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Epifani duro con Marchionne: “In Germania lo avrebbero cacciato”

FIRENZE – Non usa mezze parole il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani. «Che cosa avrebbe fatto qualsiasi altro governo europeo? Avrebbe aperto un tavolo, chiamato azienda e sindacati e discusso delle prospettive future del gruppo» ha dichiarato senza mezzi termini parlando a Firenze in chiusura dell’incontro organizzato dalla minoranza della Fiom Cgil. «La Fiat – ha osservato Epifani – ha davanti scelte delicate. Pomigliano è l’ultimo dei suoi problemi.

Che cosa succede dopo la scissione, che cosa succede, nei rapporti con l’Italia e per gli investimenti? C’è da capire dove va il più grande gruppo industriale italiano. C’è una gigantesca questione di politica industriale che avrebbe spinto qualsiasi governo europeo a intervenire per sostenere e mantenere entro i confini nazionali la propria produzione. Francia, Germania e Spagna hanno difeso i loro insediamenti produttivi con le unghie e con i denti. La Francia ha addirittura costretto la Renault a chiudere lo stabilimento in Romania e ad aprirne uno in patria». Secondo Epifani, invece, il governo italiano «sta abdicando a qualsiasi idea di difesa della produzione nazionale». Epifani ha poi ripreso a parlare delle dichiarazione di Marchionne. «Noi siamo meglio di come Marchionne ci dipinge – ha detto – perché altrimenti non saremmo il secondo paese manifatturiero al mondo. Ma per mantenere questa posizione bisogna fare delle scelte che devono essere compiute da aziende e governo. Se non si fa, è chiaro che l’unico modo che hanno le aziende è quello di colpire i lavoratori perché è necessario puntare su ricerca e innovazione. Ma è chiaro che non è possibile ancora colpire i lavoratori perché non puoi più battere su quel chiodo, perché sei già arrivato in fondo».

Poi, l’affondo sul Governo, totalmente assente dalle questioni sociali e del lavoro. «cosa avrebbe fatto qualsiasi governo europeo? Avrebbe aperto un tavolo e discusso delle prospettive future del gruppo», ha aggiunto. «La Fiat – ha proseguito Epifani – ha davanti scelte delicate, Pomigliano è l’ultimo dei suoi problemi. Dopo la scissione, cosa succede nella proprietà, nei rapporti con l’Italia, per gli investimenti? C’è da capire dove va uno dei più grandi gruppi industriali italiani. C’è una gigantesca questione di politica industriale che avrebbe spinto qualsiasi governo europeo a intervenire per sostenere e tenere nei confini nazionali il cuore e il cervello della produzione». Il leader Cgil ha ricordato che «Francia, Germania e Spagna che hanno difeso i propri insediamenti produttivi con le unghie e con i denti. La Francia ha addirittura costretto la Renault a chiudere uno stabilimento in Romania e ad aprirne uno in patria». Per Epifani, poi, «siamo meglio di come Marchionne ci dipinge, altrimenti non saremmo il secondo Paese manifatturiero in Europa. Ma questa posizione non si mantiene se non si fanno scelte, sia come imprese che come governo, se non si fa innovazione, se non si investe in ricerca. Altrimenti è evidente che l’unica via che hanno le imprese è colpire i diritti. Si dice ‘abbassiamo i salari’, ma quel chiodo – ha detto – non può più andare giù, perché è già arrivato».

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