Telefonica, Telecom. La partita non è chiusa, la rete è da salvare

 

ROMA – Il caso Telecom dimostra che il peggio, per il nostro Paese, deve ancora arrivare. Comunque vada a finire infatti la gestione del passaggio del controllo a Telefonica, che finora è stata dilettantesca, rischia di diventare disastrosa. Vittima del vizio italico di normare ad personam. Sia in favore che contro.

Si discuterà infatti domani in Consiglio dei Ministri una proposta di modifica, risalente allo scorso marzo, delle norme sulla golden share. E intanto il sottosegretario all’economia propone una modifica alle norme sull’Opa per obbligare Telefonica ad inghiottire tutta Telecom o a desistere. Entrambe queste modifiche comporteranno una variazione delle regole del gioco mentre la partita è in atto da un pezzo.

Governo. Domani discussione sulle modifiche alla golden share

La bozza di Decreto del Presidente della Repubblica che sarà domani all’esame del Consiglio dei Ministri  prevede che “Gli attivi di rilevanza strategica nel settore delle comunicazioni sono individuati nelle reti e negli impianti utilizzati per la fornitura dell’accesso agli utenti finali dei servizi rientranti negli obblighi del servizio universale”, inclusi anche “gli apparati dedicati, anche laddove l’uso non sia esclusivo, per la connettività (fonia, dati e video), la sicurezza, il controllo e la gestione relativi a reti private virtuali, in uso alle Amministrazioni dello Stato competenti in materia di salvaguardia della pubblica sicurezza, del soccorso pubblico e della difesa nazionale; collegamenti dedicati ad uso esclusivo alla realizzazione della rete interpolizia per Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza e per il Ministero della Difesa; rete di accesso alla rete telefonica pubblica in postazione fissa anche nel caso di connessioni stabilite mediante servizi di accesso disaggregato all’ingrosso, condiviso o WRL, in rame e fibra”. 

 

Un Dpr che risale a marzo 

Arriverà domani in Consiglio ed è già stato ribattezzato decreto ‘salva Telecom’, ma il Dpr sulla golden share risale al 25 marzo scorso, sotto il governo Monti. Il decreto serviva per l’attuazione di una legge quadro del 15 marzo 2012, legge  approvata per superare una procedura d’infrazione aperta dalla UE nei confronti di Roma sulla preesistente normativa in materia. Tra i contenuti più attuali del Dpr la previsione che tra le reti strategiche a cui si applica il regime di golden share ci siano anche quelle Telecom. 

 

Modifiche alle norme sull’Opa. Il Ministero economico

Di modificare le norme relative all’Opa hanno parlato sia il Presidente della Consob, Vegas, che il sottosegretario all’economia Giorgetti. L’OPA è l’Offerta Pubblica di Acquisto, una previsione creata per tutelare i piccoli azionisti in fase di passaggio di proprietà del controllo delle società quotate. In questo caso superata la soglia del 30 per cento l’acquirente è costretto a lanciare l’offerta e ad acquistare allo stesso prezzo anche le azioni in mano ai piccoli azionisti. Giorgetti in un’audizione in Senato sul caso Telefonica-Telecom ha affermato ”Nell’ottica di confermare un regime a soglia predeterminata ma innovando la normativa attuale, le società potrebbero essere autorizzate a definire per via statutaria una soglia inferiore a quella prevista per via normativa, al superamento della quale scatta l’obbligo di Opa”. A livello normativo ”potrebbe essere determinata una soglia minima”. 

Giorgetti ha poi fatto notare come sarebbe indesiderabile la sostituzione del modello a soglia fissa con uno a ‘soglia di fatto’, legato relativo cioé all’acquisizione del controllo di una società. In questo caso ”l’accertamento dell’acquisizione del controllo sarebbe rimesso al giudice amministrativo” presso cui sarebbe impugnabile creando una situazione di ”incertezza” in mondo, quello finanziario, che la aborre.

 

Modifiche alle norme sull’Opa. La Consob

Il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, nel corso di un’audizione al Senato, ha ribadito la non obbligatorietà dell’Opa per Telefonica. Mancano infatti le condizioni necessarie. Al momento l’operazione non comporta l’acquisizione del controllo di Telco da parte di Telefonica; e Telco non detiene più del 30% di Telecom. La prima, ha dichiarato Vegas, “non sembra al momento soddisfatta perché gli accordi tra gli azionisti Telco limitano il potere di Telefonica in quanto le azioni che Telefonica ha acquisito a seguito dell’aumento di capitale riservato (e che portano la sua partecipazione in Telco sopra il 50%) sono private del diritto di voto fino al 1 gennaio 2014 e comunque subordinatamente all’ottenimento di tutte le autorizzazioni regolamentari e antitrust.

E Telco detiene solo il 22,477% di Telecom e Telefonica non detiene direttamente azioni Telecom. Quindi la “sua partecipazione complessiva in Telecom, anche al momento in cui dovesse acquisire il controllo di Telco, sarebbe inferiore al 30%, a meno che non vengano effettuati ulteriori Acquisti”. 

La Consob, ha annunciato Vegas, sta però facendo delle verifiche sul prezzo pagato dagli spagnoli di Telefonica ai soci italiani di Telco. “Il prezzo è doppio rispetto alla quotazione attuale a quasi 1,1 euro. Ognuno è libero di pagare il prezzo che vuole, qui si incorpora un sovrapprezzo ed è razionale pensare che dietro ci potrebbe essere una acquisizione del controllo”. 

Vegas ha inoltre fatto notare come ci sia tempo fino a dicembre per un eventuale cambio della normativa Opa tale da farla valere sull’operazione Telecom. Ma “cambiare le regole in corsa comporterebbe un rischio reputazionale per il Paese”. 

Secondo il Presidente di Consob, Vegas, ”Non si puo’ contemporaneamente avere paura dello straniero e chiedere i soldi agli stranieri perchè è incoerente”. 

Per Giuseppe Vegas ‘Il tema e’ se le imprese funzioneranno meglio o saranno cannibalizzate”. 

Telecom. Più rischioso fermarla o lasciarla andare?

Il rischio reputazionale per un Paese che si mette a sfornare leggi dopo che gli accordi sono stati presi e dopo che una azienda straniera ha cominciato ad aprire i cordoni della borsa per tirare fuori fior di milioni è comunque altissimo.

In particolare nei confronti della Spagna, che in tema di reciprocità, ha dato semaforo verde per l’acquisizione di Endesa da parte di Enel.

In buona sostanza se si ferma l’acquisizione con una manovra più o meno “quasi illecita” si corre il rischio di non trovare più nemmeno per sbaglio fondi stranieri disponibili ad investire nel nostro Paese, se invece l’operazione non si ferma si corre il rischio di avere il colosso Telecom smembrato e cannibalizzato con una riduzione consistente dei livelli occupazionali.

E’ in casi come questi che ai Paesi servono i Governi.

Amerigo Rivieccio

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