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Vietti: «Senza il controllo del Csm i pm sarebbero mine vaganti»

Il vice presidente del Csm durante una assemblea nel capoluogo pugliese ha criticato fortemente il Governo per il riassetto della magistratura che vorrebbe attuare. Contestualmente ha invocato un  aumento nella spesa per la giustizia e l’assunzione di nuovo personale

BARI – Un secco no alla riforma della giustizia così come la vogliono Berlusconi ed il Pdl arriva da Michele Vietti, vice presidente del Csm ed esponente dell’Udc di Casini.
Intervenendo in un convegno a Bari, Vietti ha detto la sua in merito al ddl costituzionale che dovrebbe cambiare completamente il titolo IV della seconda parte della Carta, quello sulla magistratura. Come annunciato dal Capo del Governo, il provvedimento dovrebbe arrivare a breve in Consiglio dei Ministri ed essere spedito alle camere secondo il normale iter legislativo. Di questo ddl ancora si sa molto poco, ma alcune indiscrezioni rivelano che al centro della riforma non c’è la giustizia, quanto piuttosto i giudici. Separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri (con questi ultimi organizzati attraverso un ufficio e subordinati nell’esercizio dell’azione penale a disposizioni di legge e non più rispetto al criterio dell’obbligatorietà), responsabilità per giudici e pm, inappellabilità delle sentenze di assoluzione e riforma integrale del Csm, sembrano essere i punti su cui il Cavaliere punta maggiormente, con l’obiettivo di sottomettere il potere giudiziario a quello esecutivo, con buona pace di Montesquieu e dello Stato di diritto.

Il pensiero di Vietti
Che il vice presidente del Csm sia contrario alla riforma lo si sapeva già ed oggi non le ha mandate a dire al Governo. «Sono contrario alla separazione delle carriere dei magistrati, tema attualmente molto astratto e surreale, e così alla nascita di due Csm», ha detto Vietti che poi ha argomentato le sue posizioni. «La Costituzione ha fatto scelte forti, incardinando il Pm nella magistratura. Così come è collocato nel nostro ordinamento è partecipe dell’autonomia e dell’indipendenza da altri poteri ed è sottoposto al controllo del Csm. Il Pm – ha aggiunto il vice presidente del Csm – assieme alla magistratura decidente è garante del rispetto della legalità che preserva da tentazioni autoreferenziali o contingenze politiche. Fuori da questo circuito e da queste forme di controllo, il Pm rischierebbe di trasformarsi in una mina vagante».
Rispetto all’obbligatorietà dell’esercizio dell’azione penale Vietti ha aggiunto il pm deve avere il «ruolo di garante della legalità da assicurare sia nelle indagini preliminari che nell’esercizio dell’azione penale, altrimenti si porterebbe acqua alla tesi della separazione delle carriere e dei Csm».

La giustizia ha bisogno di fondi
È entrato anche nel merito della organizzazione della giustizia, esprimendo anche in questo caso pesanti critiche all’azione di Governo. «Le nostre circoscrizioni giudiziarie contano circa 1500 uffici giudiziari e sono il prodotto di una economia di società agricola che viaggiava a cavallo. Servono nuove circoscrizioni e nuovi magistrati. I 1150 posti di cui il ministro Alfano ha annunciato la messa a concorso serviranno a malapena, in 3 anni, a coprire i buchi».
Pochi soldi e mancanza di personale, queste ed altre sono le cause dei ritardi nella giustizia italiana. «Quanto alle sedi giudiziarie disagiate, il Csm ne ha coperto la quasi totalità e per le 12 residue sta concludendo le procedure di trasferimento d’ufficio, una scelta dolorosa ma che va fatta trattandosi di legge da rispettare, che però spesso determina la scopertura delle sedi limitrofe. Il problema della scopertura si risolve solo con l’infoltimento degli organici».
È necessaria una riforma della giustizia, quindi, ma prima di stravolgere la Costituzione bisogna cercare di far funzionare correttamente il sistema attuale, investendo nella giustizia, aumentando gli organici e consentendo a tutti di lavorare meglio. E chissà che non si scopra che la giustizia italiana può funzionare bene

 

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