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Riesumato il cadavere di Salvatore Giuliano. Sempre che sia il suo

MONTELEPRE (PALERMO) – «La struttura pare ben conservata». Così, uno degli inquirenti presenti alla riesumazione della salma del bandito Salvatore Giuliano, descrive quanto visto dopo l’apertura della cassa sessant’anni dopo l’ucciso del ‘Re di Montelepre’.

I resti di Salvatore Giuliano verranno adesso trasferiti in una bara nuova e poi portati all’Istituto di medicina legale del Policiclico di Palermo dove verrà eseguita l’autopsia per estrarre il Dna del cadavere. Impossibile avere altre notizie perché il cimitero, su ordinanza del sindaco di Montelepre (Palermo), è stato chiuso al pubblico.

«Vedremo cosa troveremo e poi attenderemo l’esito degli accertamenti medico-legali. Mi pare prematuro tirare le somme» ha dichiarato il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia arrivando al cimitero di Montelepre (Palermo) per assistere alla riesumazione della salma del bandito Salvatore Giuliano. Ai giornalisti che gli chiedevano a che punto sono le analisi sui documenti e sulle foto eseguite dalla Procura dopo la riapertura dell’indagine, il magistrato ha risposto: «I risultati sulle foto sono ancora parziali siamo ancora fermi alla relazione del professor Bellocco (medico legale, ndr) che registrava queste anomalie tra le foto di Salvatore Giuliano vivo e il cadavere fotografato in obitorio. Ma credo che l’accertamento più importante sia quello che inizia oggi».

Più tardi, Ingroia ha affermato che «quello trovato nella bara della cappella Giuliano è il cadavere di un uomo, già sottoposto ad autopsia, con fratture ossee in alcuni punti, compatibili con colpi d’arma da fuoco. Il medico legale non sa ancora se i resti recuperati siano utilizzabili per l’esame del Dna». Ai giornalisti che gli chiedevano se fosse possibile risalire alla statura del cadavere sepolto nella bara, il magistrato ha risposto: «Anche per la postura, non è possibile una misurazione attendibile, che dipende, ora, dall’analisi delle ossa lunghe». Ingroia ha precisato che «considerati gli anni trascorsi, il corpo è in buono stato di conservazione».

L’errore di Rosalia Pisciotta, sorella di Gaspare

«Lasciate mio fratello, dov’è la chiave della tomba?». Arriva urlando al cimitero di Montelepre (Palermo) Rosalia Pisciotta, sorella quasi 90enne di Gaspare Pisciotta, da molti ritenuto l’assassino del bandito Salvatore Giuliano, ucciso il 5 luglio 1950 a Castelvetrano (Trapani). Pensando che oggi dovesse essere riesumata la salma del fratello e non quella di Salvatore Giuliano, come è avvenuto, l’anziana donna è arrivata trafelata, con indosso ancora la vestaglia sotto il cappotto, gridando: «Lasciate in pace mio fratello», ha continuato a dire fino all’ingresso del cimitero. La donna è stata poi accompagnata dai carabinieri all’interno del cimitero dove le è stato spiegato che è la salma di Salvatore Giuliano ad essere riesumata e non quella del fratello.

Stefania Limiti: “Giuliano non morì nel 1950”

«Un uomo dell’Anello mi disse che Salvatore Giuliano non era stato ammazzato nel cortile dell’avvocato Di Maria (5 luglio 1950, ndr), che il bandito era morto molto tempo dopo e che l’operazione era stata gestita dalle spie di questo servizio segreto clandestino». La rivelazione, riportata oggi dal blog di Chiarelletere, è di Stefania Limiti, autrice del volume «L’Anello della Repubblica» che svela l’esistenza di questo servizio segreto clandestino che ha sollevato l’interesse del Copasir, il Comitato di controllo parlamentare sui servizi segreti. L’autrice scrive ancora sul blog:«La rivelazione mi lasciò di stucco: se fosse vera, pensai, la storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi va riscritta. Da allora ho continuato a cercare evidenze, nuove prove a conforto di quel racconto. E molte cose sono emerse dall’ombra, come capita sempre quando si scava. Se avessi scritto allora quella rivelazione, mi avrebbero preso tutti per pazza». «Ma le cose si muovono sempre in questo nostro strano paese: e gli ultimi fatti confortano l’ipotesi più incredibile. La magistratura di Palermo ha avuto coraggio, affrontando un tema non ‘caldo’ ma certamente non slegato anche dalla cronaca più attuale», conclude la Limiti. Quello che certo, per ora, è che nel cimitero di Montelepre all’interno della tomba con la foto di Turiddu, c’è un cadavere, uno scheletro di una persona di sesso maschile, ben conservato. La sua estumulazione è stata propiziata dalle ricerche storiche di due studiosi: Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino.

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