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ISLAMABAD – Strage di fedeli nel Pakistan nordoccidentale dove stamani è avvenuto un attacco terroristico ad una moschea sunnita. I terroristi hanno colpito ancora una volta nel venerdì di preghiera proprio per cercare di ottenere il maggior numero di vittime.

Ad essere stata colpita la moschea di Darra Adam Khel nel villaggio di Akhurwal nella provincia pachistana di confine di Peshawar. Il bilancio ancora provvisorio dell’attentato è di almeno 60 morti e 100 feriti. Tra i morti ci sono anche 11 bambini. Un bilancio destinato a salire in quanto ci sono ancora numerose persone intrappolate sotto le macerie della moschea e molti dei feriti sono gravi. Si tratta del più grave attentato compiuto in Pakistan negli ultimi due mesi.

L’ultimo era avvenuto lo scorso mese di settembre. Allora un attentatore suicida si fece esplodere durante una processione sciita nella città nordoccidentale di Quetta uccidendo 54 persone. A compiere l’ennesima strage sembra sia stato un diciassettenne che nel momento della deflagrazione ha gridato ‘Allah è grande’.

Secondo una prima ricostruzione l’attentatore suicida sarebbe entrato nella moschea dal retro facendosi poi, esplodere in mezzo alla folla di fedeli in preghiera. In quel momento nel luogo di culto islamico vi erano almeno 500 persone. L’uomo bomba indossava una cintura esplosiva di almeno dieci chili di tritolo. Una quantità tale da giustificare il devastante il bilancio dell’attentato.

La potenza della deflagrazione ha anche provocato il crollo di parte dell’edificio che ospitava il luogo di culto sunnita e  ha danneggiato le case adiacenti. Anche se l’attentato è stato rivendicato dai talebani pachistani non è certo che possa essere loro i responsabili. Sono non pochi quelli che danno poco credito alla rivendicazione. Una convinzione basata sul fatto che  la moschea era frequentata da sunniti e non da sciiti o elementi della sicurezza. I ribelli pachistani infatti, negli ultimi mesi hanno colpito soprattutto obiettivi dell’esercito e delle forze di sicurezza locale. Inoltre la moschea di certo era tra quelle che finanziano i miliziani islamici.

La zona dove è avvenuto l’attentato si  trova infatti, in un’area tribale di confine considerata roccaforte talebana. Essa è  anche a ridosso alla Orakzai Agency l’area in cui è in corso da un po’ di tempo una violenta offensiva militare dell’esercito di Islamabad condotta proprio contro le roccaforti dei talebani che controllano l’area. Secondo alcuni invece, l’attentatore potrebbe appartenere ad un gruppo sufi, le cui moschee, negli ultimi mesi, sono state più volte fatte oggetto di attentati da parte dei talebani. Mentre per altri l’attentatore potrebbe essere legato ad una tribù filo governativa anti talebana.

Il villaggio di Akhurwal, dove si trovava la moschea colpita oggi, è infatti, la roccaforte di Wali Mohammad. L’uomo è il leader di  una milizia tribale locale costituita nel 2007 per combattere i talebani pachistani.  Wali Mohammad più volte ha invitato la popolazione a ribellarsi ai ribelli islamici. La casa del leader tribale si trova proprio accanto alla moschea ed è stata parzialmente distrutta dall’esplosione. Anche se le ipotesi non si incrociano la convinzione che non siano stati i  talebani pachistani è comune. Anche perché la zona di Spina Thana, dove è ubicato il villaggio di Akhurwal, è nota come il ‘bazar’ delle armi a cui si riforniscono sia i gruppi integralisti islamici sia le bande di criminali. Il presidente pakistano, Asif Ali Zardari e il primo ministro, Syed Yousuf Raza Gilani hanno duramente condannato l’attentato. Sono ormai tre anni che il Pakistan è investito da un’ondata di attentati terroristici che però, negli ultimi sei mesi, hanno subito un forte balzo in avanti. Finora sono morte almeno 3mila persone, per lo più civili.
Ferdinando Pelliccia

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