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ROMA – Durante i giorni che hanno preceduto alcune recenti manifestazioni il Pd  si è spesso appellato alla libera scelta dei suoi elettori.

Proprio  come successe con la manifestazione della Fiom, occasione in cui il più grande partito dell’opposizione non è riuscito a prendere una decisione politica unanime al suo interno. Oggi invece il segretario Pierluigi Bersani ha annunciato durante il suo intervento dal palco dell’Auditorium della Conciliazione, dove si è svolta l’assemblea dei circoli, una grande manifestazione prevista per il prossimo 11 dicembre. Evento che nasce dalla situazione di stallo in cui è precipitato l’Esecutivo Berlusconi, ma che riflette anche il malessere generale scaturito dai problemi personali del presidente del Consiglio. “Non c’è governo, non c’è una barra del Paese – ha detto Bersani – c’è invece traccheggiamento e tatticismo. Noi  non chiediamo a Fini di fare questo o quello, diciamo una cosa semplice: il Paese va allo sbando, Berlusconi si dimetta. ” E così tra poche settimane il Pd scende in piazza e, come ha riferito il suo leader, non solo per fare la critica al governo, ma anche per parlare di democrazia, lavoro e solidarietà.

Non sono mancate neppure aspre critiche nei confronti della Lega additata da Bersani quale alleata con “quei ladroni che hanno fatto le leggi della cricca”. “A noi – ha detto il segretario – la Lega ci fa un baffo”.
Insomma questa volta il Pd sembra essere deciso a scendere in piazza, anche se le diverse correnti di pensiero fanno presagire che il Pd debba dare un’immagine diversa ai suoi elettori, cioè trovare punti imprescindibili tali da dare quell’impulso positivo per consolidare l’immagine spesso offuscata dall’incapacità di intraprendere percorsi comuni. Cos’ dalla Convention dei Rottamatori del Pd a Firenze arriva un chiaro monito da parte del sindaco Matteo Renzi, fischiato dalla platea romana: “Il Pd – ha detto il primo cittadino fiorentino – è una realtà che deve smettere di guardarsi l’ombelico e provare a lanciare il cuore oltre l’ostacolo. Se io fossi Bersani sarei molto felice di quello che sta avvenendo qui alla Leopolda”. E poi come un fulmine a ciel sereno arriva anche la bordata finale “Siamo stati per anni – ha detto Renzi – a discutere delle nostre vicenducole interne: siamo credibili se riprendiamo la voglia di cambiare non solo le nostre discussioni ma anche il Paese. Penso che, per farlo, occorra una classe dirigente nuova perchè non si può mettere il vino nuovo in botti vecchie. Da Firenze sta arrivando un messaggio di positività e speranza: vorrei che tutti lo cogliessero per quello che è”.

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