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Caso Ruby. Nicole Minetti rischia l’imputazione per abbandono di minore

ROMA – “Sono adeguata al ruolo”, aveva detto Nicole Minetti lo scorso febbraio, quando il premier decise di candidarla nel listino del Pdl alla regione Lombardia.

Ma l’ex soubrette di caffè Colorado, nonchè igienista personale del cavaliere ora rischia di essere accusata per abbandono di minore. La notte tra il 26 e il 27 maggio, infatti, senza alcun benestare del magistrato dei minori le fu affidata la minorenne Ruby, ma una volta usciti dalla Questura, di fatto ognuno andò per la sua strada. Tant’è vero che pochi giorni dopo la giovane Ruby fu condotta nuovamente al Commissariato in seguito ad una lite sfociata con l’amica brasiliana che la ospitava, ma gli agenti quel giorno non riuscirono a contattare la sua affidataria, che oggi
rischierebbe l’imputazione per abbandono di minore in base all’articolo 591 del codice penale.

Ma chi è Nicole Minetti?
Cìè da dire che la sua candidatura fu motivo di aspre polemiche anche all’interno del Pdl. Lei dal canto suo si è sempre difesa dicendo di essere adeguata al ruolo istituzionale che sarebbe poi andata a svolgere al Consiglio Regionale della Lombardia.
Nata 25 anni fa a Rimini, Nicole Minetti arriva a Milano  per fare la specializzazione di Igiene dentale al San Raffaele. Nel frattempo grazie alle sue curve generose entra come soubrette nella trasmissione televisiva Colorado Caffè, (lei dirà per pagarsi gli studi). Poi l’incontro con Berlusconi  quando lavorò come hostess allo stand di Publitalia. Secondo indiscrezioni la Minetti non avrebbe mai nascosto il suo legame d’amicizia con il Cavaliere, dal quale avrebbe ricevuto anche dei regali. Ma forse quello più grande è arrivato con la sua inaspettata candidatura nel listino.

L’articolo 591 del Codice penale
Abbandono di persone minori o incapaci
Chiunque abbandona una persona minore degli anni quattordici, ovvero una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a se stessa, e della quale abbia la custodia o debba avere cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Alla stessa pena soggiace chi abbandona all’estero un cittadino italiano minore degli anni diciotto a lui affidato nel territorio dello Stato per ragioni di lavoro. La pena è della reclusione da uno a sei anni se dal fatto deriva una lesione personale, ed è da tre a otto anni se ne deriva la morte.
Le pene sono aumentate se il fatto è commesso dal genitore, dal figlio, dal tutore o dal coniuge, ovvero dall’adottante o dall’adottato.

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