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Le rivelazioni che fanno tremare il Premier. In arrivo un sexgate all’italiana?

ROMA – Chiariamolo subito: la vicenda ha dei contorni ancora tutti da accertare.

Ciò significa che gli inquirenti al momento non ipotizzano reati specifici né hanno iscritto il nome del premier nel registro degli indagati. Anche perché il suo ruolo potrebbe essere quello di vittima di presunta estorsione o calunnia. Fatto sta che l’inchiesta della Procura di Milano, partita dal giro di prostituzione nei locali della movida milanese, potrebbe presto arricchirsi di un filone inaspettato che ha il volto di una giovane marocchina, appena diciottenne.

Secondo quanto anticipato da Il Fatto Quotidiano, autore dello scoop, l’avvenente ragazza avrebbe raccontato agli inquirenti di aver partecipato ad alcune feste organizzate nella villa del premier ad Arcore almeno fino alla primavera scorsa, quando era ancora minorenne. Eventi cui avrebbero preso parte anche altre ragazze, alcune delle quali appartenenti alla scuderia di Lele Mora che, informato dell’accaduto, si è affrettato a chiarire di “non sapere nulla della storia”. Silenzio da parte del premier, anche se i bene informati raccontano di un incontro con il suo avvocato – mentore Ghedini, probabilmente per discutere di quest’ennesima tegola giudiziaria che rischia di abbattersi sulla sua persona. La ragazza, infatti, pur incappando in numerose contraddizioni, avrebbe sostenuto di aver avuto rapporti sessuali consenzienti con il Cavaliere. Rapporti sessuali che quindi non costituirebbero reato, avendo allora la ragazza più di quattordici anni ed essendosi dichiarata, appunto, consenziente. Da qui l’intenzione degli inquirenti di non scartare nessuna ipotesi, nemmeno quella che vedrebbe lo stesso Berlusconi vittima di un ricatto, di un tentativo di estorsione o, più semplicemente, di una giovane in cerca di notorietà.

Fin qui il dovere di cronaca. Ma come tutti i fatti di cronaca, anche questo, in attesa della sua verifica, merita delle considerazioni. Se la vicenda fosse confermata, al di là del reato o meno, l’immagine e la credibilità politica di un premier ormai in difficoltà ne riceverebbero un colpo mortale. E nemmeno il tema della persecuzione giudiziaria, tanto caro ai suoi accoliti, basterebbe ad evitare la sanzione di un comportamento quantomeno fuori luogo in chi ha in mano importanti responsabilità politiche. D’altronde i primi dubbi sulla sua condotta morale furono avanzati proprio dalla sua ex moglie Veronica Lario che, armata di carta e penna, scrisse una missiva a La Repubblica, esigendo pubbliche scuse dall’allora marito.

Un “j’accuse” rilanciato a distanza di poco tempo, in occasione delle “candidate veline” alle europee e della partecipazione del premier alla festa della diciottenne Noemi Letizia. Da allora le cose non sembrano essere cambiate: la corte e il suo imperatore sono ancora lì, forse meno fastosi di un tempo, ma sempre meta finale dell’ambizione di quanti vedono, anche solo in un cenno d’assenso del Cavaliere, la possibilità di una carriera folgorante. Un berlusconismo che sta tentando sempre di più di imporre uno stile di governo presidenziale ad una repubblica che presidenziale non è e che vede il ruolo del Parlamento pericolosamente esautorato. Un Parlamento, ironia della sorte, che sta lavorando alacremente per garantire in tempi record un ombrello giudiziario al premier. Se l’inchiesta dovesse portare alla luce scomode e imbarazzanti verità su festini di corte, invocare il lodo Alfano non basterebbe più: meglio farsi processare una volta per tutte, chiarire i dubbi e mettere a tacere eventuali allusioni, piuttosto che alimentare nell’elettorato l’odioso dubbio che lo scudo serva in realtà a garantire più l’immunità della persona che non la funzione da essa ricoperta.

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