Domenica, 16 Marzo 2014 11:15

Ucraina. Parte il referendum su secessione Crimea. Esito scontato, venti di guerra

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ROMA -  Si sono aperti questa mattina i seggi in Crimea per il voto referendario sull'ipotesi di secessione dall'Ucraina. Si voterà fino alle 21 e l’esito è atteso  nervosamente dal mondo intero, anche se le previsioni sono tutt’altro che incerte, in questo clima inquietante. Da un lato l’Unione Europea,  presidente francese Francois Hollande in primis, che definiscono il referendum  privo di  basi legali.

Dall’altro è ai massimi livelli la tensione militare tra Russia e Ucraina. Il governo di Kiev, infatti, accusa Mosca di aver invaso il proprio territorio militarmente e ne chiede il ritiro immediato minacciando di rispondere con la forza. Secondo il ministro della Difesa ucraino, Ihor Tenyukh, le unità militari russe presenti in Crimea sarebbero addirittura aumentate a 22 mila unità. Una prova scottante dell’ennesima violazione da parte Cremlino, visto che  stando agli accordi raggiunti il limite di soldati è di 12.500.  “Si tratta di una brutale violazione degli accordi e della prova che la Russia ha illegalmente fatto entrare truppe nel territorio della Crimea”, tuona Ihor Tenyukh.  “Siamo di fronte a un aumento delle unità russe e le forze armate ucraine stanno prendendo misure appropriate lungo i confini a sud”.

L'affluenza

L'affluenza alle urne per il referendum sull'ipotesi di secessione della Crimea dall'Ucraina ha raggiunto al momento la percentuale del 44,7%. Il dato, relativo alla prima metà della giornata, è stato riferito da Mikhail Malyshev, capo della Commissione del Consiglio supremo, che sovrintende l'organizzazione e lo svolgimento del voto. Il 43% ha votato nella città di Armyansk, il 45% a Dzhankoi, e il 64.35% a Kerch, la terza città più grande della penisola. La metà dei residenti ha votato a Feodosia mentre ha Yalta si è recato alle urne il 40% della popolazione. «Non abbiamo m ai avuto un»affluenza così alta«, ha commentato Malyshev.

Risoluzione fallita

Nemmeno la risoluzione di ieri presentata al Consiglio di Sicurezza dell'Onu contro il referendum in Crimea ha sortito l’effetto desiderato, proprio per il veto posto dalla Russia. E che la Cina si sia astenuta dalla votazione la dice lunga.  Rimane tuttavia il fatto inequivocabile che la Russia continui imperterrita a fare la voce grossa,  ignorando di fatto le conseguenze disastrose.  Come ha precisato l'ambasciatrice americana alle Nazioni Unite, Samantha Power: “La Russia può porre il veto in Consiglio di Sicurezza, ma non può porre il veto alla verità”. E poi: “La Russia dovrà rispondere delle sue azioni, e potrebbe essere soggetta ad un isolamento diplomatico ed economico”. Il Cremlino dal canto suo dissente categoricamente da queste affermazioni: "Sarebbe illogico, irrealistico e assurdo, oggi nell'epoca della globalizzazione, della assoluta interdipendenza economica", ha replicato il portavoce Dmitri Peskov, poiché, “la Russia dipende dall'Occidente nella stessa misura in cui l'Occidente dipende dalla Russia”.

Intanto si fa sempre più strada  la possibile cacciata della Russia dal G8, motivo per cui il governo britannico ha proposto Londra come sede alternativa per la prossima riunione, invece che Sochi.

Le previsioni

Se vincessero i voti per la secessione, cosa ormai certa, è indubbio che la Crimea chiederebbe subito l’annessione alla Russia. Una mossa su cui Valdimir Putin ha sempre puntato, approfittando soprattutto della debolezza dell’Ucraina e del buon senso a cui si affidano i paesi occidentali che non hanno nessuna intenzione di scatenare una terza guerra mondiale. E’ probabile tuttavia che questo risultato non sia affatto indolore, ma provochi una lacerazione economica globale non di poco conto. Di sicuro le mire ambiziose di Putin sono alla base delle scelte strategiche del Cremlino, ovvero riunire tutti gli stati federali sotto il controllo del Cremlino, in cui tra l’altro il russo ritorni ad essere la lingua ufficiale.

Attendiamo, quindi, l’esito scontato di questo referendum al quale, va ricordato, non c’è neppure l’ombra degli osservatori dell’Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa, ovvero l’Osce. 

Alessandro Ambrosin

direttore responsabile

www.dazebaonews.it

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