Lunedì, 01 Luglio 2013 18:13

Snowden, la talpa che scotta in terra di nessuno, ha chiesto asilo in Italia

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ROMA - Gli Usa si sono cacciati in una situazione imbarazzante nella quale anche i rapporti tra i paesi potrebbe trasformarsi in un vero e proprio caso diplomatico. D'altra parte le dichiarazioni dell' agente della CIA Edward Snowden, che ha chiesto asilo in ben 21 Paesi, dopo il no dell'Ecuador, non lasciano adito a libere interpretazioni.

Secondo Wikileaks, il 30 giugno Sarah Harrison per conto di Snowden ha chiesto asilo politico a Austria, Bolivia, Brasile, Cile, Germania, India, Irlanda, Italia, Spagna , Cina, Cuba, i Paesi Bassi, Nicaragua, Norvegia, Polonia, Russia, Finlandia, Francia e Svizzera. Ma, come sottolinea il sito, questo elenco non è esaustivo. 

Per ora la cosiddetta talpa potrà rimanere in Russia, o meglio nell'area di transito dell'aeroporto di Mosca che è terra di nessuno, a detta del leader del Cremlino Vladimir Putin, purchè non danneggi ulteriormente gli Stati Uniti.  Lo stesso Putin ha voluto riferire che Snowden si sente più un uomo che lotta  per i diritti umani piuttosto che un agente dell'Intelligence. Insomma, la frase non è buttata a casa in quanto  i russi, sanno bene quale sarebbe il prezzo da pagare dovesse rientrare negli Usa.  Probabilmente per questo motivo il presidente russo  e quello statunitense Barack Obama hanno dato ordine ai rispettivi servizi di sicurezza Fsb e alla Fbi di risolvere l'intricato caso.  Hanno incaricato i direttori del Fsb Alexander  Bortnikov e al direttore dell'Fbi  Robert)  Mueller di rimanere in contatto permanente e di trovare delle soluzioni. Quale, non è dato a sapere.


Nel frattempo i Paesi europei hanno chiesto spiegazioni a Washington, che a sua volta sta tentando un'opera di rassicurazione, come se la "spiata" agli "amici" fosse una cosa del tutto normale. "Tutti i paesi del mondo che sono coinvolti nelle relazioni internazionali per la sicurezza nazionale intraprendono molte attività per proteggere la sicurezza nazionale e ogni tipo di informazione può essere utili. Quello che so è che non è un comportamento inusuale per molti Paesi". E' questa l'unica spiegazione data dal segretario di Stato americano John Kerry.
Spiegazione davvero insufficiente. Motivo per cui anche Giorgio Napolitano e il ministro degli Esteri Emma Bonino hanno ufficialmente chiesto di avere conto delle operazioni di spionaggio al governo Usa. "È una questione spinosa che dovrà trovare delle risposte soddisfacenti", ha sottolineato il presidente della Repubblica. Anche il ministro della Difesa Mario Mauro è sulla stessa linea: "La credibilità del nostro rapporto con gli alleati, realtà politica al quale più di una volta abbiamo detto di dovere tutto compreso la nostra libertà, sarebbe fortemente compromessa se lo spionaggio verrebbe confermato".

La Francia, invece,  è andata ben oltre, minacciando i negoziati sul libero scambio con Washington. Il presidente francese  Francois Hollande è stato fin troppo esplicito: "Non ci saranno negoziati, nè transazioni di alcun tipo in nessuna area fino a quando Washington non avrà fornito garanzie di aver cessato l'attività di spionaggio. Insomma, "smettetela di spiarci", è la richiesta perentoria del capo dell'Eliseo, "non possiamo accettare questo tipo di comportamenti tra partner e alleati".
Anche l'Unione Europea ha fatto la voce grossa, avvertendo che se le voci su quanto operato finora dal governo Usa fossero  confermate "sarebbero davvero fastidiose, e necessitano di pieni chiarimenti".
Tant'è che la Commissione Europea e la stessa Catherine Ashton hanno chiesto all'European External Action Service di sollevare immediatamente la questione con le autorità americane a Washington e a Bruxelles per verificare la veridicità di queste notizie.
Insomma, è il tempo dei chiarimenti, sollecita l'Europa.  Intanto Snowden attende con ansia che qualcuno accetti la sua richiesta di asilo politico. La talpa scotta, forse troppo. Per ora nessuno risponde e non è detto che la talpa faccia nuove scottanti rivelazioni.

Alessandro Ambrosin

direttore responsabile

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