Mercoledì, 19 Giugno 2013 16:04

Bimbi prodigio, Dc 2.0: Renzi vs Letta

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E' arrivato il caldo e con questo il primo grande Decreto del Governo Letta, quello del Fare. I sondaggi vedono il Pd in rimonta. Mentre Enrico incontra Obama al G8, Silvio è di nuovo impegnato nei suoi affari giudiziari. Iniziano a crescere i miei sensi di colpa, solo Tonino può aiutarmi.

E' lì che sorseggia il suo lambrusco.

“Piddì, che c'hai stamattina?”

“Vecchio, mi sa che ci siamo sbagliati. Zitto, zitto, Enrico ce la sta facendo!”

“Ce la sta facendo un cazzo! Un decreto fatto di niente. Ma lo sai chi è Lettino? E' un vecchio che s'è travestito da giovane: è un quarantasettenne. S'è depilato la testa, s'è messo l'occhialino alla Sven Goran Eriksson, l'ipad sotto ar braccio e ha iniziato a tesse' ragnatele”.

Di fatto il decreto di cui si discute non è salvifico. E' stato ribattezzato nel nostro bar “Il decreto der se poteva fa' de più” e “Il decreto del dire, Fare, baciare”.

Spiega Tonino:

“Nun ce sta un cazzo. Hanno tajato le tasse sulle barche e se ne so' veduti d'evità d'arzà l'Iva. Dicono che aggiusteranno le scole, ma co' dumila euro in più pe' struttura che ce poi fa? Ce poi comprà solo quarche rotolo de cartaigienica. E' un tirà a campà, dicheno che fanno, ma nun fanno un cazzo. E' er proseguio der bacio della morte. D'artronne questo è n'inciucio, nun po' mica esse' la rivoluzione!”.

Fatto sta che Letta piace sempre a più italiani. Sarà il suo charme da bravo ragazzo di chiesa, sarà la sua doppia veste, da quarantenne che si reca a giurare con la sua piccola utilitaria e da partecipante alle Conferenze del Bildenberg. Sarà quer sorrisetto un po' così, quelle fossette un po' così, che solo chi ha frequentato la Dc può capire fino in fondo.

Enrico è un uomo pacato, equilibrato. Ma non è Monti. Letta è un conciliatore, uno di quelli a cui far compilare il Cid dopo essere stati tamponati. Ha un volto che ispira tranquillità. A lui chiederesti di accompagnare tua nonna a ritirare la pensione. Se fosse un cameriere gli daresti la mancia. Perché non lui alla testa del Pd?

“A piddì, ma che te stai a rincojonì?”

“No, Tonino. Sto mettendo i piedi a terra. Forse hai ragione tu. Il Pd non è di sinistra. Allora perché no? Se proprio deve essere, che Letta sia. Almeno lui è di centro”.

Tatatatan... Tonino perde il respiro. Si tocca il cuore. Ho paura per lui.

“Chiedi 'n bicchiere d'acqua, de corsa!”.

E' la prima volta che lo vedo bere dell'acqua.

“Cioè te me stai a dì che nun te piace, ma che 'o manderesti giù? O' sai che te dico, sarebbe la fine. A 'sto punto solo Renzi ce po' sarvà”.

Sono di nuovo spaesato. E' una possibilità, quella della DC 2.0: meglio Renzi o Letta?

“Tonino, a quel punto non avrebbe senso cambiare il condottiero! E poi almeno Letta è dichiaratamente non di sinistra. E' onesto”.

“Vacce piano. Io nun sò mica dalla parte de Renzi. Ma Letta, onesto? Forse nun ha commesso reati, ma te vorrei ricordà che assieme a Franceschini sò gli unici, de quelli che stavano dalla parte de Bersani, ad avè goduto p'avé perso le elezioni. Perché se er segratario se dimette, er vice nun lo deve seguì? Ma che cazzo me stai a raccontà? Nun vojo esse cattivo, ma come po' esse possibile che zio e nipote sa ritrovano nella dirigenza de du' partiti così importanti? Sarà bravo, ma troppe cose nun me ritornano. Mette le mani sur Pd e sur suo popolo significa mette le mani dappertutto. Perché a quelli come lui, solo la popolarità je manca”.

“Non sono d'accordo. Dobbiamo essere onesti. E' l'unico che può riuscire a sintetizzare tante posizioni differenti. Ma hai visto la Merkel o Obama come lo ascoltano? Tutto sommato mi sento quasi orgoglioso di essere rappresentato da lui a livello internazionale”.

“Ciccio, oggi te vedo troppo remissivo. Parlà de Letta come capo der Pd, pé tutta la vita, significa spostasse ancora più a destra. Significa resuscità la Margherita”.

Ed è così perché il premier in carica ha un curriculum che parla chiaro: ministro delle politiche comunitarie nel governo D'alema I, nel 1999, a 33 anni. Ministro dell'industria nei governi D'Alema II e Amato II, sottosegretario della Presidenza del Consiglio nel governo Prodi II. Ha iniziato la carriera da deputato nel 2001, sotto le vesti della mai rimpianta Margherita di Rutelli. E' stato vicesegretario del Pd dal 2009 al 2013.

