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ROMA – Nell’agenda dei ministri degli interni e dei trasporti dell’Unione europea, Ue, annotata una riunione straordinaria.

Il tema da affrontare riguarda le problematiche e la sicurezza degli aerei cargo provenienti da Paesi terzi. Una questione questa, che riguarda tutti i 27 Paesi membri dell’Ue e che si è prepotentemente messa in luce dopo il ritrovamento, lo scorso venerdì, di pacchi bomba a Dubai e in Gran Bretagna su voli cargo provenienti dallo Yemen.

 

Voli che erano diretti verso gli USA. La riunione è stata convocata dalla presidenza belga dell’Ue. La questione della sicurezza sarà dunque trattata nel Consiglio Ue affari interni e giustizia previsto per il 7 e 8 novembre  prossimi. Mentre il 2 dicembre prossimo sarà il Consiglio Ue  trasporti a inserirla nel proprio ordine del giorno. Questo venerdì si terrà invece, una riunione del tipo preparatoria per gli incontri ministeriali in programma. Finora, dopo quanto accaduto la scorsa settimana, sono già diversi i Paesi europei, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e Belgio, che hanno deciso di sospendere, a titolo precauzionale, l’autorizzazione all’atterraggio sul proprio suolo dei voli cargo provenienti dallo Yemen. Le autorità di Berlino in particolare, hanno deciso anche di estenderlo ai voli passeggeri. Una sospensione che si associa a quella già attuata da Stati Uniti e Canada. Le misure usate  contemplano anche la posta e saranno valide fino all’8 novembre prossimo.

 

Il provvedimento non è però, piaciuto alle autorità yemenite, che esprimendo rammarico attraverso un suo portavoce ha affermato: “I partner dello Yemen dovrebbero essere al suo fianco per rafforzare il suo impegno contro il terrorismo anziché adottare decisioni che non possono essere lette che come punizioni collettive”. Nel frattempo è venuto fuori che l’invio di pacchi bomba a bordo di aerei diretti verso gli Stati Uniti dallo Yemen era stato preceduto da una sorta di prova generale. Una prova che era avvenuta nella metà del mese di settembre. A rivelarlo nella sua edizione odierna ‘ABCNews’ che cita un alto funzionario americano. Secondo l’emittente statunitense a settembre erano stati intercettati dall’intelligence americana alcuni pacchi partiti dallo Yemen con destinazione Chicago. Gli agenti si erano solo limitati a perquisirli per poi, lasciarli continuare il ‘viaggio’ e non destare sospetti nei terroristi.

 

Dopo la scoperta però, è scattato lo stato di allerta e l’intelligence si è messa al lavoro per individuare i collegamenti del gruppo terroristico a Chicago. La spedizione  era stata eseguita da una persona legata ad al Qaeda. I pacchi contenevano libri, testi religiosi ed un dischetto di computer, ma nessuna sostanza esplosiva. Si trattava, secondo quanto rivela sempre l’emittente, di un invio eseguito per calcolare i tempi impiegati dal pacco per giungere a destinazione e verificare se ci potessero essere problemi e di che tipo. La notizia è stata confermata anche dal ‘New York Times’. Nel frattempo in Yemen oggi è scattata una vasta operazione militare e di intelligence nelle province di Maarib e Shabwa.

 

Lo scopo dichiarato è quello di scovare catturare Ibrahim al-Asiri, l’uomo legato ad al Qaeda e ritenuto il sospetto-chiave dell’intera operazione pacchi bomba, e l’imam radicale americano-yemenita, Anwar al-Awlaki, ricercato anche negli USA. Come se non bastasse a tenere alto l’allarme in tutto il mondo non solo la scoperta di pacchi bomba diretti negli USA e provenienti dallo Yemen. Nella sua edizione odierna il quotidiano francese ‘Le Figaro’ ha rivelato che i terroristi in passato hanno tentato di utilizzare anche cani bomba. Dalle sue colonne il tabloid parigino rivela una vicenda accaduta due anni fa quando nella zona merci dell’aeroporto di Baghdad in Iraq vennero ritrovati morti due cani imbottiti di esplosivo. I due animali erano rinchiusi in gabbie utilizzate per il trasporto aereo di animali e pronti all’imbarco. Il ritrovamento era stato fatto da militari americani e l’autopsia aveva rivelato che le due bestie erano imbottiti di un potente esplosivo collegato ad un detonatore. Sempre secondo quanto rivela ‘Le Figaro’ i servizi di intelligence statunitensi avrebbero mantenuto segreto il fatto e allertato tutti i Paesi alleati, ma con discrezione. Per il quotidiano francese i due cani erano destinati ad esplodere in volo. Il piano però, era stato abortito dai terroristi per la sopravvenuta morte dei cani.

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