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L’indagine su Paolo Berlusconi svela i metodi di Silvio

Ancora intercettazioni, stavolta, però a favore del Cavaliere che le usò per sovvertire l’esito delle elezioni del 2006; dato per perdente riuscì a limitare i danni chiudendo con un sostanziale pareggio ed avviando sin da subito il logoramento della maggioranza che sosteneva Prodi

MILANO – Stavolta al centro delle cronache giudiziarie non c’è Silvio, il più potente ed impunito dei Berlusconi, ma suo fratello Paolo, sicuramente poco scaltro e soprattutto sprovvisto di una pletora di parlamentari amici disposti ad approvare leggi che depenalizzino i reati ascrittigli o che sospendano i suoi processi fino all’eternità.
La notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati di Paolo Berlusconi in un filone di indagine partito dalla tentata scalata a Bnl da parte di Unipol di per sé non è sufficiente a guadagnare le prime pagine dei giornali. Se consideriamo i reati imputati al fratello del Presidente del Consiglio, infatti, non scorgiamo cose clamorose: ricettazione, millantato credito e concorso in rivelazione e utilizzazione del segreto d’ufficio. Va ricordato che nel 2002 Paolo Berlusconi è stato indagato per reati come falso in bilancio, truffa e corruzione e l’inchiesta si è risolta con il patteggiamento di una condanna ad un anno e nove mesi di reclusione, mentre nel 2010 è stato condannato in via definitiva ad ulteriori 4 mesi per false fatturazioni, anche se la pena è stata sospesa per l’indulto.

Ed allora perché questo clamore? La notizia di oggi è così importante perché rivela che le campagne di stampa, ancora una volta e se non fosse chiaro, hanno il potere di sovvertire gli esiti elettorali, quasi sempre a favore di chi le commissiona o di chi ne beneficia, quindi dell’attuale Presidente del Consiglio.
La vicenda è abbastanza nota: nel luglio 2005, mentre si stava consumando la scalata a Bnl da parte di Unipol, Consorte, presidente del gruppo assicurativo, chiamò al telefono Piero Fassino, segretario degli allora Ds, che si lasciò andare ad un commento: «Allora abbiamo una banca». Quelle intercettazioni risultarono irrilevanti ai fini giudiziari, e non furono neppure trascritte dalla magistratura, ma vennero pubblicate nel gennaio 2006 da Il Giornale, quotidiano della famiglia Berlusconi e di cui Paolo è editore. La loro pubblicazione ebbe un grosso effetto politico e mediatico che fu sfruttato da Silvio Berlusconi nella campagna elettorale delle elezioni di aprile, terminate con la vittoria di Prodi, ma con un sostanziale pareggio nei numeri parlamentari.

Quelle intercettazioni, come detto irrilevanti ai fini giudiziari, furono consegnate a Silvio Berlusconi da Fabrizio Favata, ex socio di Paolo, come dichiara lui stesso, che gliele fece sentire ad Arcore. Appena il Cavaliere riconobbe Fassino e Consorte, «ha aperto improvvisamente gli occhi è ci ha detto: grazie, la mia famiglia vi sarà grata in eterno». Assieme a loro c’era Roberto Raffaelli, amministratore della società Research Control System, che per conto della Procura di Milano aveva svolto le intercettazioni sull’inchiesta della scalata Bnl-Unipol. Fu poi Paolo a farle pubblicare su Il Giornale.

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