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Rugby. Nulla di nuovo sotto il cielo stellato della Magners League

ROMA – Lontane quasi un mese le notti in cui Treviso levava le braccia al cielo in segno di vittoria, le due italiane scendono in campo e rimediano due batoste contro degli avversari nettamente superiori.

Ma se per il Benetton Treviso c’è la giustificazione di aver giocato contro il Munster, ovvero la prima squadra nel ranking europeo, per gli Aironi, dopo la sconfitta contro i Dragoni gallesi di Newport, è notte fonda e per adesso non si vedono in lontananza spiragli di luce.

I biancoverdi a Limerick
Sembra essersi inceppato il meccanismo ben oleato che aveva portato Treviso a stupire l’Europa intera nelle prime cinque giornate di Magners League. Le meraviglie dei veneti erano partite tutte dal saldo pacchetto di mischia e dalla cerniera in mediana che aveva garantito un gioco veloce e organizzato. Forse per stanchezza o forse per un pizzico di esperienza in meno, la prima linea del Benetton nelle ultime due partite, contro Perpignan in Heineken Cup e venerdì sera contro Munster, si è sgretolata. Va da sé che il gioco di chi è impegnato nel rispettare i tempi d’ingaggio dell’arbitro non è una scienza esatta e basta un’impercettibile movimento della schiena o addirittura del collo per far crollare quel magnifico castello di carte che è la mischia chiusa. Treviso, però, contro Munster non ha certo brillato per efficienza. Franco Sbaraglini schierato titolare come pilone sinistro ha sofferto più di quanto avrebbe dovuto la sfida contro John Hayes, diretto avversario. Una serata storta per la prima linea trevigiana che si è risolta con due cartellini gialli (il secondo ad Allori forse troppo fiscale). Serata storta anche per Fabio Semenzato che nel ruolo di mediano di mischia si è mostrato un po’ troppo lento e prevedibile, non assicurando così una gestione tranquilla della palla al reparto dei trequarti.

I limiti di Treviso sono stati evidenziati dalla maggiore consistenza degli avversari. Il Benetton ha giocato alla corte dei campioni irlandesi di Munster, primi in solitaria nella lega celtica e freschi di vittoria roboante contro il Tolone di sua eccellenza Johnny Wilkinson. Era facile pronosticare una sconfitta per la spedizione italiana in quel di Limerick. Lo sapeva bene anche Franco Smith che, scientemente, ha deciso di concedere minutaggio ed esperienza a quasi tutta la panchina, addirittura schierando nel ruolo di terza linea Simon Picone, nato come mediano e diventato jolly versatile di questa squadra.
La partita si è chiusa sul 39-13 per i padroni di casa, giusto il tempo per Ludovico Nitoglia di segnare la sua prima meta in Magners League. Meglio pensare alla prossima sfida contro un’altra squadra irlandese, Connacht, decisamente meno irresistibile degli schiacciasassi di rosso vestiti.

Aironi ancora a terra
Non riescono proprio a spiccare il volo gli Aironi lombardo-emiliani. Ma il loro, più che un limite tecnico, appare come una gabbia mentale dentro la quale hanno deciso partita dopo partita di confinarsi e dove aumenta la pressione e la paura di non riuscire ad uscire. Una condizione claustrofobica che spegne il cervello della squadra impedendogli di partorire alcuna idea di gioco. La disposizione in campo è deludente, la disciplina pessima. Il campionario di tutto ciò che una squadra di rugby non dovrebbe fare viene costantemente messo in mostra dagli Aironi. Anche quando tecnicamente superiori, come era il caso di sabato sera contro i modesti gallesi di Newport, gli Aironi trovano il modo di complicarsi la vita. Per esempio rimediando quattro cartellini gialli (Redolfini, Bocchino, Staibano che addirittura riesce a beccarsene due che gli valgono uno di colore rosso) e giocando con un uomo in meno per la durata complessiva di un tempo.

 

Ma l’indisciplina potrebbe essere un sintomo della forte pressione che i neri italiani sentono sulle loro spalle. Condannati a cercare la prima vittoria in Magners finiscono per perdere la pazienza. E’ probabile che gli Aironi soffrano della mancanza di una vera leadership in campo, di un uomo che prenda la squadra per mano e la accompagni oltre il buio. Sul rettangolo di gioco ognuno occupa una porzione di campo, ma tra i trequarti e gli avanti manca un potenziale raccordo che li faccia giocare gli uni per gli altri. Il limite più evidente è infatti in mediana. Anche in questo caso stiamo parlando di 4 uomini la cui competenza tecnica è fuori discussione. Gli intramontabili Canavosio e Mercier e i giovanissimi Bocchino e Tebaldi faticano a trovare un’intesa. La mediana è quella che detta i tempi, arte dell’equilibrio che dovrebbe essere tipica di uomini dal sangue freddo, ma per adesso la musica degli Aironi assomiglia più ad una scapestrata banda di paese alle prime armi che ad un’orchestra filarmonica quale potenzialmente potrebbe diventare. Occorre pazienza, abnegazione ed esercizio. Era già stato messo in preventivo un periodo di rodaggio. Speriamo solo che le sconfitte più che portare pressione, regalino voglia di far meglio.

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