Giovedì, 01 Maggio 2014 17:18

9. FINE (prima parte)

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“Orazio?” chiamò una voce al telefono. “Puedes pasar a la una de la tarde para trabajar?”, continuò la voce al telefono. Orazio stava per piangere dalla gioia, era una vineria della città vecchia che lo stava chiamando per proporgli di lavorare come cameriere. Era entusiasta, non sapeva cosa fare, chiamò Paz e le disse di passare subito da lui che aveva una cosa importante da dirle. Paz una volta che seppe la buona notizia era felice e più rilassata.

Nel frattempo Orazio stava anche cercando un appartamento e stava aspettando la chiamata di una signora che per pochi soldi avrebbe dato loro una casa con giardino nella zona di San Pedro a Santiago, un quartiere caratteristico della città. Tutto era perfetto. Già che c’erano Paz e Orazio avevano avuto anche la idea di mettersi a coltivare erba. Si, per arrotondare un po’. Il giorno di prova sembrava essere andato bene, i gestori del posto si congratularono con Orazio per il suo curriculum. Orazio pensava già di essere stato preso e aspettava la chiamata di conferma, che non arrivava.

“Cosa è successo? Perché sti stronzi non mi chiamano? Cosa ho fatto di male?” si domandava Orazio tutto preoccupato. Allora decise di chiamare lui dopo due giorni di speranza. I gestori della vineria gli risposero che non lo avevano scelto e che al posto suo c’era un altro ragazzo. In quel momento  Campanin vide tutto il male del mondo ricadere su di lui. Non ci credeva. Come era possibile una cosa di questo genere. La gente è pazza. Ti fanno credere una cosa già sapendo che sarà tutto l’opposto; per dirti di no ti dicono di si. Disperato si mise a cercare lavoro in internet ed ecco che gli arrivò un messaggio di una sua vecchia amica che aveva conosciuto quando andava ogni giorno a prendersi un panino in un supermercato al mare prima di entrare a lavorare nel camping. Sara, gli disse che dove lavorava suo padre stavano cercando un cameriere e che se voleva poteva metterlo in contatto con lui. Di impulso Campanin rispose di si e il giorno stesso chiamò il ristorante. Il padrone sembrava gentile e lo trattò come un amico dicendogli di andare quando voleva.

Il posto però era in un’isola di Venezia, lontano da tutto e senza niente. Avrebbe dovuto separarsi nel giro di pochi giorni da Paz e i due non si sarebbero più visti. Subito cominciò a cercare stanze in affitto a Venezia per fare in modo che Paz per lo meno a luglio e ad agosto potesse stare con lui e così fu. Aveva preso le valige, il primo volo e lasciò Santiago in lacrime, così, come quando era arrivato.

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