Mercoledì, 31 Agosto 2011 14:42

Manovra. Governo inaffidabile. E' tempo di giustizia sociale

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ROMA - Ti fideresti di una persona che prima  tenta di sfilarti dalla tasca il portafoglio, ma quando la sua mossa viene anticipatamente scoperta si passa le mani sui capelli, quasi volesse nascondere  la palese intenzionalità del suo gesto? Si potrebbe tradurre così la manovra sulle pensioni, visto che il governo proprio questa mattina ha fatto un bel dietrofront sul riscatto degli anni della laurea e del militare, o meglio della "naja", dopo aver provocato il dissenso generale.


E così la mossa degna del Robin Hood alla rovescia non ha affatto funzionato. Evidentemente i cittadini  siano essi di sinistra, di centro e perchè no anche di destra, iniziano finalmente a capire le vere intenzioni  di questo governo, che stranamente serba sempre delle  sorprese davvero originali e stravaganti.
Tuttavia nel rispetto delle norme dettate dalla Banca centrale europea l'Italia dovrà raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2013. Come recuperare allora questo 1,5 miliardo di euro?


Da un aumento alla lotta all'evasione fiscale fanno sapere all'unisono gli esponenti di Palazzo Chigi. Sarà mica l'ennesimo slogan per placare le ire dei cittadini e probabilmente confondere i mercati,  Bce compresa?  E chissà come reagiranno gli esperti economici all'estero dopo questa esternazione, i quali  vedono da tempo questo governo in balia di una tempesta di intenzioni che spesso restano tali, incapace di prendere delle misure confacenti alla situazione  reale dell'economia di un paese che sta sprofondando. E se pensate che la manovra tenga conto dell'iniquità sociale mettetevi pure l'anima in pace. Perchè il Robin Hood alla rovescia sembra si sia appisolato, ma in verità è sempre pronto ad entrare in azione. Si può ravvedere, può anche tentare di far marcia indietro, ma la sua indole non cambia. Quindi non fatevi troppe illusioni.


Così adesso per compensare questo famoso miliardo e mezzo di euro hanno pensato bene di introdurre nuove misure per contrastare la lotta all'evasione, che probabilmente sarà affidata ai comuni, che guarda caso, oltre al rischio di essere aboliti definitivamente se sotto i mille abitanti dovranno fare i conti con i pochi soldi rimasti in cassa. Insomma, sarebbe come dire a una volante della polizia di inseguire i banditi  con un'auto senza benzina.
D'altra parte la lotta all'evasione è sempre stata in Italia un male cronico, un po' perchè ignorato volutamente, un po' perchè far sopravvivere il fenomeno senza destare troppo scandalo ha sempre fatto comodo un po' a tutti e per questo non è mai stato fatto abbastanza.  E chissà perchè. Una strana coincidenza verrebbe da dire, specie in questo momento storico durante il quale la mala gestione dell'Italia ricade tutta sulla classe dei più poveri e dei più deboli che aumentano numericamente.

Pochi giorni fa  l'agenzia Price Waterhouse Coopers  pubblicava i dati del rapporto sull’Iva in Europa,  e l'Italia è risultata essere tra i maggiori paesi che evadono il fisco con più di 28 miliardi e 888 milioni di euro. Ma le cose non pensate siano andate molto meglio in passato, anzi. La bozza  "Economia non osservata e flussi finanziari" indicata in uno dei tanti rapporti dell'Istat sull'argomento parla chiaro: il sommerso in Italia ha sempre rappresentato una fetta importante dell'economia cosiddetta "in nero". Nel 2000 il valore aggiunto prodotto nell'area del sommerso economico risultava compreso tra i 217 e i 228 miliardi di euro e otto anni più tardi oscillava tra i 255 e i 275 miliardi. Altro che lotta all'evasione e all'elusione o recupero da dove non si è mai voluto recuperare.


Insomma questa mossa politica in extremis la dice lunga. E adesso la partita si fa ancora più dura grazie a questo improvviso risveglio delle coscienze, che inevitabilmente aprono nuove prospettive. Perfino i i sindacati sembrano aver raggiunto l'insperata unità, perduta lungo un cammino segnato da scelte opportuniste. Chissà, forse questa volta è arrivato il tempo di una giustizia sociale, alla quale nessuno vuole rinunciare.Specialmente quelli che la crisi continuano a pagarla.

Ultima modifica il Mercoledì, 31 Agosto 2011 15:35
Alessandro Ambrosin

direttore responsabile

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