Mercoledì, 04 Gennaio 2017 10:12

Giornalismo. La proposta di Grillo? L'Odg invita alla riflessione

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"Una giuria popolare contro le "balle" pubblicate da giornali e tv: non un tribunale governativo, ma una giuria popolare che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media.

Cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei telegiornali". Questa l'"ultima" proposta di Beppe Grillo, che sembra non voler ricordare quanto siano sempre stati pericolosi e parziali i "tribunali del popolo". Una proposta che - se raccolta - metterebbe a rischio la libertà di stampa, che già vede il nostro Paese al 77esimo posto in questa triste graduatoria mondiale.

Di seguito la ferma risposta dell'Ordine dei Giornalisti

OdG: Grillo rifletta su possibili conseguenze delle sue parole

Oggi Beppe Grillo dalle colonne del suo blog ha sferrato l’ennesimo attacco alla libertà di stampa avanzando una proposta grave e sconcertante. L’Ordine nazionale dei Giornalisti ricorda che esiste già un ordinamento che tutela chi si ritiene danneggiato dagli organi di informazione. Inoltre l’OdG rammenta che giace in quarta lettura dal 23 giugno 2015 in Senato la nuova legge sulla diffamazione.

Sarebbe molto più costruttivo se Beppe Grillo esortasse i propri parlamentari a far sì che questa legge venisse approvata in tempi brevi abrogando il carcere per i giornalisti e ponendo un freno alle cosiddette querele temerarie. L’unico Tribunale riconosciuto dall’OdG è quello dell’ordinamento giudiziario ferma restando la singola responsabilità dei giornalisti che non rispettano le regole deontologiche e che vengono sanzionati dai Consigli di Disciplina.

Tali strumenti sono di per sé idonei ad assicurare il diritto dei cittadini a essere informati correttamente. L’OdG invita il leader dell’M5S a riflettere sul clima e sulle conseguenze che le sue parole possono determinare  e sottolinea l’invito rivolto agli italiani nel discorso di fine anno dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Secondo il Capo dello Stato l’odio come strumento di lotta politica è nemico della convivenza e crea “una società divisa, rissosa e in preda al risentimento”, che “smarrisce il senso di comune appartenenza, distrugge i legami, minaccia la sua stessa sopravvivenza”. 

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