Banche. Il mutuo rovina famiglie

ROMA – Mentre i cittadini manifestano contro il decreto “salva banche” del governo Renzi, a poco a poco emergono con più insistenza storie personali di uomini e donne, di famiglie, la cui unica colpa è stata quella di contrarre un mutuo e finire nella mattanza di una crisi economica che non conosce pietà.

E’ come vivere perennemente in uno stato di ansia, tra l’incudine e il martello, in una vita soggiogata da  inevitabili avvenimenti che non possiamo nè prevedere e neppure controllare. Da una parte le banche che, come delle sanguisughe, si attorcigliano a ignari clienti i quali spesso e volentieri non vengono neppure informati sulle conseguenze nefaste dei  prodotti finanziari acquistati, dall’altra quella che oggi chiamano  “morosità incolpevole”, un altro neologismo del XXI secolo, sintesi del tragico epilogo di un modello economico che sta implodendo su se stesso sbriciolando anche le poche certezze rimaste.

E’ questa la storia di Monica e della sua famiglia caduta in una voragine di eventi drammatici senza fine, in cui la giustizia sociale e la dignità vengono cancellati come neve al sole. Tutto ha inizio nel 2008 quando questo nucleo famigliare decide di acquistare un’abitazione  in Emilia Romagna e stipula un mutuo  indicizzato ai franchi svizzeri con la britannica Barclays Bank.  E’ la stessa diretta interessata a dirci che le era stato proposto “un muto in euro a rate costanti, ma a tasso variabile i cui soli interessi sarebbero stati calcolati in base al Libor  e che in caso di estinzione non avrebbe avuto alcun aggravio grazie alla legge Bersani, entrata in vigore nel febbraio del 2007”.   

Destino vuole che nel 2009 il marito perde il posto di lavoro. Una sventurata fatalità in cui molti precipitano. Per questo Monica si reca in banca per chiedere disperatamente aiuto e far fronte ad una situazione in cui prova vergogna e frustrazione.

Monica e il marito, che hanno una figlia piccola, chiedono ripetutamente la sospensione di un anno dalle rate per riacquistare quel po’ di ossigeno necessario alla sopravvivenza, magari nel tentativo di riconquistare un lavoro per lui, ua vita economica, la dignità perduta e forse anche un piccolo spiraglio di speranza. Ma la banca non solo fa attendere mesi, nonostante i solleciti, ma risponde negativamente alla richiesta. Un “no” secco mentre la situazione finanziaria non si aggiusta, anzi peggiora ulteriormente. Così la famiglia di Monica ci riprova e nel 2011 invia nuovamente una missiva alla Banca nel tentativo di proporre una rinegoziazione del mutuo. La risposta arriva solo qualche mese più tardi in cui nero su bianco si intima alla famiglia di pagare le rate insolute che adesso sfiorano gli 8 mila euro. Insomma a nulla è valsa la richiesta di sospendere temporaneamente le rate. 

Per la Barclays gli aiuti erano già finiti, ovvero la famiglia aveva già beneficiato di un accomodamento delle rate insolute per il periodo che andava da settembre 2010 a gennaio 2011. Nel 2012 arriva una seconda diffida in cui si intima alla famiglia di pagare entro 10 giorni, la somma di 10.290,87 euro, al fine di evitare il procedimento esecutivo immobiliare. Somma che sale successivamente a 12.495,82 euro. 

Nonostante il bonifico di oltre due mila euro versato alla banca a dimostrazione della buona volontà di Monica che il debito lo vorrebbe onorare, la famiglia continua a versare in una situazione debitoria disperata, non ce la fa a saldare quanto dovuto ed è senza un lavoro.

Paradossale a dirsi, ma è il terremoto nel maggio 2012 in Emilia Romagna che viene in aiuto alla famiglia attraverso un decreto del governo  che di fatto sospende tutti i pagamenti della popolazione colpita, mutui compresi. Non appena terminata la fase di calamità naturale, quindi nel maggio del 2013, Barclays si fa sentire e  invita la famiglia a prendere nuovamente contatti con loro per una definizione stragiudiziale della loro posizione. Intanto la situazione debitoria è salita a  230.724,94 di euro di cui 55.796,20 euro di rivalutazione del capitale residuo, ma è solo pochi mesi dopo, nell’aprile 2014, che arriva l’atto di pignoramento immobiliare dal Tribunale. 

Una bomba a orolegeria scoppiata tra le mani della famiglia di Monica che a quel punto scopre che  oltre ai  problemi di insolvenza, esistevano anche delle penalità causate dall’andamento negativo del cambio in franchi svizzeri, senza che nessuno l’avesse mai informata sui reali rischi di questo mutuo. Insomma una doppia “mazzata” per la famiglia di Monica: la crisi con la sua implacabile condanna e la banca, trincerata dietro quel mutismo cinico e spietato che cancella silenziosamente l’esistenza delle persone. Insomma, basta alibi, ora le risposte delle istituzioni e della politica diventano un atto dovuto.

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Alessandro Ambrosin

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