L’Istituto Zooprofilattico “G. Caporale” di Teramo, il motore silenzioso della sicurezza sanitaria italiana

Intervista a Cesare Cammà: dentro i luoghi dove nasce la sicurezza alimentare del Paese

Molte persone non sanno cosa accade dentro un Istituto Zooprofilattico. Eppure questi enti rappresentano uno dei pilastri più importanti – e più invisibili – della sicurezza alimentare e sanitaria del nostro Paese.

L’IZSAM “G. Caporale” di Teramo, in particolare, è un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale, nonché, proprio per il know how espresso, è capofila del modello One Health in Italia: un approccio che unisce salute umana, animale e ambientale, perché nessuno di questi tre elementi può essere separato dall’altro.

La storia dell’Istituto è caratterizzata da un percorso di cooperazione scientifica che parte dal 1991, con la nomina a Centro di Referenza Nazionale per le malattie esotiche degli animali, e che si estende oggi a collaborazioni con Unione Europea, FAO e WOAH.
Un patrimonio di conoscenze che abbraccia epidemiologia, sicurezza alimentare, analisi del rischio, ricerca di laboratorio, gestione di banche dati e formazione professionale.

Cesare Cammà

Dal 2017, nella sede centrale di Teramo è attivo anche il Centro di Referenza Nazionale per Sequenze Genomiche di Microrganismi Patogeni (CRN GENPAT), una realtà che utilizza la genomica e la bioinformatica per identificare e tracciare virus, batteri e altri patogeni. Un lavoro che permette, ogni giorno, di capire cosa circola nel Paese e come proteggere davvero la salute pubblica.
A guidare queste attività c’è Cesare Cammà, biologo molecolare e riferimento nazionale per la genomica applicata alla sanità pubblica.

Dott. Cammà, moltissime persone non sanno cosa si fa realmente dentro un Istituto Zooprofilattico. Se dovesse spiegarlo a un cittadino comune, quali attività racconterebbe per far comprendere la loro utilità quotidiana?

In Italia ci sono 10 IIZZSS che svolgono principalmente attività di laboratorio per la diagnosi delle malattie infettive degli animali o trasmesse dagli animali all’uomo. Quotidianamente analizzano centinaia di migliaia di campioni e si occupano anche di raccogliere, analizzare e interpretare dati al fine di supportare le Autorità Sanitarie nel definire le strategie di prevenzione e controllo delle malattie.
Gli Istituti Zooprofilattici sono anche centri di ricerca che operano per prevenire focolai e rischi emergenti.

Durante la pandemia è stato subito chiaro che le nuove tecnologie di sequenziamento del genoma sarebbero state molto utili per tracciare l’insorgenza di nuove varianti del virus con caratteristiche particolari (elevata capacità di trasmissione, particolare virulenza, capacità di sfuggire alla risposta immunitaria generata da un vaccino).

Tuttavia, la condizione affinché la sorveglianza genomica sia efficace è che la raccolta delle informazioni venga fatta in maniera diffusa, in tempi rapidi, e che lo scambio di dati tra i laboratori che li generano sia il più ampio possibile. Per raggiungere questo obiettivo sono necessari investimenti importanti nella salute pubblica e l’organizzazione di un sistema di sorveglianza nazionale efficiente.

L’IZSAM ha una lunga storia di cooperazione internazionale, soprattutto nel Mediterraneo e nell’Africa subsahariana. Perché è così importante che un istituto italiano lavori anche oltre i confini nazionali? Che benefici diretti ricadono sulla sicurezza alimentare dei cittadini italiani?

Ho parlato di sorveglianza nazionale ma, in realtà, sarebbe più corretto parlare di sorveglianza globale, in quanto, purtroppo, i microrganismi non si fermano ai confini nazionali ma hanno la capacità di superarli facilmente, trasportati con gli alimenti, dagli animali selvatici o dagli insetti.

Per tale motivo l’IZSAM ha da tempo cercato collaborazioni oltre confine e in particolare con quei Paesi da cui potrebbero provenire alcuni patogeni non attualmente presenti nel nostro territorio. È importante sottolineare che noi possiamo trasferire ai colleghi di quei Paesi le nostre esperienze sulle nuove tecnologie diagnostiche, ma al contempo possiamo apprendere da loro e con loro come si stanno evolvendo quei patogeni nei territori dove sono endemici.

Qual è, secondo lei, l’aspetto del vostro lavoro che le persone tendono a sottovalutare, ma che invece fa davvero la differenza nella prevenzione delle malattie e nella sicurezza alimentare?

Spesso si pensa che la ricerca produca risultati di cui le persone avranno benefici solo in un futuro più o meno lontano. Al contrario, mi piacerebbe che le persone avessero, del lavoro che svolgiamo, la percezione di un’attività al servizio della comunità, che possano valutare come, grazie ai nostri studi e all’applicazione dei risultati delle ricerche, alcune minacce per la salute pubblica possano essere ridotte o annullate.


Cesare Cammà
Head, Molecular Biology and Omics Technologies National Reference Centre for Whole Genome Sequencing of microbial pathogens: database and bioinformatics analysis Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise “G. Caporale”

Condividi sui social

Articoli correlati