Primo maggio. Il lavoro secondo Berlusconi, c’è poco da festeggiare

ROMA – Mario, 28 anni disoccupato: “Presente”. Mirella, 25 anni ricercatrice 600 euro al mese: “Presente”. Sebastiano, commesso precario 800 euro al mese: “Presente”. Romina, cassaintegrata Alitalia: “Presente”. Mirna, insegnante precaria, 1.100 euro al mese: “Presente”.

E la lista dei presenti  a piazza  San Giovanni in Laterano a Roma per la festa del primo maggio, potrebbe continuare all’infinito. Unico particolare, è che anno dopo anno, c’è sempre meno da festeggiare e oggi come sempre le parole ci portano  storie di lavoratori e lavoratrici senza futuro, storie con le quale milioni di persone ogni giorno devono fare i conti, ma non per questo si arrendono alla speranza di un mondo migliore e più giusto. Percorso assai difficile, ma non per questo impossibile a patto che avvenga il miracolo collettivo, ovvero quella presa di coscienza contro la mistificazione della realtà in atto.

“La formula del successo si riassume in tre parole: lavoro, lavoro, lavoro”. Questa frase, che a ricordarla suona come una presa per i fondelli, l’ha pronunciata Silvio Berlusconi. Peccato che di lavoro oggi ce ne sia ben poco e chi ancora ce l’ha,  anno dopo anno si è visto scomparire come neve al sole  diritti e  tutele conquistati duramente, spesso con la complicità di manager senza scrupoli e la compiacenza di quei sindacati che hanno tradito il ruolo per cui furono istituiti. Il caso Alitalia-Cai del 2008 e il discutibile ruolo svolto dal governo insegna. Tuttavia, visto che carta canta, i dati diffusi recentemente dall’Istat sull’occupazione non lasciano molti dubbi in proposito, mentre i soliti noti hanno continuato per anni a diffondere profezie ottimistiche del raggiro politico. Oggi la disoccupazione è all’8,3%, pari a circa 2milioni e 71 mila persone. Insomma per farla breve un giovane su tre in Italia rientra rientra perfettamente nelle fila dei disoccupati. Un bel record!

Nel 2009, – grazie alla finanza speculativa – mentre uomini e donne, dipendenti e piccoli imprenditori venivano risucchiati dalla crisi economica, quasi fosse un tornado impazzito, il presidente del Consiglio nel corso di una conferenza stampa pronunciava queste parole: “Quale disoccupazione. I dati italiani sono i migliori in Europa”. E non finisce qui. Appena una settimana dopo si rivolgeva ai diretti interessati: “I disoccupati si inventino un lavoro”, aveva tuonato il premier. E ne è passata di acqua sotto i ponti prima che l’opinione pubblica internazionale si accorgesse delle incredibili bugie delle quali il premier si continua a riempire la bocca.  Così mentre i dati sulla disoccupazione crescevano esponenzialmente e i lavoratori, uniche vittime della crisi, erano costretti a scendere nelle piazze per protestare, il Financial Times durante il G8 di Genova titolava “Berlusconi, da playboy a statista”.  Nello stesso mese  i terremotati rimasti senza casa, senza lavoro e con una  città ridotta a un cumulo di macerie si organizzavano per una grande protesta nella capitale,  mentre Berlusconi si recava in Russia dai suoi amici Putin e Medvedev ai quali confidava “Tutto è tornato come prima, anzi meglio di prima – precisava il cavaliere -. Questa crisi economica è una crisi psicologica”.  

E non è tutto perchè secondo Berlusconi tutto andava a gonfie vele. Abbiamo assistito increduli a lotte di operai che hanno attraversato tutta la penisola, a manifestazioni di tutte le categorie per difendere il diritto al lavoro, a cortei di ogni ceto sociale per difendere la poca occupazione che resta e un salario dignitoso. Eppure per Berlusconi “la crisi è finita e ne stiamo uscendo meglio degli altri”, come disse al Business Council italo-brasiliano a San Paolo nel 2009.

Insomma, ancora una volta le cose andava benissimo proprio nel momento in cui la Confcommercio diffondeva i preoccupanti dati di Movimprese relativi al biennio 2008/2009: 310 imprese commerciali ogni giorno chiudono i battenti. Intanto ai lavoratori volutamente ignorati da un governo preso dalle sue cose l’unica soluzione rimasta – come unica alternativa – è stata quella di salire sui tetti  delle aziende, delle scuole, degli edifici istituzionali per far sentire la loro flebile voce…inascoltata.
Chissà cosa regalerà ai lavoratori Berlusconi questo Primo Maggio del 2001. Se lo chiedono tutti. Magari una Social Card nuova di zecca con la foto di Tremonti che cambia a seconda di come la si legge, oppure un bel depliant firmato Brambilla per scegliere dove trascorrere le vacanze estive del 2011 con tutta la famiglia. O meglio ancora la cancellazione definitiva di questo 1 maggio. Una ricorrenza pericolosa, troppo comunista.

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Alessandro Ambrosin

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