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ROMA – C’è stato un tempo in cui abbiamo rischiato di diventare davvero il paese delle banane, ma adesso il pericolo maggiore è quello di passare alla storia come la repubblica del “bunga bunga”.

E sinceramente diventa difficile dire quale dei due destini sia peggiore. La notizia del rituale tribale a sfondo sessuale che avrebbe animato le notti del premier Berlusconi, partita in sordina, si è rapidamente trasformata in un ciclone mediatico che, al contrario del suo omologo climatico, rischia di acquisire una forza dirompente col passare dei giorni.
L’espressione “bunga bunga” si è ormai trasformata in un’onomatopea internazionale capace di abbattere tutte le barriere linguistiche, affossando definitivamente la credibilità del nostro Paese che, dopo vent’anni di berlusconismo, tocca i minimi storici.

E così, sui maggiori quotidiani spagnoli, la residenza di Arcore diventa “villa Hardcore”, un sottile gioco di parole che ben rende l’atmosfera a luci rosse che si sarebbe impadronita della magione berlusconiana. Con stoccata finale alla solita strategia del premier: presentarsi come una persona di buon cuore, giunta in soccorso di una povera fanciulla in difficoltà e vittima di una strategia comunista che punta a screditarlo. E se gli spagnoli se la ridono, i cugini francesi di certo non risparmiano sull’ironia. Per il quotidiano d’oltralpe Libération l’episodio di “Berlusconi e la piccola ladra” ha i contorni di un sequel cinematografico sulle avventure erotiche del Cavaliere, che potrebbe trasformarsi in un nuovo scandalo sessuale dopo Noemi e la D’Addario. La politica, insomma, assomiglierebbe sempre di più alla settima arte, ma con un finale ancora tutto da chiarire. Conviene ribadire, infatti, che l’indagine è ancora in corso, che per il momento è inopportuno azzardare conclusioni e che il premier potrebbe addirittura essere parte lesa. Ma non appare affatto inopportuno, invece, citare come parte lesa la nostra stessa immagine internazionale, ormai legata a doppio filo alle ultime vicende pruriginose che rischiano di vedere coinvolta una buona parte della classe dirigente politica italiana.

Non usa mezze parole la stampa inglese, da sempre vigile osservatrice dei costumi politici. Il corrispondente da Roma per il Telegraph, Nick Squires, parla di “soldi in cambio di sesso con una teenager”, indugiando con dovizia di particolari sul nuovo sexgate italiano. E non va meglio oltreoceano: sul celebre Washington Post si riporta la dichiarazione del premier che definisce “spazzatura” una tale notizia, ma poi si ricorda che il “Rubygate” non è il primo scandalo sessuale a pendere sulla sua testa. Del premier Berlusconi si occupa anche il quotidiano asiatico Hindustan Times, che riporta alla luce il divorzio da Veronica Lario e le accuse di quest’ultima sulle frequentazioni di minorenni.
Da Nord a Sud, da Est a Ovest: il “bunga bunga” è ormai presente su tutti i media internazionali. L’avvenente Ruby, pietra dello scandalo, si dice “dispiaciuta per quanto sta accadendo” e per il clima di condanna morale che rischia di abbattersi su chi l’ha semplicemente aiutata “senza chiedere nulla in cambio”. Resta da chiedersi come potesse non immaginare lo scalpore che sarebbe seguito alle sue dichiarazioni.
Ma soprattutto rimane aperta la posizione di Berlusconi: se dovesse risultare parte lesa nell’inchiesta, potrebbe addirittura avanzare una richiesta di risarcimento in sede civile. Ed è un diritto che la legge gli accorda. A quel punto, però, chi risarcirà gli stessi cittadini italiani del danno all’immagine collettivamente patito?

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