABUL - Nella sua edizione di ieri il ‘New York Times’, citando fonti militari, aveva rivelato che erano in corso trattative segrete ad alto livello tra leader talebani ed esponenti afghani, alle quali collaborerebbero anche esponenti della NATO.

Di fatto sarebbe la conferma delle voci che si rincorrano da settimane secondo cui sarebbero in corso a Kabul negoziati per la riconciliazione nazionale. Negoziati, che secondo quanto rivela il tabloid statunitense, puntano a porre fine alla guerra afghana. Sempre secondo quanto rivela dalle sue colonne il ‘NYT’ a questi colloqui partecipano tutti i principali gruppi talebani. A facilitare la loro partenza dai loro santuari in Pakistan e a garantire loro l’incolumità sarebbe coinvolta anche la NATO che addirittura avrebbe messo a loro disposizione mezzi di trasporto, come spiega sempre il tabloid newyorkese. In particolare il governo del presidente afghano, Hamid Karzai starebbe trattando con i talebani della ‘Shura di Quetta’, con il gruppo ‘Hezb-i-Islami’ e con il network ‘Haqqani’. Solo i gruppi dell'opposizione determinati a minacciare la stabilità del Paese sarebbero invece, esclusi dai negoziati. Tra questi i talebani pachistani dei ‘Tehrik-i-Taliban’, i rappresentanti di al Qaeda e altri gruppi minori. A dare poi, forza a queste rivelazioni è giunta oggi l’annuncio dell'Alto consiglio afghano per la pace che si è detto pronto ad offrire dei 'benefit' ai talebani che decideranno di rinunciare alla violenza e mettersi al tavolo dei negoziati. Tra questi 'benefit' ci sarebbero lavoro, casa e denaro.

Ed è proprio l'Alto consiglio afghano per la pace, voluto dal presidente Karzai, e i cui lavori sono iniziati lo scorso 13 ottobre, l’organo che sta tentando di aprire un dialogo con l'opposizione talebana e non. Formato da 70 membri è presieduto dall'ex presidente afghano, Burhanuddin Rabbani che venne deposto dai Talebani nel 1996. Nel contempo però, la notizia oggi è stata ridimensionata da dichiarazioni rilasciate da funzionari della coalizione, autorità afghane e personalità vicine ai leader degli insorti impegnati nelle trattative. Parlando da persone ‘informate dei fatti’ questi hanno riferito che: “I contatti e i negoziati in corso tra gli esponenti del governo di Hamid Karzai e i combattenti islamici afghani non rappresentano una novità, sono in corso da tempo e, allo stato attuale, sono stati sovrastimati”. Di fatto essi hanno fatto intendere che la ‘notizia’ abbia più un valore propagandistico che un ‘peso’ reale sulla fine della guerra. Nel senso che l'eccessiva attenzione che vede i riflettori accesi su queste presunte trattative è probabilmente legata all'intenzione di voler dare all’Occidente l'impressione di progressi diplomatici a favore della fine della guerra. Una guerra che ormai non gode più dei favori della maggioranza dell’opinione pubblica dei Paesi occidentali che partecipano alla coalizione internazionale militare della NATO in Afghanistan. Anche sul ruolo di facilitatore che la NATO sembra si sia ritagliato nel negoziato, assicurando sia la protezione sia il trasporto dei capi talebani che hanno accettato di intavolare colloqui di pace con il governo di Karzai sono sorti diversi dubbi. Quasi a volerli rafforzare, sempre oggi, l'ambasciatore USA presso la NATO, Ivo Daalder ha affermato: “Non ci sono ufficiali NATO che siedono al tavolo dei colloqui di pace in Afghanistan”. Mentre un portavoce del Foreign Office britannico ha spiegato che: “Gli sforzi di riconciliazione nazionale dipendono soprattutto dal governo afghano. La NATO e l'Isaf sono impegnate a supportare questi sforzi delle autorità di Kabul per arrivare a una riconciliazione; il tutto come parte della nostra strategia in Afghanistan. Vediamo con favore i passi che il governo di Kabul ha fatto quest'anno, come la ‘Peace Jirga’ e la creazione la scorsa settimana dell'’High Peace Council’. Il governo afghano va nella giusta direzione”.

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