Antartide: la stabilità del ghiaccio marino è legata ai cicli solari

Uno studio del Cnr ricostruisce 3.700 anni di variazioni del “fast ice” nel Mare di Ross e svela il ruolo dell’attività solare

La stabilità del ghiaccio marino costiero dell’Antartide dipende in modo diretto dai cicli di attività del Sole. È quanto emerge da uno studio internazionale coordinato dall’Istituto di Scienze Polari del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna (Cnr-Isp) e pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Communications. La ricerca ha ricostruito la variabilità del ghiaccio marino negli ultimi 3.700 anni, rivelando una connessione profonda tra i periodi di frammentazione del ghiaccio e l’andamento ciclico dell’attività solare.

Lo studio, sostenuto dal Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), ha coinvolto numerose istituzioni italiane e internazionali, tra cui le Università di Trieste, Pisa, Napoli Parthenope, Bonn, Cambridge e Plymouth, oltre all’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs) di Trieste.


Analisi dei sedimenti: una finestra sul passato climatico

I ricercatori hanno prelevato carote sedimentarie dai fondali del Mare di Ross, nell’insenatura di Edisto, situata nella parte settentrionale della Terra Vittoria. Grazie a un innovativo metodo di analisi ad altissima risoluzione, è stato possibile esaminare immagini a scala submillimetrica, integrate con biomarcatori chimici e associazioni di diatomee, microalghe marine estremamente sensibili alle variazioni ambientali.

Questo approccio ha consentito di ricostruire la storia del ghiaccio marino costiero, detto “fast ice”, ben oltre i limiti temporali delle osservazioni satellitari disponibili solo dagli anni ’80 del Novecento.

“Abbiamo potuto osservare che la rottura del ghiaccio non segue un ciclo annuale regolare, ma presenta una dinamica complessa su scale temporali più lunghe, di circa 90 e 240 anni, strettamente sincronizzate con specifici cicli solari”, spiega Tommaso Tesi, ricercatore del Cnr-Isp e coordinatore dello studio.


Il ruolo chiave dei cicli solari nella dinamica del ghiaccio

L’attività solare oscilla naturalmente tra fasi di massima e minima intensità, influenzando l’atmosfera terrestre, la circolazione oceanica e, come dimostra questo studio, anche la stabilità del ghiaccio marino antartico.

L’analisi ha messo in luce una relazione diretta tra i periodi di maggiore instabilità del ghiaccio costiero e alcune precise fasi dei cicli solari, suggerendo che le forzanti naturali abbiano avuto un ruolo determinante nel modellare la criosfera antartica nel corso dei millenni.


Perché il “fast ice” è fondamentale per l’ecosistema antartico

Il ghiaccio marino costiero svolge un ruolo cruciale nell’ecosistema dell’Antartide. Regola la salinità delle acque, influenza la circolazione oceanica e rappresenta un habitat essenziale per numerose specie, tra cui pinguini, foche e microorganismi marini. In alcune regioni, inoltre, costituisce una vera e propria pista naturale di atterraggio per le missioni scientifiche.

Nonostante la sua importanza, il comportamento del fast ice è ancora poco conosciuto. Questo nuovo metodo di indagine consente ora di distinguere con maggiore precisione la variabilità naturale di lungo periodo dagli effetti del cambiamento climatico di origine antropica, offrendo strumenti fondamentali per comprendere l’evoluzione futura dei ghiacci polari.


Nuove prospettive per lo studio della criosfera

“Poiché sedimenti di questo tipo sono ampiamente diffusi negli archivi antartici, la tecnica sviluppata ha un enorme potenziale applicativo per studiare il ruolo delle forzanti naturali nella dinamica del ghiaccio marino in tutto il continente”, sottolinea Michael Weber, ricercatore dell’Università di Bonn e coautore dello studio.

I risultati aprono nuove prospettive per la modellazione climatica, migliorando la capacità di prevedere l’evoluzione dei ghiacci polari e il loro impatto sul sistema climatico globale, un aspetto cruciale in un’epoca segnata da profondi cambiamenti ambientali.

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