Penso che Matteo, tutto sommato è una forza più fresca, ma Tonino mi spiazza ancora una volta.

“A Piddì, tra Enrico e Matteo nun ce passa 'na monetina. Sò la stessa roba. Matteo è così come lo vedi. Se te piace è perché te sei berlusconizzato. Invece Letta stuzzica pure quelli come te. Nun è un caso che piace a Napolitano e piace pure a D'alema. E' 'na questione d'encartamenti, non de contenuti”.

“Scusa, perché dici che sono la stessa cosa?”

“Lo sai da 'ndo viene Matteo?”

“E' il sindaco di Firenze, ha 38 anni, è il re dei rottamatori”.

Tonino ride.

“E' n'ex P.P., poi Margherita. Pure lui”.

Il bel Matteo ha sempre fatto politica, in sintonia con Letta. Ha ragione il vecchio. Renzi nel 1996 si è iscritto al Partito Popolare, nel 1999 ne è diventato il segretario provinciale e poi nel 2001 è stato prima coordinatore de La Margherita a Firenze, poi nel 2003 segretario provinciale.

Mi si schiariscono le idee. Nel mio partito non c'è solo una guerra tra correnti, ma una doppia realtà, spesso nascosta, pur se evidente. Ex Ds (in via di estinzione) ed ex Margherita (in voga).

“Ce stai a capì quarcosa? Allora come la metti? O sai che vor dì se l'opinione pubblica se domanda se er futuro leader del Pd debba esse' Letta oppure Renzi? Significa che la sinistra è morta”.

“Ma come? Allora perché Matteo dovrebbe correre a segretario? Perché solo lui ci può salvare? Perché dicono che Matteo voglia fare lo sgambetto a Letta?”

“Ma se sò amici! Io nun credo che Matteo voja corre pé fa er segretario. Ma se je lo faranno fa è solo perché se vojono prende tutto. Uno de sinistra a rifà la dirigenza li potrebbe fa fori tutti. Allora, dar male potrebbe nasce er bene. Se Matteo se candida, ce salva e se divertimo tutti!”

Non capisco più niente o forse capisco troppo. Letta è Presidente del Consiglio, prima della sua nomina si era pensato a Renzi. Tra poco ci sarà il congresso. Matteo, l'eterna promessa potrebbe prendersi il Partito. Tonino non ama nessuno dei due, ma vuole che si proceda verso questo scenario.

“Cosa potrebbe accadere con Renzi segretario e Letta Premier?”

“Se spaccherebbe er partito. Se n'andrebbero artri compagni e che ne sai? Magari se farebbe quarcosa de veramente interessante! Ma la domanda vera è: che succede cò Renzi candidato segretario e Letta Premier?”

“Che potrebbe uscir fuori un concorrente di sinistra! Diabolico. Sei diabolico Tonino mio.”

“E bravo piddino! A quer punto ce potrebbe stà un Epifani de turno, a cui Letta strizzerebbe l'occhiolino. E allora sì che Matteo s'incazzerebbe. Perché Matteo è più farloccone. Meno mestierante. Ma pure più orgoglioso, vendicativo. Nella logica der 'morte tua, vita mia', Non so chi se magna chi. Da 'sto calderone però, potrebbe pure uscì n'indipendente, come Civati. E se accoppa Renzi, cò na vorta sola accoppa pure Letta”.

“Quindi secondo te la storia Renzi vs Letta è una boutade?”

“E certo. Renzi e Letta sò la stessa cosa, solo che Letta c'ha er posto fisso, senza avé vinto nessun concorso. Matteo invece se potrebbe rimette in gioco. E la storia insegna che lo se po' batte facilmente. Se c'è riuscito Bersani...”

L'ex gruppo Margherita è davanti al rischiatutto, la candidatura di Matteo può valere l'accoppiata Giro-Tour di Pantani o gli Europei-Coppa del Mondo della Spagna di Iniesta. Così si capiscono le indecisioni di Matteo, le sue presenze in televisione. L'immagine che si sta costruendo di avversario di Berlusconi. “E' lui che non mi ha voluto al posto di Letta”. E le sue stoccate-carezze al Governissimo: “Va bene l'Imu, ma dobbiamo farci sentire. Dobbiamo far valere anche il nostro programma elettorale”.

Tonino ha ripreso colore, io l'ho perso. Gli domando:

“Vuoi che Renzi si candidi per far saltare tutto?”

Il vecchio manda giù il suo rosso.

“No. Solo perché è un bimbo prodigio”.

Ride e continua.

“Er Pd è 'n bilancino. Se pende a destra prima o poi se sfascia. A tirà la coperta dall'artra parte semo morti dar freddo. Allora giramo le carte. Pesamo Renzi e tifamo pé chi se mette dell'artra parte. Sperando che nun sia la solita finta. I conti in certe case se fanno così. Che voi da magnà? Er pollo lesso o er pollo ar forno? Se voi er pesce, devi finitte er pollo e poi te poi cucinà er pesce”.

Continua con “Bimbi prodigio: Renzi vs Civati”.

Maurizio Mequio

Laureato in scienze storico-religiose e specializzato in antropologia culturale. Master per Esperti di comunicazione multimediale e giornalismo internazionale presso la Fondazione Lelio Basso.

www.dazebaonews.it

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