Giovedì, 06 Marzo 2014 17:04

Ilva di Taranto. Chiesto rinvio a giudizio per 50 persone tra cui i Riva e Vendola

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ROMA - Per la  Procura di Taranto Emilio Riva e i suoi figli Nicola e Fabio (rifugiato in Inghilterra in attesa di giudizio di appello sull’estradizione), proprietari dell’Ilva,  insieme all’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, devono essere processati.  I Pm hanno infatti oggi richiesto il rinvio a giudizio per 50 persone e tre società.

L’inchiesta era stata già avviata nel 2009, ma di fatto la svolta era avvenuta nel 2012, grazie a due perizie che evidenziavano il pesante impatto dell’Ilva sull’ambiente e soprattutto sulla salute dei cittadini di Taranto. Da li partì il sequestro degli impianti e successivamente i  primi arresti. 

Le accuse  depositate oggi dalla Procura sono decisamente gravissime e riguardano non solo i proprietari dell’Ilva, ma anche i loro ‘fiduciari’ (il cosiddetto governo ombra della fabbrica). Vanno dall’associazione a delinquere, disastro ambientale, inquinamento, avvelenamento di sostanze alimentari, fino all’omissione dolosa di cautele contro gli infortuni, corruzione, concussione, falso e infine abuso d`ufficio. Fra le accuse c’è anche quella di aver fatto pressioni su politici e amministratori, mass media, organizzazioni sindacali, forze dell’ordine e clero, per ridimensionare i problemi ambientali e consentire allo stabilimento di proseguire l’attività produttiva “senza il minimo rispetto anzi in totale violazione e spregio della normativa vigente”.  Ma non solo. Rinviato a giudizio per concussione aggravata  anche  il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, leader di Sel. Vendola è imputato dalla Procura per le pressioni sui vertici dell’Arpa Puglia, affinché ‘ammorbidisse’ l’azione di controllo sull’Ilva, in particolare in relazione alle emissioni nocive prodotte dall'impianto siderurgico, dando così la possibilità a quest’ultimo di proseguire indisturbato l’attività produttiva, senza dover subire riduzioni o rimodulazioni.

Riguardo al presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, ecco quanto dichiara la Procura nel fascicolo: “In concorso tra loro nella gestione dell'Ilva di Taranto operavano e non impedivano con continuità e piena consapevolezza una massiva attività di sversamento nell'aria-ambiente di sostanze nocive per la salute umana, animale e vegetale, diffondendo tali sostanze nelle

aree interne allo stabilimento, nonché rurali ed urbane circostanti lo stesso, in particolare Ipa, benzoapirene, diossine, metalli ed altre polveri nocive, determinando gravissimo pericolo per la salute pubblica e cagionando eventi di malattia e morte nella popolazione residente nei quartieri vicino al siderurgico e ciò anche in epoca successiva al provvedimento di sequestro preventivo di tutta l'area a caldo”, avvenuta il 26 luglio del 2012. 

L’ex direttore Adolfo Buffo è invece accusato di aver omesso le misure di sicurezza necessarie alla protezione dei lavoratori, e di aver quindi causato la morte di due operai a ottobre e novembre del 2012, Claudio Marsella e Francesco Zaccaria.   

Diverse, infine, le accuse,  che vanno dall'associazione a delinquere alla concussione, che coinvolgono Girolamo Archinà, l'ex consulente dell'Ilva,  licenziato ad agosto 2012 e poi arrestato a novembre 2012. Archinà è stato uno dei personaggi chiave dell'indagine, colui che manteneva infatti i rapporti con i personaggi delle istituzioni, della politica e del sindacato. Era lui quindi il cosidetto ‘maestro degli insabbiamenti’. 

La Procura ha chiesto il processo anche per il sindaco di Taranto, per omissione di atti d’ufficio e per Gianni Florido, l’ex presidente della Provincia di Taranto (Pd), dimessosi a maggio in seguito all’arresto. Florido in particolare è accusato  per le pressioni esercitate nei confronti dell’assessorato all’Ambiente affinché assumesse un atteggiamento di favore nei confronti dell’Ilva e facilitasse le autorizzazioni in materia ambientale. Oggetto di indagine anche la discarica Mater Gratiae, nell'area di Statte (Taranto) e di proprietà Ilva, che ad ottobre scorso il Parlamento ha poi definitivamente autorizzato con una legge.

A questo punto sarà compito del  Gup fissare la data dell’udienza per il rinvio o meno a giudizio delle persone per le quali la Procura ha chiesto il processo.

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