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Manifestazione Fiom. Una battaglia senza cadere nella trappola neo concertativa

ROMA – La stagione di lotta  che si è aperta nel nostro paese da alcune settimane mostra una forte mobilitazione del mondo della scuola che continua ad essere uno dei bersagli preferiti del governo.

L’operazione attuata dalla Gelmini su mandato di Tremonti, che mette sulla strada più di centomila precari e le loro famiglie, la dice lunga a quale tipo di istruzione e quale formazione sta lavorando la destra già dai tempi della Letizia Moratti. A fianco di queste importantissime mobilitazioni, che difendono strenuamente la scuola ed il sistema di formazione universitaria in Italia, si muovono anche altri pezzi della società come quello, ad esempio,  che nei giorni scorsi si è mobilitato contro lo smantellamento del sistema sanitario pubblico, a partire dalla chiusura di numerosissime strutture ospedaliere che stanno creando non pochi problemi ai governatori. Mobilitazioni queste che sono appena all’inizio della loro inevitabile avanzamento e che percepiscono in maniera oltremodo chiara chi è il loro nemico.

 

Ma è sicuramente la vicenda della FIOM, già in buona parte anticipata dai fatti di questa estate, vedi i risultati del referendum ricatto a Pomigliano D’Arco ed il gravissimo mancato reintegro dei tre operai dello stabilimento di Melfi da parte della Fiat, che sta agitando le notti del Governo, della Confindustria e dei sindacati neo concertativi.

 

In effetti la tenuta sino ad ora da parte del sindacato dei metalmeccanici ha favorito in questi ultimi tempi la riapertura di una serrata discussione e di un sempre più radicale confronto sui diritti dei lavoratori nel nostro paese e sulle scelte pesantissime che le imprese, Fiat in primis ma non ovviamente l’unica, hanno deciso di imporre in Italia prospettando una “città deserto” dove per poter bere anche solo un sorso d’acqua devi rinunciare non solo ai tuoi diritti, non solo ad un contratto nazionale, non solo al tuo già misero salario, non solo alla tua famiglia, ma soprattutto alla tua Dignità. A tutto questo la risposta della Fiom è stata quella di tenere botta e di rilanciare la lotta anche attraverso la importante manifestazione nazionale di questo sabato a Roma. E’ un fatto importante che molti altri settori del mondo del lavoro e del non lavoro abbiano deciso di mobilitarsi al fianco dei metalmeccanici e che la Federazione della Sinistra, Rifondazione, si stiano impegnando ormai da numerose settimane a sostegno della riuscita della manifestazione. Certo, i soliti becchini ed i loro organi di disinformazione si sono già attivati da tempo per creare il “giusto clima di terrore”.

 

In effetti, un po’ di uova tirate a qualcuno o della vernice rossa che imbratta il muro di una sede Cisl o Uil in giro per l’Italia sono il segno “evidente” che la lotta armata è tornata in campo e che tra non molto sarà un corri corri generale per recuperare in qualche cestino del centro urbano un nuovo volantino delle Brigate Rosse (o Verdi? o Nere?) da poter poi sbattere in prima pagina, per avere così l’ulteriore alibi a restringere ancora di più, con qualche nuova legge autoritaria, quegli ormai pochi spazi democratici che esistono ancora nell’ex Bel Paese! Altro che “10-100-1000 Pomigliano!” come vorrebbe il caro Bonanni e chi lo sponsorizza. A tutti noi serve che si possa creare una nuova e da troppo tempo attesa saldatura tra la lotta dei metalmeccanici con quelle di numerosi altri soggetti e settori della società che da soli non riescono a fare breccia nello schieramento avversario. E’ importante, quindi, sostenere la giusta battaglia della FIOM, ma senza cadere nella trappola neo concertativa di quelle vecchie sirene mai morte che trovano da decenni spazio anche in pezzi importanti della dirigenza CGIL.

 

Difendere ed estendere i diritti dei lavoratori farà parte di queste nuove lotte, ma costruendo, al tempo stesso, una forte unità con le molte facce della precarietà giovanile ormai sempre più diffusa. Di quali difesa dei diritti possiamo parlare a giovani di 20-25-30 anni che di diritti non ne hanno mai visto l’ombra e che saltano da un contratto atipico ad un altro contratto precario se gli va bene? Come fai a parlargli di attacco al Contratto Nazionale di categoria quando la stragrande maggioranza di loro sopravvive a mala pena in un mare sempre più buio? Serve sicuramente una nuova Sinistra e con essa un nuovo Partito Comunista che sappiano azzerare il modus operandi di questi ultimi decenni e che riesca non soltanto a dare “un nuovo racconto” ai ragazzi più giovani, come sembra voglia fare Nichi Vendola, ma che riesca a riportare alla politica, al fare politica, al fare politica non come professione (dove già a 20 anni chiedi la paghetta al tuo dirigente di riferimento), tutti quei giovani che riempiono le vaste aule universitarie o le sperdute periferie italiane. E con loro anche tutti gli uomini e le donne che sono disposti a non attaccare il proprio cervello e il cuore al chiodo dell’indifferenza. La Lotta Continua.

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