2 giugno, Festa della Repubblica. Per chi rullano i tamburi?

ROMA – Alla fine la parata c’è stata. E’ iniziata in un clima di “sobrietà”, come aveva preannunciato il Capo dello Stato,  ed è finita  lasciando dietro di sè un carico di polemiche infuocate.

Tra disertazioni improvvise, come ha fatto il sindaco Gianni Alemanno e forti provocazioni  come quella lanciata dalla Lega che ha liquidato questa  celebrazione con la frase “soldi gettati nel cesso”, alle 9 di questa mattina Giorgio Napolitano ha dato inizio al 66mo anniversario della Repubblica, dopo aver deposto la corona d’alloro sull’altare della Patria in onore del milite ignoto.

Un minuto di silenzio per ricordare le vittime del tremendo sisma che ha colpito l’Emilia Romagna e che ha provocato complessivamente la morte di 24 persone e poi via al rullo dei tamburi. Sì, perchè le fanfare sono state bandite assieme alle frecce tricolori, ai cavalli e ai carri armati, nonostante fosse già tutto pagato, o almeno in gran parte.
Insomma la manifestazione, questa volta “low cost”,  si è ripetuta come tutti gli anni, 1976 escluso. Hanno marciato ai Fori Imperiali gli Alpini con le loro divise bianche, i Lagunari, la Folgore, le Brigate impegnate in Afghanistan come la Sassari, la Marina, il Reggimento San Marco, i Carabinieri, i Bersaglieri  e tanti gli altri. Un fiume di militari diligentemente allineati come impone il copione celebrativo.

Intanto dal palco d’onore allestito per l’occasione Giorgio Napolitano osservava e applaudiva la sua ultima parata, almeno in veste di Capo dello Stato. Chissà se anche lui avrà tentennato per qualche secondo prima di prendere la decisione su questa celebrazione, almeno per questo drammatico anno. Il dubbio rimane, come rimangono le polemiche che c’interrogano ancora sulla necessità di mantenere queste pompose manifestazioni in simili frangenti come quello che  stanno attraversando gli italiani.

Infatti, non sono mancate le proteste pacifiche di molti giovani, alcuni dei quali  dopo aver esposto i loro cartelloni anti parata  sono stati  fermati dalle forze di Polizia per l’identificazione. Piccoli episodi sui quali sarebbe opportuno soffermarsi un attimo, perchè le posizioni e le possibilità di confronto tra chi innesca la protesta e chi la ignora totalmente sono sempre più distanti. Insomma lo Stato con le sue contraddizioni sembra non accorgersi che ci sono mutazioni in atto epocali, che la crisi non è solo una mera questione di numeri e percentuali, ma soprattutto di stili di vita che non potranno più essere per come li abbiamo concepiti.

Insomma è il buon esempio quello che manca in questo paese. La voglia di cambiare quei comportamenti che oltre a non poterci più permettere hanno il sapore di uno schiaffo alla povertà e ai cosiddetti “ultimi”.
Alcuni esponenti ormai extra parlamentari e dell’opposizione hanno parlato di una grave mancanza di rispetto nei confronti dei terremotati. Qualcuno ha azzardato per l’ennesima volta che tutto questo dispiegamento di soldati oggi avrebbe potuto essere proprio in quelle zone colpite dal sisma a portare il loro aiuto pratico oltre alla loro solidarietà. E non come ha fatto il premier Mario Monti, che dopo la prima scossa si è recato in Emilia per non farci più ritorno.

Ma non solo. Bastava pensare ai giovani, alle nuove generazioni senza un briciolo di futuro, ai pensionati sempre più poveri, alle famiglie che fanno troppa fatica a tirare avanti la carretta.
Poi non lamentiamoci se i più giovani, ovvero il cuore pulsante di questo malridotto Paese se ne vanno. Chi per meriti di studio, chi per obbligo di sopravvivenza, chi alla ricerca delle speranze cancellate, è costretto a lasciare l’Italia, dove anche i buoni esempi sono diventati una rarità.

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