Quirinale. Napolitano rieletto Capo dello Stato. Proteste, segreteria Pd si dimette

ROMA – Giorgio Napolitano è stato rieletto presidente della Repubblica con 738 preferenze. Stefano Rodotà si è fermato a 217 voti; De Caprio ne ha presi 8, 12 le nulle, 10 le bianche e 6 le schede disperse. Preferenze anche per D’Alema (4), Prodi(2), Berlusconi (2), Schifani (1), Guccini (1).

I presenti alla sesta votazione sono stati 997.  Il risultato ha scatenato un vero e proprio putiferio.  Grillo chiama a raccolta gli italiani in piazza a Roma: “Venite a milioni, qui si fa la democrazia o si muore”. Contrariamente Rodotà non è in linea con il leader del M5S e ribadisce: “Sempre stato contrario alle marce su Roma”. Intanto  Nichi Vendola annuncia per l’8 maggio l’apertura di un cantiere per un nuovo partito e questo fa intendere chiaramente  esiste la possibilità che il centro sinistra sia rappresentato da un’altra formazione politica.  Nel frattempo “l’intera segreteria del Pd si dimette e annunciano: “Andremo al congresso”. La conferma arriva dal vicesegretario del partito Enrico Letta.

In Piazza Montecitorio  prosegue il sit-in di protesta contro la rielezione di Giorgio Napolitano. Qualche momento di tensione c’è stato, alcuni dei manifestanti vorrebbero scavalcare la recinzione ma le forze dell’ordine non lo consentano.

I parlamenti dell’M5S presenti in piazza hanno invitato i manifestanti a mantenere la calma e per adesso la situazione appare sotto controllo. In serata è atteso a Roma il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, ma non è certo che decida di intervenire davanti al palazzo della Camera. Infatti, passano pochi minuti e arriva la comunicazione di Vito Crimi, il quale informa che l’annunciata manifestazione del Movimento 5 Stelle con Grillo  si svolgerà domani. In un primo momento era stata annunciata la presenza di Grillo in piazza Monte Citorio, successivamente si era ipotizzata una manifestazione in piazza del Popolo. Tutto rinviato, evidentemente per problemi organizzativi che Crimi non ha spiegato nel dettaglio ai manifestanti.

Le foto da Montecitorio di Aldo feroce

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Quinta votazione fumata nera

ROMA – Fumata nera anche per la quinta votazione che si è svolta in un clima quasi surreale, dopo l’episodio che ha travolto il Partito Democratico. Le schede bianche sono state una valanga. Stefano Rodotà ottiene la maggioranza con 210 preferenze, ma i voti non sono comunque sufficienti a raggiungere il quorum. 

Ottiene, invece,  20 voti Giorgio Napolitano, che da pochi minuti ha accettato il reincarico a candidato Presidente. “Nella consapevolezza delle ragioni che mi sono state rappresentate, e nel rispetto delle personalità finora sottopostesi al voto per l’elezione del nuovo Capo dello Stato, ritengo di dover offrire la disponibilità che mi è stata richiesta”, scrive in una dichiarazione il Presidente uscente. “Naturalmente, – aggiunge Napolitano – nei colloqui di questa mattina, non si è discusso di argomenti estranei al tema dell’elezione del Presidente della Repubblica. Mi muove in questo momento il sentimento di non potermi sottrarre a un’assunzione di responsabilità verso la nazione, confidando che vi corrisponda una analoga collettiva assunzione di responsabilità”. 

La notizia ha destato non poche perplessità. Infatti è la prima volta nella storia della  Repubblica, che un presidente riceve la richiesta di ricandidarsi per un secondo settennato e per la prima volta, accetta.

Beppe Grillo definisce la scelta di Napolitano un vero e proprio “colpo di Stato“:  “Ci sono momenti decisivi nella storia di una Nazione. Oggi, 20 aprile 2013, è uno di quelli. È in atto un colpo di Stato. Pur di impedire un cambiamento sono disposti a tutto. Sono disperati”, scrive il comico genovese  sul suo blog. “Quattro persone: Napolitano, Bersani, Berlusconi e Monti si sono incontrate in un salotto e hanno deciso di mantenere Napolitano al Quirinale, di nominare Amato presidente del Consiglio, di applicare come programma di Governo il documento dei dieci saggi di area pdl/pd che tra i suoi punti ha la mordacchia alla magistratura e il mantenimento del finanziamento pubblico ai partiti – denuncia il comico genovese -. Nel dopoguerra, anche nei momenti più oscuri della Repubblica, non c’è mai stata una contrapposizione così netta, così spudorata tra Palazzo e cittadini. Rodotà è la speranza di una nuova Italia, ma è sopra le parti, incorruttibile. Quindi pericoloso. Quindi non votabile”.

 

I risultati degli altri candidati sono i seguenti: Emma Bonino (9), Annamaria Cancellieri (3), Massimo D’Alema (2), Franco Marini (2). Ottiene 15 voti il grande elettore Rosario Monteleone.  Come anticipato, sono state 445 le schede bianche, 17 le nulle. 

Alle 15 avrà luogo la sesta votazione.

