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I fatti di Genova. L’Italia e lo spauracchio dell’inciviltà

“Bestie”, ecco come titolava la Gazzetta dello Sport all’indomani della turbolenta serata genovese, liquidando la faccenda come un’invasione barbarica. Della stessa risma i commenti televisivi degli inviati Rai che hanno frainteso il saluto cetnico a tre dita con la paura per una sconfitta a tavolino.

Diceva qualcuno “Sbatti il mostro in prima pagina”, se poi il mostro viene dalla ‘lontana’ Serbia allora il compito è ancora più agevole.

In materia di semplificazione in questi giorni se ne sono sentite di tutti i colori. Il quotidiano online Repubblica.it ha fatto un servizio fotografico sui pericolosissimi adesivi lasciati dagli ultras serbi, ipotizzando che duecento tra questi temibili invasori abbiano ricevuto ristoro presso gli ambienti dell’immancabile ‘neo fascismo meneghino’. Un articolo forte che di fatto accusa la polizia milanese (o più in concreto gli uffici della Digos) di non essersi accorta dell’ingombrante presenza in città.
Il genovese ‘Secolo XIX’, giocando in casa, ha tirato fuori un articolo, archiviandolo sotto la sezione sport, ma assimilabile più alla sezione rosa, nel corso del quale si dava conto delle numerose signorine pronte a stracciarsi i capelli per avere un pezzo del capopopolo Ivan Bogdanov. “Forse, a ‘distrarre’ le donne da quanto stava combinando – scrive il quotidiano genovese riferendosi a ‘Ivan il terribile’ – sarà stato quell’aspetto da duro, da “vero maschio”, con le braccia tatuate, il passamontagna in testa, il look da film, quel suo essere stato sotto i riflettori, quasi intoccabile, per lunghissimi minuti. Quando poi gli hanno tolto passamontagna e t-shirt, ed è apparso come un ragazzone qualsiasi, forse anche un po’ sovrappeso, molte avranno cambiato idea…”

Dal giorno dopo è cominciato lo scaricabarile tra i due governi: quello serbo sostiene di aver avvisato il governo italiano con un fax, quest’ultimo dice di essere stato tenuto all’oscuro della reale potenza di fuoco (ahinoi siamo in guerra) dell’armata serba, pardon, degli hools. Addirittura qualche cittadino italiano, incavolato perché gli avevano tolto il giocattolino dalle mani, ha avuto l’ardire di indirizzare all’Ambasciata serba in Italia e-mail di “pesanti insulti”, come ha riferito l’ambasciatrice Raskovic-Ivic. “Alcune dicevano ‘vergogna’, altre ‘hanno fatto bene gli Usa a bombardarvi’.”

Intanto in Italia i beninformati arricciavano il naso: “Il cammino della Serbia verso l’Europa si complica” è stato il commento più gettonato. Parafrasando il pensiero sembrerebbe che i fatti di Genova abbiano messo una pietra tombale sulle aspirazioni europeiste di Belgrado. Non una parola sulla questione del Kosovo, nemmeno una alle ingerenze statunitensi in Europa, nemmeno una sui bombardamenti atlantici – decisi da Clinton e che videro l’Italia impegnata in prima linea con D’Alema che autorizzò l’utilizzo dello spazio aereo italiano – cominciati il 24 marzo del ’99  e che provocarono la morte di 2.500 civili, tra i quali 89 bambini, 12.500 feriti, senza tener conto delle morti di leucemia e di cancro causate dagli effetti delle radiazioni delle bombe ad uranio impoverito. Insomma il male della Serbia sono gli hooligans che bloccano il progresso, ecco perché l’Inghilterra non ha ancora abbandonato la sterlina.

Tuttavia, dopo qualche ora di tensione, la situazione si è via via calmata. Frattini ha annunciato che il governo serbo si è scusato con l’Italia; il legale di Ivan il terribile ha più volte pronunciato le scuse che questi ha rivolto all’Italia; un po’ tutti si sono sentiti sollevare quando hanno scoperto che i serbi non volevano invaderci. Insomma tutto è ritornato alla normalità. Peccato solo che non si sia potuta celebrare una mangiata rappacificante tipo quella che avevano fatto i leghisti e i romani qualche giorno prima.

Ma quella serata, se volete, una traccia l’ha lasciata ed è la bizzarra telecronaca che l’allegra troupe della Rai ha voluto regalare all’italica gente. Una roba da far accapponare la pelle anche al politically correct Aldo Grasso che il 14 ottobre scrive sulle pagine del Corriere “[…]La mancata telecronaca di Italia-Serbia s’inscrive a pieno titolo nella serata storta di Genova. Ai microfoni c’erano Marco Mazzocchi (il capo spedizione), Bruno Gentili (il telecronista) e due ex calciatori, pronti a intervenire con le maniere forti. A un certo punto Collovati ha suggerito di rinchiudere in curva i serbi per tre giorni (immaginiamo senza cibo e acqua), magari trasformando Marassi nell’Estadio Nacional di Pinochet o nella Guantanamo della Lanterna. E, per non essere da meno, Dossena ha suonato la carica: «Colpiamoli!»”.

A proposito: l’unico inno fischiato è stato quello serbo. A questo punto non ci stupiremmo se uno qualsiasi tra gli europei non volesse nemmeno gli italiani in Europa.

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