La crisi non finisce per un pugno di occupati in più

ROMA – E’ necessario non illudersi, non basta un incremento dell’occupazione in Italia per lanciarsi in annunci festanti di uscita dalla crisi.

Perché se è vero che il numero dei disoccupati in Italia a Febbraio è diminuito rispetto a gennaio, dello 0,9 per cento ovvero di 28mila unità, la variazione rispetto allo stesso mese dello scorso lascia ancora a bocca aperta, con i disoccupati aumentati in dodici mesi del 15,6 per cento pari a 401mila unità.
E mentre le borse del Vecchio Continente chiudono con grosse perdite la giornata le aziende di casa nostra vanno in fibrillazione per l’allarme, al momento rientrato, causato dalla ventilata ipotesi di un anticipo dell’addizionale Irpef regionale per finanziare il pagamento dei debiti della PA. Continua intanto a calare l’inflazione in Eurolandia.

Istat. In lievissimo calo la disoccupazione
I dati provvisori pubblicati dall’Istat e relativi ad occupati e disoccupati di febbraio 2013 segnalano un rallentamento nella emorragia di posti di lavoro che ha percorso la penisola negli ultimi anni.
A febbraio 2013 infatti gli occupati sono 22 milioni 739 mila, in aumento dello 0,2% rispetto a gennaio (+48 mila). La crescita riguarda la sola componente femminile. Ma il buon dato di febbraio va visto anche su base annua con l’occupazione diminuisce dell’1,0% (-219 mila).
Il tasso di occupazione, pari al 56,4%, aumenta di 0,1 punti percentuali nel confronto col mese precedente e cala di 0,5 punti rispetto a dodici mesi prima.
Il numero di disoccupati, pari a 2 milioni 971 mila, diminuisce dello 0,9% rispetto a gennaio (-28 mila). Il calo interessa sia la componente maschile sia quella femminile. Su base annua la disoccupazione cresce del 15,6% (+401 mila).
Il tasso di disoccupazione si attesta all’11,6%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto a gennaio e in aumento di 1,5 punti nei dodici mesi.

Giovani. Sempre i più colpiti e gli inattivi restano troppi
Tra i 15-24enni le persone in cerca di lavoro sono 647 mila e rappresentano il 10,7% della popolazione in questa fascia d’età. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero l’incidenza dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è pari al 37,8%, in calo di 0,8 punti percentuali rispetto al mese precedente e in aumento di 3,9 punti nel confronto con lo stesso mese dello scorso anno.
Il numero di individui inattivi, coloro cioè che non sono né occupati né in cerca di occupazione, tra i 15 e i 64 anni diminuisce dello 0,3% rispetto al mese precedente (-36 mila unità). Il tasso di inattività si attesta al 36,1%, in calo di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,6 punti su base annua.

Borse. Profondo rosso, a Milano giù banche e Telecom
Chiude in forte calo la Borsa di Milano, tra le peggiori d’Europa, col Ftse Mib a 15.200 punti e -2,28%. La maglia nera va sulle spalle di una asfittica Lisbona che cede oltre tre punti percentuali.
In rosso anche Wall Street che paga una serie di dati macroeconomici peggiori delle attese, in particolare la variazione dell’occupazione stimata per marzo e l’Ism non manifatturiero.
I mercati europei sembrano guardare alla decisione sui tassi della Bce prevista per domani, preceduta da quelle della Banca d’Inghilterra e della Banca del Giappone.
Le vendite si sono concentrate sui bancari e su Telecom Italia. Lo spread Btp-Bund chiude invece a 331 punti pochissimo mosso rispetto ai 332 della chiusura di ieri.
A Lisbona Psi 20 -3,54%; a Madrid Ibex -1,81%; a Parigi Cac -1,32%; a Londra Ftse -1,08%; a Francoforte Dax -0,87%.

Inflazione. Cala in Eurolandia, in salita in area Ocse
Continua il calo del tasso di inflazione annuale, che sembra quasi avvitarsi un una spirale spinta dal calo della domanda e dalle politiche ultra rigoriste che hanno percorso il vecchio continente. A marzo: 1,7%, secondo la stima flash Eurostat. A febbraio era a 1,8%, a gennaio 2%, a novembre e dicembre 2,2%, a ottobre 2,5%, a marzo 2012 2,7%.
In area Ocse il dato è diverso con i prezzi al consumo nei 34 Paesi dell’area che sono aumentati dell’1,8% annuo a febbraio 2013, rispetto all’1,7% annuo a gennaio 2013.
Colpisce in particolare la persistenza della deflazione in Giappone con i prezzi scesi in un anno dello 0.7% a febbraio rispetto a -0,3% di gennaio.

Anticipo addizionale regionale Irpef. Mai esistita ipotesi del genere
Pur essendo trapelata sulla stampa è apparsa destituita di ogni fondamento l’ipotesi di anticipare l’addizionale regionale Irpef. Ma ha fatto in tempo a causare una serie di reazioni preoccupate. L’aumento dell’Irpef regionale è stato quantificato in 410 euro all’anno per 11 milioni di pensionati, ovvero 257 euro in piu’ rispetto a quanto previsto con la precedente aliquota. A quantificarlo è stato lo Spi-Cgil. Su 6 milioni di pensionati pesa inoltre il blocco della rivalutazione annuale delle pensioni ancora in vigore per tutto il 2013 e che porta ad una perdita di circa 60-70 euro al mese.
Il Segretario generale dello Spi-Cgil Carla Cantone ha così commentato: “Guai ad aumentare ulteriormente l’Irpef regionale. Per i pensionati sarebbe un vero e proprio colpo di grazia visto che sulla loro testa pesa ancora il pesante blocco della rivalutazione annuale e un carico fiscale di per se’ gia’ insostenibile”. “Si pensasse piuttosto a come abbassare le tasse su lavoro e pensioni per dare un po’ di fiato a famiglie che non sanno davvero più come andare avanti. L’aumento dell’Irpef deve essere assolutamente scongiurato nel 2013 ma bisogna pensare anche di evitarlo nel 2014”.

 

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