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Il provvedimento approvato in Consiglio dei ministri ed è stato fortemente voluto da Mara Carfagna. Ovviamente per le escort di lusso che frequentano Silvio Berlusconi non cambierà nulla

ROMA – Sembra una barzelletta, di quelle tanto amate dal nostro premier. Oppure la variante di un tema percorso dai grandi romanzi della letteratura. L’eroe salva la fanciulla da un bruto che vuole violarne le virtù e poi è lui stesso che vi provvede (come accade nella “Marchesa Von O” di Einrich Von Kleist). Il nostro Governo ha un premier che frequenta centinaia di escort e poi aderisce entusiasta al disegno di legge, portato avanti con lodevole convinzione dal ministro Mara Carfagna, contro la prostituzione. Se quest’ultima non fosse un argomento molto serio, la conseguenza non potrebbe che essere un piegarsi su se stessi per la forza del riso che tale vicenda produce in ogni persona sensata.

Infatti, la cosa ha provocato l’ilarità generale. Paolo Gentiloni, ex ministro delle comunicazioni per il Pd, ha oggi esclamato: “Udite udite il premier ha rafforzato le misure antiprostituzione”. La senatrice radicale Donatella Poretti afferma: “Se non fosse una cosa terribilmente seria sarebbe da morir dal ridere! Mentre il Paese è travolto dai racconti delle prestazioni sessuali e delle tariffe (in alcuni casi fuori mercato) della prostituzione che frequenta gli ambienti di Palazzo Chigi e degli altri Palazzi della cittadella politica, arriva la notizia che il governo approva un decreto in cui la trasforma in reato”. Segue da presso Fabio Evangelisti del partito dipietrista: “Berlusconi intraprenderà una lotta senza quartiere alla prostituzione di strada? Un caso evidente di umorismo involontario. Siamo curiosi di conoscere quali nuove misure saranno previste, invece, per la prostituzione di palazzo, quella di alto bordo che avviene in case di lusso, o meglio ancora in ville da nababbi”. Il Presidente dei Verdi Angelo Bonelli è ancora più caustico: “Come mai il provvedimento di Maroni sull’espulsione delle prostitute non prevede l’espulsione congiunta di Berlusconi- Ruby?”. Mentre, il giorno prima della presentazione del provvedimento antiprostituzione in Consiglio dei ministri, il finiano Italo Bocchino chiosava: “Il ddl approvato dal governo contro la prostituzione è chiuso da due anni nei cassetti, per ragioni che credo tutti possiamo immaginare, e nessuno lo vuole tirare fuori”.

Sembra incredibile, ma è stato lo stesso premier, in conferenza stampa e senza provare alcun motto di riso, ad annunciare che il suo Esecutivo aveva approvato un decreto legge. In realtà, la storia è un po’ più complessa. Nel decreto legge – che, come si sa, entra in vigore subito – la Carfagna avrebbe voluto introdurre il divieto di esercitare il mestiere più antico del mondo in instrada e perfino una sanzione per l’”utilizzatore finale” delle profferte delle lucciole. Berlusconi ne era entusiasta. Poi, qualche piccolo saggio di Palazzo Chigi ha fatto notare al distratto premier che non era proprio il caso di colpire anche chi andava con le prostitute ed ecco che, allora, questa disposizione specifica è stata dirottata verso un disegno di legge successivo (magari per non essere mai approvata).

Chi puniscono le norme che il Governo introduce? Ovviamente le prostitute che esercitano il loro mestiere nelle pubbliche strade, con abiti discinti e che sovente creano non pochi problemi al traffico e all’ordine pubblico.

Non mancano le perplessità. “Colpire chi esercita la prostituzione in luogo pubblico – dice Fiore Crespi, presidente nazionale Anlaids – è come nascondere la polvere sotto il tappeto. Una strategia di questo tipo spingerebbe chi si prostituisce all’invisibilità rendendolo anche meno raggiungibile da tutte le iniziative, messe in campo da molti anni dalle associazioni di lotta all’Aids, per educare alla prevenzione dell’infezione da Hiv e delle altre malattie a trasmissione sessuale».

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