Giovedì, 27 Marzo 2014 10:46

Il caso (prima parte)

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In Italia faceva un freddo terribile, la gente era tornata ad essere scorbutica e ad innervosire Orazio appena solo dopo dieci minuti dal suo atterraggio all’aeroporto di Bergamo. Lo aspettavano venti giorni di immersione nella sua precedente vita tanto amata. Orazio salutò così anche uno dei suoi unici amici rimasti al paese dove era nato e fu a visitarlo per qualche giorno.

Con lui passò alla fine anche l’ultimo dell’anno. Che bello era stato per Orazio stare un po’ con la sua famiglia e soprattutto con il suo cane; però i venti giorni si fecero sentire. Paz intanto gli scriveva ma di quando in quando. Non si parlarono mai direttamente per tutte le vacanze. Quando tornò a Santiago, Orazio non chiamò Paz ma il suo amico José e i due uscirono con altri suoi amici fino alle sei del mattino successivo. Era tornato alla vita di Santiago. Intanto pensava alla schiavitù alla quale sarebbe andato incontro durante l’estate che doveva arrivare, visto che quando era in Italia era stato con suo cugino a parlare con il “capo” del servizio spiaggia (un demente) per tenersi un posto di lavoro. Sapeva quasi per certo che in Spagna non avrebbe trovato niente, la crisi c’era anche lì. 

I giorni cominciarono a susseguirsi come prima. Paz dopo un esame lo chiamò e gli chiese se potesse passare da lui. Una volta ricongiunti, Paz se ne andò e Orazio continuò la sua giornata in preda agli eventi che non accadevano. Che fare? Orazio non capiva più niente, che cosa voleva questa ragazza da lui? Solo sesso? Era sempre stato il sogno di Orazio, però alla fine non era quello che cercava adesso e cominciava a dargli fastidio anche questa situazione, visto che ogni ora guardava il cellulare per vedere se Paz gli aveva scritto o no. Il tutto era sempre avvolto da una melanconia di fondo per il tipo di situazione creatasi in generale. Il dolce non far niente, la pigrizia, la gente che viveva nel suo mondo beato, rendevano Orazio inerme nel reagire. E la cosa più importante era che Orazio non voleva soffrire. Sempre, la sua coinquilina norvegese gli chiedeva che piani avesse per la giornata di mattina e che cosa avesse fatto durante il giorno la sera e questo ad Orazio non piaceva per niente. Lui già soffriva di suo, non aveva bisogno che qualcuno gli mettesse le dita sulla piaga. Il tempo passava, le persone nel frattempo invecchiavano, e sembravano isolarsi sempre di più dagli altri. Le coppiette si scrivevano nei social network commentado foto e pensieri tra di loro come se non si vedessero da tempo, tanto per dimostrare la loro esistenza. Orazio era convinto del fatto che l’ignoranza non fosse tanto il non sapere le cose, ma il rapporto e il tipo di approccio che si ha con esse. Questo avrebbe determinato per Orazio una persona non ignorante. Purtroppo a volte nel giudicare gli altri si arriva ad un punto nel quale si prova ripugnanza per se stessi, in quanto si ha la paura di essere proprio come quelli che tanto si disprezza. “..Canta il gallo, canta la gallina, sicuro che a ogni notte segue una mattina…” cantava Orazio per la strada mentre stava passeggiando accanto ad un fiumiciattolo poco fuori dal centro abitato pensando a queste cose e fumando. Intanto Paz doveva partirsene un’altra volta per le sue vacanze dopo lo stress degli esami. “Poverina..” pensava Orazio. Alla fine Paz se ne andava a Cracovia, ospite di alcuni amici. Campanin pensava che più di tanto non doveva preoccuparsi anche perché chissà quanti eventi li avrebbero divisi fino all’arrivo dell’estate e chissà poi, dopo l’estate, cosa sarebbe accaduto se Orazio se ne fosse tornato in Italia, probabilmente un disastro totale.

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