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ROMA – E’ stato presentato, come da calendario, il programma di riqualificazione urbana del quartiere romano di Tor Bella Monaca presso l’Auditorium “Ennio Morricone”dell’Università di Tor Vergata.

Ma l’esposizione del Master plan, che prevede la ricostruzione dell’intero quartiere di Tor Bella Monaca, fa scattare il dissenso dei comitati di quartiere, degli studenti e dei cittadini, che hanno accolto il primo cittadino  con cori e striscioni di protesta.
All’iniziativa erano presenti anche  alcuni genitori di Collina degli Ulivi e di Colle Mattia (zone limitrofe al quartiere in oggetto) che denunciano la cessazione immotivata del servizio dello scuolabus.
Presenti all’iniziativa il presidente dell’VIII Municipio Massimiliano Lorenzotti, l’assessore all’urbanistica Marco Corsini, l’assessore ai Lavori pubblici e alle periferie Fabrizio Ghera, il direttore del dipartimento programmazione e attuazione urbanistica Errico Stravato, l’architetto Léon Krier, la governatrice del Lazio Renata Polverini e il sindaco di Roma Gianni Alemanno.  

Tuttavia l’intervento del sindaco non ha lasciato  spazio – come la prassi richiede – al dibattito con i cittadini, ignorando di fatto che i cittadini erano stati convocati dal comune di Roma e avrebbero avuto tutto il diritto di prender parola e quindi chiarire  dubbi e incertezze riguardo la riedificazione del proprio quartiere, senza dover subire passivamente l’enunciazione di un elenco di dati alquanto discutibili.

Tra le altre cose, non è nemmeno troppo chiaro il motivo per cui, tutto il quartiere sia stato costretto a spostarsi con mezzi propri o pubblici, nell’Auditorium dell ’Università di Tor Vergata, quando l’iniziativa si sarebbe potuta tranquillamente  svolgere negli spazi disponibili di Tor Bella Monaca. Ma sono in molto a pensare che ormai la seconda Università romana  sia diventata un organo promotore del governo capitolino.

In ogni caso anche se con molta difficoltà  i cittadini sono riusciti a palesare le preoccupazioni legate al Master Plan. Si è sottolineato a gran voce che, prima di ogni altra cosa, e quindi di creare false aspettative, si deve dare precedenza agli annosi problemi legati allo sviluppo di un quartiere: manutenzione ordinaria di alloggi e aree verdi, lavoro giovanile, assistenza sanitaria, strumenti e servizi sociali e tutto ciò che di basilare deve esserci in un’area abitata.

La confusione diffusa –  ha dichiarato il Coordinamento cittadino di lotta per la casa – è dovuta all’insufficienza di informazioni. Quello che si sa è che il progetto riguarda non solo 14 edifici da ricostruire in aree al momento ignote, ma risulta essere molto più esteso: il Comune intende dividere gli abitanti in tre categorie, gli aventi diritto, gli occupanti senza titolo e gli inquilini con redditi più alti che non hanno requisiti per vivere in un alloggio popolare. Ci si chiede allora quale sia il futuro di ogni categoria e probabilmente viene automatico rispondere che ai primi spetteranno le case popolari, ai secondi lo sgombero, ai terzi l’housing sociale a 500 euro al mese. L’idea comune porta a credere che in mezzo a questa colossale operazione edilizia  ci siano forti interessi di banche e di costruttori romani, pronti a partecipare al bando. Infatti, stando alle cifre rese note, si prevede una spesa complessiva pari a 1,045 miliardi a costo zero per l’amministrazione capitolina. Lavori che secondo le stime avrebbero la durata di 5 anni e produrrebbero 2.500 posti di lavoro. Tuttavia resta un punto fondamentale dal quale scaturiscono dubbi comprensibili tra i cittadini. Sarebbe stato meno costoso sviluppare un progetto di recupero urbanistico e sociale per Tor bella Monaca, invece paradossalmente si opta per alternative alquanto bizzarre, in contro tendenza con le politiche abitative europee. D’altra parte gli stessi cittadini si interrogano preoccupati: “Perchè distruggere per ricostruire invece che recuperare?” E soprattutto, “chi ci guadagnerà da questa speculazione edilizia?”

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