In ebollizione l’area di sinistra. Cuperlo, serve rispetto per le persone

Fassina: “Non mi rassegno a un Pd padronale”. Renzi: “Se si dimette per motivi politici grande rispetto”

 

ROMA – Sono assolutamente irrevocabili le dimissioni del Viceministro dell’economia Stefano Fassina, una scelta fatta dopo la gelida battuta nei suoi confronti dal Sindaco di Firenze, Matteo Renzi, nella conferenza stampa tenuta dopo la segreteria del Partito Democratico. Fassina, oggi, ha precisato ancor di più la sua posizione: “Matteo – rivolto a Renzi – ha una visione padronale del partito. Avevo posto un problema politico e sono stato trattato senza rispetto”, come dire sono ormai superati gli auspici fatti proprio dall’ormai ex ministro dell’Economia, dopo la vittoria del Sindaco di Firenze. Fassina in quell’occasione aveva reso gli onori al vincitore: “Secondo me è naturale che la nuova Segreteria segni l’agenda del Governo. E il nuovo programma va di pari passo con una nuova squadra a Palazzo Chigi”. Ora tutto diventa più difficile, sia al Nazareno che a Palazzo Chigi. La scelta di Fassina, infatti, rischia di mandare in tilt, oltre che il Pd, che da poco aveva fatto il ricambio popolare della sua leadership, anche il Governo Letta, che potrebbe finire nell’occhio del ciclone, per l’ennesima spaccatura nei Democratici. Dopo un sabato sera al cardiopalma, anche la domenica si è fatta cupa, per una serie di dichiarazioni che, invece di svelenire il clima, ed alleggerire la pressione sull’Esecutivo Letta, hanno decisamente portato nuovamente in bilico le sorti di Premier e Governo. Naturalmente ad alzare la voce è la componente sconfitta nell’ultimo congressuale che ha ratificato la vittoria di Renzi, componente che non è mai voluta salire sul carro del vincitore. Tra i primi a prendere posizione, proprio il Presidente del Pd e candidato della sinistra, Cuperlo: “Sono colpito per le dimissioni di Stefano Fassina. E ancor più dispiaciuto per l’episodio che le ha generate. In un partito servono le idee ma, assieme, serve il rispetto per le persone. Tutte, a cominciare da quelle che fanno parte della tua stessa comunità. La battuta del segretario del nostro partito non è stata una traduzione felice di questo spirito. Mi auguro si tratti di un incidente e nulla più”. (Purtroppo quello che domenica mattina il Sindaco di Firenze ha regalato a twitter non va nella direzione auspicata dal Presidente del partito ndr). Ma a dire la sua ci ha pensato anche Peppe Civati, l’altro antagonista delle Primarie di partito. L’uomo della sinistra sinistra, che pur avendo auspicato nel corso della sua campagna una fine anticipata della Legislatura, con elezioni anticipate, oggi non vorrebbe la fine traumatica della stessa per quanto sta accadendo. Poi regala a Renzi la sua valutazione sulla ormai famosa battuta: “Al suo posto non l’avrei fatto. Se ogni volta che uno propone qualcosa che non aggrada, il Segretario tira fuori tanta supponenza, chi si azzarda più a sollevare la minima critica? Anzi, anticipo Renzi, e me lo dico da solo: Civati chi?”. Ma ora il rischio è che la battuta di Renzi possa moltiplicare la guerra di nervi nel partito, che non è fatto solo di elettori che hanno partecipato alle Primarie e che non hanno in tasca la tessera del Pd, ma anche di tanti militanti, molti di questi legatissimi alla componente di sinistra, che per quella battuta si sono assolutamente sentiti, dopo la sconfitta del loro candidato Cuperlo, anche umiliati. Dicevamo che ieri Renzi ha pensato bene di non arrestare la sua azione demolitrice ed ha pensato bene di rincarare ancora una volta la dose, malgrado l’appello del Presidente del partito. “Se il viceministro all’Economia -in questi tempi di crisi- si dimette per una battuta, mi dispiace per lui. Se si dimette per motivi politici, grande rispetto: ce li spiegherà lui nel dettaglio alla direzione Pd già convocata per il prossimo 16 gennaio raccontandoci cosa pensa del governo, cosa pensa di aver fatto, dove pensa di aver fallito. Lo ascolteremo tutti insieme con grande attenzione, così fa un partito serio. Quanto a me, non cambierò il tono dei miei incontri con la stampa. Mai. Non diventerò mai un grigio burocrate che non può scherzare, non può sorridere, non può fare una battuta. La vita è una cosa troppo bella per non essere presa con leggerezza”. Queste le parole di sfida del Sindaco di Firenze, che continua nella sua campagna demolitrice: “Starò sempre in mezzo alla gente, continuerò a fare battute e a riceverle, ma mettendo al centro il patto con gli elettori, non gli equilibri dei dirigenti. Il Pd – sottolinea Renzi- ha il compito di cambiare l’Italia, non di vivere un congresso permanente. E noi ci proviamo, con il sorriso sulle labbra ma anche con la determinazione di chi sa che dobbiamo cambiare verso davvero”. Poi il suo riferimento all’investitura popolare ottenuta alle Primarie: “Meno di un mese fa tre milioni di italiani hanno chiesto al Pd coraggio, decisione, scelte forti. Hanno chiesto di cambiare verso. Stiamo cercando di rispondere a questa richiesta così forte dettando l’agenda alla politica: legge elettorale, riforme costituzionali, interventi per il lavoro perché se non cresce l’occupazione andiamo tutti a casa, grandi iniziative su Europa e scuola, tagli di un miliardo ai costi della politica. Lo facciamo perché ce l’hanno chiesto i cittadini, lo dobbiamo a loro” scrive ancora il leader Democratico. “Stefano Fassina – conclude infine Renzi – oggi mi accusa di ‘avere una visione padronale del partito’: non me ne ero accorto quando si trattava di confermare i capigruppo o di scegliere il presidente dell’assemblea o di tenere aperta la segreteria anche a persone non della maggioranza. Certo, a differenza di quello che avrebbe fatto la politica tradizionale il primo mio gesto non è stato chiedere il rimpasto, come Fassina mi ha chiesto su tutti i giornali. Continuo a non chiederlo perché la preoccupazione del Pd sono gli italiani che non hanno un posto di lavoro, non i politici che si preoccupano di quale poltrona possa cambiare. Sono i problemi dell’Italia che interessano al mio Pd, non i problemi autoreferenziali del gruppo dirigente”.

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