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Santoro, Gabanelli e Fazio: i “fantasmi” che agitano le notti di Masi

ROMA – Dopo Michele Santoro e Milena Gabanelli, il nuovo incubo del direttore generale della Rai Mauro Masi ha assunto le sembianze di Fabio Fazio.

Oggetto della contesa il programma “Vieni via con me”, previsto per novembre. Ad affiancare il conduttore ospiti del calibro di Roberto Saviano, Roberto Benigni e Bono Vox, leader degli U2. Altrettanto ricco il palinsesto delle quattro puntate: rapporti tra mafia e politica, il caso Dell’Utri, le proprietà di Silvio Berlusconi, i rifiuti di Napoli, il terremoto dell’Aquila, l’uso di dossier per screditare gli avversari politici. Argomenti cruciali, che hanno segnato le cronache degli ultimi mesi e sui quali si vuole compiere un’approfondita analisi.

A poco meno di un mese dalla messa in onda ecco il colpo di scena: cancellazione degli ospiti, contratti sospesi e intoppi burocratici protratti oltre ogni ragionevole durata. I bene informati descrivono un direttore generale chiuso in un impenetrabile silenzio, fedele ad una prassi ormai consolidata nella sua gestione, che punta a logorare i nervi dei conduttori, appendendo ad un filo sottilissimo le sorti dei loro programmi, con la malcelata speranza di vederli costretti ad alzare bandiera bianca. Un obiettivo da raggiungere ad ogni costo, anche se altissimo, almeno a giudicare dai milioni di euro in contratti pubblicitari che l’azienda rischia di perdere. In una nota ufficiale i vertici Rai si sono affrettati a smentire la presunta cancellazione del programma, ma Saviano e Fazio continuano a denunciare il clima di incertezza che grava sui contratti degli ospiti e della stessa società di produzione. Che tradotto in altre parole significa paralisi della trasmissione. A leggere gli ultimi casi di “dissensi televisivi”, tuttavia, il duello Masi vs Fazio – Saviano sembra essere l’ennesimo capitolo di un’ormai prevedibile tragicommedia tutta italiana.

All’inizio esplose il caso Santoro. E si pensò che, dopotutto, l’episodio si potesse ascrivere all’ennesima querelle tra il giornalista di punta di Raidue e il direttore generale, da sempre su posizioni diverse. Poi l’attenzione di Masi si spostò su Milena Gabanelli e sul suo “Report”, “colpevole” di aver divulgato un servizio su alcuni investimenti immobiliari del premier nel paradiso fiscale di Antigua. Adesso nella lista nera del direttore generale sono finiti Fazio e Saviano. Tre coincidenze iniziano ad avere valore di prova e il sospetto, quasi certezza, è che Masi sia divenuto l’arbitro, poco neutrale in realtà, di una partita tutta politica, volta ad oscurare, impedire o quantomeno rallentare la messa in onda di programmi sgraditi alla corte berlusconiana. Gli accoliti del premier, in effetti, sembra che siano già in agitazione: troppo pericoloso parlare degli intrecci mafia e politica (leggasi dichiarazioni di Massimo Ciancimino), troppo imprudente citare il nome di Dell’Utri (che passerà alla storia per aver definito Mangano un eroe), troppo irriverente scoperchiare il vaso di Pandora della “monnezza” di Napoli (la gente che qualche mese fa applaudiva il miracolo berlusconiano, adesso sfila per le strade, di nuovo investite da cumuli di spazzatura), troppo “antileghista” inquadrare un uomo del Sud come Saviano in uno studio tricolore, mentre declama un elogio dell’unità d’Italia, di cui quest’anno ricorre il 150esimo anniversario. Bossi, il principale alleato di Berlusconi, potrebbe reagire male e, in tal caso, un buon piatto di pajata e coda alla vaccinara non basterebbe a placare l’ira del Senatùr.

Meglio perdere milioni di euro in contratti pubblicitari che scontentare il premier, dunque. E, se proprio il programma si deve fare, ancora meglio spostarlo dal mercoledì al lunedì, stesso giorno del Grande Fratello che, con ascolti record, anche quest’anno promette di ammaliare una folta platea televisiva. C’è anche una terza possibilità, però: che le polemiche di questi giorni sortiscano lo stesso effetto – attesa ottenuto dalla Gabanelli che, con la prima puntata del suo Report, ha conquistato la vetta record di quasi cinque milioni di telespettatori. Identica sorte ci auguriamo capiti anche al programma targato Fazio – Saviano, per quanto questa storia conserverà a lungo un retrogusto amaro, vista la difficoltà di promuovere programmi di qualità e di approfondimento in un’azienda che continua a definirsi di servizio pubblico.

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