Sel ha già fatto sapere che voterà Stefano Rodotà. I 44 grandi elettori di Sel, infatti, non  voteranno per la rielezione di Giorgio Napolitano. «Con Sel voteremo Stefano Rodotà anche alla sesta votazione per il Presidente della Repubblica», ha scritto a chiare lettere Vendola su Facebook.

Mentre Fabrizio Barca contionua a ritenere “incomprensibile che il Pd non appoggi Stefano Rodotà o non proponga Emma Bonino”. 


 

Nel frattempo interviene sulla scottante questione del PD il Laboratorio della Sinistra. Pietro Folena, Emilio Gabaglio, Carlo Ghezzi, Sergio Gentili e Franco Lotito hanno rilasciato la seguente dichiarazione, che di seguito pubblichiamo:

 “La drammatica situazione di queste ore, nella quale è esplosa la crisi del Partito Democratico che approfondisce la crisi istituzionale e politica, e il solco con una parte crescente della società, è stata provocata da gravi errori di conduzione da parte del gruppo dirigente del Partito.

Al fondo c’è stata una sottovalutazione delle condizioni di vita della maggioranza delle persone, e del  significato del risultato elettorale, che richiedeva da parte del Partito maggiore consapevolezza  autocritica e un’iniziativa più radicale e più innovativa.

Il Pd appare oggi come una litigiosa confederazione di capi corrente se non di veri e propri partiti nel partito, che rispondono solo ad una loro disciplina interna, che è esplosa nel voto dell’aula, umiliando il prestigio e la credibilità di una grande forza politica popolare nella quale credono milioni di elettori, a partire dal mondo del lavoro, e centinaia di migliaia di militanti.

Si pone un problema morale, nel Pd, causato dal metodo scarsamente democratico con cui si assumono le decisioni politiche, e da una concezione della lotta politica interna inaccettabile. Basta. La base del Pd, tutti gli elettori democratici e progressisti dicono basta. Ci attendiamo in queste ore una scelta chiara e univoca dei grandi elettori del Pd, che metta il Quirinale al riparo dalle lotte di partito.

Per parte nostra il Laboratorio Politico per la Sinistra assumerà, nei prossimi giorni, un’iniziativa politica forte e riconoscibile perché, con un Congresso straordinario, il Pd e la sinistra democratica si liberino dai mali profondi esplosi in questa vicenda.

 

 

 


 

Quinta votazione. Pd spaccato scheda bianca,  Pdl non vota. Sel favorevole al giurista del M5S

ROMA – Dopo una giornata rovente, costellata da colpi di scena clamorosi, siamo giunti al quinto e sesto scrutino  per l’elezione del XII Presidente della Repubblica. Questa mattina è partita la quinta votazione che andrà a vuoto, come annunciato da molti grandi elettori.
Il terremoto che ha colpito il partito Democratico decretando la spaccatura al suo interno, l’annuncio delle dimissioni di Bersani e il ritiro dalla candidatura di Prodi al Colle, l’unica carta da giocare rimane quella di Stefano Rodotà, il candidato del Movimento 5 Stelle che continua ad accrescere consensi.
 Anche Sel sembra ormai su questa strada: “Torniamo a votare Rodotà che era stata la nostra indicazione prioritaria”, ha ribadito Gennaro Migliore, spiegando: “Dopo aver verificato che non c’è alcuna possibilità di trovare una compattezza, perchè ieri è stato fatto un killeraggio nei confronti di Prodi, a questo punto penso che l’unica candidatura in campo sia quella di Rodotà. Secondo me adesso non si devono più fare riunioni nel centrosinistra e tutti i capi corrente del Pd dovrebbero prendersi una lunga vacanza, ma credo sia utile rivolgersi ai giovani che ci sono in questo Parlamento”.

Anche Rodotà è intervenuto sulla scottante questione: “Sono molto irritato. Dai democratici – ha detto in una intervista a Repubblica – un silenzio inspiegabile. Sono stato scelto dal web, non da Grillo. La mia candidatura girava in rete da mesi con sottoscrizioni, firme e appelli. Mi conoscono da una vita e neanche una telefonata. Ho lavorato tanti anni con quelle persone. Quando faceva comodo mi cercavano parecchio”.

Il Pdl, come ieri, ha fatto sapere invece che non parteciperà alla votazione. Il Pd, in frantumi, voterà scheda bianca e non esclude un estremo tentativo di convincere Giorgio Napolitano a ritirare la indisponibilità ad una rielezione, magari a termine. «Ipotesi che non esiste», ha assicurato Nichi Vendola, da oggi fisso con i grillini per
Rodotà. Scheda bianca voterà anche la Lega. Come pure Scelta Civica. Che lavora a far crescere i consensi intorno alla candidatura del ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri. Ieri sera Monti insieme a Pier Ferdinando Casini ha incontrato Silvio Berlusconi, per oltre due ore. E per oggi è annunciato il simmetrico colloquio con Pier Luigi Bersani.

Scelta Civica, invece, ha deciso di votare  scheda bianca per sottolineare che Anna Maria Cancellieri non è il nostro candidato ma è la nostra proposta a tutti. “Quindi speriamo che questo turno di scheda bianca aiuti
tutti i partiti a vedere questa personalità come la scelta di tutti”, ha riferito il presidente del Consiglio, Mario Monti durante la conferenza stampa alla Camera.

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Alessandro Ambrosin

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