Venerdì, 06 Novembre 2015 17:53

Renzi e il Ponte sullo Stretto dalle large intese. Piovono critiche

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ROMA - Riemerge nuovamente la solita propaganda sul progetto del Ponte di Messina. Lo scorso settembre  per volontà del ministro dell’Interno Angelino Alfano la discussa opera fu reinserita nell’agenda di governo, oggi si è espresso sull’argomento il premier Matteo Renzi, durante l’intervista rilasciata a Bruno Vespa per il suo prossimo libro.

"Certo che si farà, - ha detto Renzi - il problema è quando. "Investiamo 2 miliardi nei prossimi cinque anni in Sicilia

per le strade e le ferrovie. E poi faremo anche il ponte, portando l'alta velocità finalmente anche in Sicilia e investendo

su Reggio Calabria, che è una città chiave per il Sud. Dall'altra parte dobbiamo finire la Salerno - Reggio Calabria"".Insomma, "quando avremo chiuso questi dossier, sarà evidente che la storia, la tecnologia, l'ingegneria andranno nella direzione del ponte, che diventerà un altro bellissimo simbolo dell'Italia. Ma primum vivere, avrebbero detto i latini. Ora abbiamo le

autobotti per Messina. Poi penseremo al resto".

Insomma, le parole di Renzi suonano come l’ennesima operazione di strategia mediatica, tra l’altro anche poco credibile, considerando che al di là dei costi e della dubbia realizzazione tecnica non c’è nessun motivo reale che ne giustifichi la sua realizzazione.

Infatti, la domanda di traffico merci e passeggeri ferroviario da e per la Sicilia è calata enormemente, a vantaggio delle linee aeree low cost e del traffico marittimo che sono in costante aumento. Insomma, dati che non lasciano adito a dubbi sull’inutilità di un ponte costosissmo che dovrebbe tra l’latro essere realizzato con soldi pubblici.

Non è un caso che la posizione di Renzi abbia sollevato un coro di polemiche, specie in un periodo di crisi come questo: "Renzi è davvero il degno erede di Berlusconi, anzi vuole arrivare dove il suo maestro non è arrivato” tuona Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista - Sinistra Europea: E poi: “Le sue dichiarazioni sulla volontà di costruire il ponte di Messina sono vergognose soprattutto in questo momento, manca di rispetto ai messinesi che vivono senza acqua da due settimane, in una situazione incivile. E' la demagogia allo stato puro: e per di più per un progetto per il quale solo le mafie ringrazierebbero Renzi".  

"Mancava il Ponte: un vero e proprio trionfo”, afferma invece il leader di Possibile Pippo Civati. “Per completare il quadro di riforme - del buonsenso, soprattutto - mancava il ponte sullo Stretto".  

"Ecco, quello che non ha fatto Berlusconi, lo fa il partito democratico. Con buona pace di Bersani che oggi tenta una difesa disperata, sulla linea di porta, o forse qualche centimetro oltre la linea: perché il programma che il deputato sta votando e le scelte politiche di fondo assomigliano al programma elettorale presentato nel 2013. Dagli altri". 

"Il ponte sullo Stretto - conclude Civati - diventa il ponte sulle larghe intese. Chi lo attraversa si trova in effetti dalla

parte opposta. Senza fare una piega. E in alcuni casi senza nemmeno accorgersene".

Anche Sel non usa mezzi termini per criticare il premier: ”Renzi sul Ponte sullo Stretto di Messina esce finalmente allo scoperto. Ma non lo fa in Parlamento, sollecitato più volte da Sel con atti parlamentari, ma lo fa da Vespa, una volta la 'terza Camera' ora dopo la trasformazione del Senato nel dopolavoro dei consiglieri regionali forse la seconda. Comunque non in Parlamento dove Renzi viene poco e lo considera poco". Così il capogruppo di Sel, Arturo Scotto, a Montecitorio commenta le parole del premier Renzi sulla costruzione del Ponte di Messina contenute nel nuovo libro di Bruno Vespa.

"Da mesi - continua Scotto - Sel chiede una discussione pubblica sull'utilità o meno di questa ennesima grande opera. L'esperienza insegna che le grandi opere in Italia si trasformano in grandi buchi mangia soldi dove si annida la corruzione e il malaffare. Renzi venga in Parlamento", conclude.

Dura critica anche da Legambiente che chiede al premier di smettere di compiacere certe lobby: “Errare humanum est, perseverare autem diabolicum”, ha sottolineato il presidente Vittorio Cogliati Dezza. “Non bastavano  i regali alle lobby delle fonti fossili e degli inceneritori, ora rassicuriamo anche chi vorrebbe guadagnare dalla realizzazione di un'opera tanto faraonica (soprattutto nei costi) quanto inutile. Il premier sa bene, e lo dice, che le emergenze italiane sono ben altre - continua Cogliati Dezza -.

Perché allora continua a sostenere le lobby del '900  e le loro idee vecchie e superate? Che tipo di Paese ha in testa realmente? Le sfide del futuro richiedono ben altro approccio”.

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